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“Verso l’altra riva”

Gruppo Gesù di Nazaret

Ripensiamo la comunità alla luce della lettera Pastorale del Vescovo:

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Domenica 15 Gennaio è stata presentata la lettera pastorale “Verso l’altra riva” che il Vescovo Francesco ha indirizzato alla Chiesa Agrigentina per l’anno pastorale 2016/2017.

Ci siamo soffermati a riflettere sulle indicazioni che il Vescovo ha voluto “condividere” con noi alla luce dell’icona evangelica della “traversata del lago di Gennesaret” (Mt 14.22-36).

Tanti sono i problemi pratici, scrive don Franco, i fattori culturali e le politiche familiari e personali che stanno compromettendo la serenità e la stabilità della famiglia; egli, inoltre, richiamando l’esortazione di Papa Francesco, l’ Amoris Laetitia, ci ricorda che il “bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa; e dunque, dalla prospettiva familiare, siamo invitati a guardare al contesto delle tensioni sociali e culturali che riguardano la famiglia stessa.

Come i discepoli, che furono invitati da Gesù a precederlo sull’altra riva del lago, anche noi siamo chiamati a ripensare al nostro modo di essere comunità abbandonando le rive delle nostre parrocchie e dei nostri gruppi per aprirci sempre più al territorio che è “ il termine ultimo dell’azione pastorale della Chiesa”.

Raggiungere l’altra riva significa assumere un nuovo modo di essere, di pensare e di agire che ci permetterà di “diventare compagni di viaggio” di quanti ci vivono accanto e difronte ai quali, proprio perché presi da altri interessi, passiamo distratti.

Siamo chiamati a “risalire sulla barca”, immagine della Chiesa, consapevoli che senza Gesù non si va da nessuna parte, senza di Lui si “rischia di sprofondare nel mare della storia”; e salendo sulla barca cesserà “il vento” contrario delle difficoltà che ostacolano il nostro cammino e solo con la riscoperta quotidiana del Battesimo la nostra fede, spesso “abbozzata”, “incerta”, “vacillante”, “accomodante”, “personalistica” che pensa di poter fare a meno della comunità, diventerà una fede “matura”, “certa”, “completa”.

Siamo invitati a compiere “una nuova traversata” a divenire “chiesa in uscita” ed approdare nelle “rive” delle nostre strade, dei nostri quartieri, dei nostri condomini per incontrare chi è lontano e aspetta di essere cercato.

“Questa la nostra missione, questo il nostro modo di essere discepoli, questa la nostra sfida di essere Chiesa”.

Giuseppe Cacciato

 

Festa della Pace 2017

 

Rns Seminario di Vita Nuova 2017

 

Ciao Padre Curto

 

“Sono uscito dal Padre, sono venuto nel mondo,

ora lascio il mondo e ritorno al Padre” (Gv16,28)

padre_curto Ricordiamo con affetto il nostro parroco e amico don Calogero Curto che oggi è ritornato alla casa del Padre. Sacerdote zelante, ha amato intensamente la “sua Racalmuto” ed è stato amato, stimato e apprezzato da tutti.

Un autentico messaggero di Cristo che ha esercitato il suo ministero con inesausto entusiasmo. Ha dato il meglio di se stesso; innamorato della sua Parrocchia e dei suoi parrocchiani. Devotissimo alla Madonna delle Grazie ha speso, per tanti anni, tantissime energie per fare in modo che la festa fosse sempre più bella e sontuosa.

Amico dei giovani ne ha curato la formazione nell’oratorio intitolato a Papa Giovanni XXIII.

Visitava, finché ha potuto, gli alunni e gli studenti delle Scuole girando per le classi.

Particolarmente vicino agli anziani, che chiamava scherzosamente “i miei nonni”, e alle persone sole.

Quanti ricordi ci toccano profondamente, quante cose potremmo e vorremmo dire: ci restano in eredità il suo sorriso, i suoi sogni, i suoi ideali, i suoi desideri profondi.

“Signore misericordioso, che al tuo servo don Calogero, nel tempo della sua dimora tra noi, hai affidato la tua Parola e i tuoi Sacramenti, donagli di esultare per sempre nella liturgia del Cielo”.

Giuseppe Cacciato

 

Seminario di Vita Nuova Rns

 

Quarantore a Racalmuto 2017

 

Presentazione lettera Pastorale

 

Auguri

 

Catechesi in preparazione al Natale

 

Natale 2016

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Natale 2016

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Natale 2016

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Natale 2016

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Adorazione Eucaristica Comunitaria 2° giovedi Chiesa Del Carmelo

 

Catechesi sotto le stelle

Catechesi sotto le stelle

Quello che si è svolto la sera del 2 agosto, presso l’atrio della casa di riposo di Racalmuto, ha voluto essere un incontro particolare e sommamente sentito atto a completare un anno assai denso di avvenimenti  del gruppo Gesù di Nazaret.

L’incontro, denominato Catechesi sotto le stelle, ha avuto come argomento portante l’episodio narrato nei vangeli de  Le nozze di Cana.

Il miracolo alle nozze di Cana, questo primo “segno” della misericordia, dell’amore del Padre, al di là del racconto di un miracolo dove ogni parola e gesto svelano l’intero mistero di Cristo e il suo legame d’amore con la Chiesa e i discepoli, da avvio al ministero pubblico di Gesù il quale, si manifesta come lo "sposo del popolo di Dio" che "rivela la profondità della relazione che ci unisce a Lui", in “una nuova Alleanza di amore”, come ha evidenziato Papa Francesco in una delle sue udienze. Gesù si rivela come il Messia, lo Sposo delle nozze, l'instauratore di una nuova alleanza. Egli versa il vino nuovo, il “buon vino tenuto in serbo fino a questo momento”, cioè riservato da Dio per gli ultimi tempi. Per la sua abbondanza e la sua qualità, questo vino è l'immagine del dono di Dio e del rinnovamento di tutte le cose nel Cristo.  Maria nel racconto ha un posto a parte ma molto importane: stando vicina a suo figlio, essa indica e apre agli uomini, attraverso la sua fede, la sua obbedienza e il suo abbandono, le nuove vie della vita e della salvezza.

Numerosissimo il pubblico che ha ascoltato con attenzione e dovizioso silenzio la spiegazione dell’episodio di Cana magistralmente condotta da Giuseppe Cacciato. Momento di particolare attenzione e partecipazione emotiva è stata anche la testimonianza/riflessione di suor Mariateresa Murgano la quale ha attraversato delicatamente quel terreno che dovrebbe portare ogni essere vivente a “essere cristiani, uomini e donne appassionati della vita”. Parecchi gli interventi e le riflessioni fatti dall’attento pubblico sostenute dai sacerdoti Don Diego e Angelo Martorana.

Voglia essere questa novità di incontro in una sera di piena estate, l’apripista per tante altre e nuove attività che attraverso la conoscenza, la scoperta e la riflessione diano nuovi spunti e momenti di preghiera alla grande famiglia di Cristo.

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Patrizia Melone

 

Rinnovamento nello Spirito ripresa attività

 

Raduno Scout alla Valle dei templi

Centenario dello Scoutismo Cattolico, Zona Concordia e Zona Torri

scout_4 Sono passati ben 100 anni dalla fondazione dello scautismo cattolico in Italia, avvenuto a Roma nel 1916 da parte di Mario di Carpegna.

Tra i festeggiamenti per il centenario avvenuti un po'  in tutta Italia, gli scouts della provincia di Agrigento, della zona Concordia e della zona Torri, hanno scelto di radunarsi Domenica 5 Giugno 2016 alla Valle dei templi. All'interno di una culla storica e culturale, del fiore all'occhiello della provincia di Agrigento, di tutta la Sicilia e non solo, duemila ragazzi in uniforme accomunati da un'unica promessa, si sono incontrati per trascorrere l'intera giornata insieme. Nell'arco della mattinata, ogni gruppo scout ha avuto libero accesso alla Valle,  mentre il pomeriggio è stato trascorso all'insegna di canti e giochi che hanno ripercorso i cento anni dello scoutismo cattolico. La giornata si è conclusa con la  Santa Messa celebrata dal Cardinale Francesco Montenegro.

Consapevoli di aver partecipato ad un'esperienza unica piena di emozione, conoscenza e condivisione, ci riteniamo fortunati di averla vissuta.

I festeggiamenti per il centenario ci hanno reso colmi di gioia, ci hanno fatto sentire parte attiva ed integrante di una grande famiglia.

La Squadriglia Volpi, Gruppo Scout Agesci  Racalmuto 1

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Adorazione Vocazione Festa Madonna del Carmelo

 

Catechesi sotto le stelle

 

Incontri Gruppo Gesù di Nazareth

Santi nella vita quotidiana,
testimoni di Misericordia.
foto_3 Si è tenuto il 10 Giugno, in una bella serata d’estate, presso l’Oasi Sacra famiglia, l’incontro conclusivo del gruppo Gesù di Nazaret che ha visto la partecipazione straordinaria di don Giuseppe Argento.

La serata si è articolata in due distinti momenti: nel primo, i protagonisti sono stati alcuni membri del gruppo che hanno portato la loro personale testimonianza circa la partecipazione a questo comune cammino di fede. Sono intervenuti “vecchi” componenti che hanno confermato e rinnovato il piacere di condividere in questo gruppo momenti di crescita culturale e spirituale, e “nuove leve” che da poco tempo hanno sperimentato l’ inaspettato compiacimento di partecipare agli incontri.

Dopo questo momento di condivisione e scambio, la parola è passata all’ospite della serata che ha tenuto una catechesi dal titolo “Santi nella vita quotidiana, testimoni di Misericordia”.

Don Giuseppe Argento ha focalizzato l’attenzione sui tre verbi dell’anno santo: vedere, fermarsi, toccare. Il vedere al modo di Gesù equivale al sentire le ferite; ma il vedere da solo non basta, se poi passiamo oltre: occorre fermarsi per essere attenti alle necessità del prossimo, stare accanto e toccare con mano.

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Per vivere al meglio l’anno della Misericordia il Papa ci propone delle tappe ben precise. La prima è quella di non giudicare, non spetta a noi ma solo al Padre nostro. La seconda è perdonare, in ogni circostanza, per raggiungere la pace del cuore, perché il rancore fa più male a chi lo porta. Poi, aprire il cuore alle più disparate periferie esistenziali facendo attenzione a non cadere nell’indifferenza. Infine, ma non meno importante, sopportare pazientemente le persone moleste cercando sempre di cogliere dagli altri il lato migliore.

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Grest 2016

 

Riflettendo sotto le stelle 2016

 

Cenacoli di evangelizazzione RNS 2016

 

Adorazione Eucaristica al Santuario Maria SS del Monte

 

Veglia Pentecoste 2016

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Consulta Pastorale Giovanile

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incontri Gruppo Gesù di Nazareth

Due discepoli sulla strada di Emmaus

Apriamo la porta del cuore,
Egli dimorerà in noi e noi in Lui e non sarà più sera.

discepoli_di_emmaus Nell’incontro conclusivo di domenica 10 Aprile, il gruppo Gesù di Nazaret ha approfondito la lettura di un brano molto significativo del Vangelo di Luca, “Due discepoli sulla strada di Emmaus”. Un misto di passioni, forti e contrastanti, si fondono armoniosamente in questo passo del Vangelo, da molti studiosi interpretato sotto diversi punti di vista.

“In quello stesso giorno” con cui si apre il brano racchiude, in realtà, un lasso temporale più lungo, riferendosi al periodo che andava dalla Resurrezione, all’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus,  all’incontro con gli apostoli riuniti nel cenacolo sino al momento in cui affida loro la missione e infine alla sua Ascensione. Ma Gesù Risorto è eternamente presente ed il tempo non assume più significato alcuno.

I due discepoli di Emmaus, Cleopa l’uno e sconosciuto l’altro, possibile riflesso di ciascuno di noi, lasciano la città santa per tornare alla loro vita quotidiana.

Sono amareggiati e delusi e discutono animosamente degli avvenimenti accaduti nei giorni precedenti quando vengono interrotti da Gesù in persona. Ma “impadroniti” dalle proprie emozioni ed “impediti” nella vista non lo riconoscono, anzi si meravigliano della domanda di questo forestiero, l’unico in quel momento a non conoscere i fatti avvenuti.

Ancora una volta, come fece anche con la Samaritana, Gesù prende l’iniziativa e si fa avanti nei momenti in cui più ne abbiamo bisogno: i discepoli sono disorientati, oltre che delusi, e si stanno allontanando da Gerusalemme per tornare alla vita di sempre, ma ecco Gesù intervenire per riportarli sulla giusta strada. Spiega loro le scritture passo passo ed il loro volto, prima scuro, pian piano comincia ad illuminarsi così come il cuore riprende ad ardere.

Giunti in prossimità del villaggio, Gesù fa come per andare avanti , ma i discepoli lo pregano di restare. Finalmente a tavola, nella frazione del pane, lo riconoscono: Gesù sparisce dalla loro vista, ma stavolta senza indugio decidono di tornare a Gerusalemme per testimoniare che è risorto!

Anche noi, presi dalla nostra quotidianità e diretti verso i nostri tantii “Emmaus”, spesso non riconosciamo Gesù nelle diverse sembianze con cui si presenta. Per questo dobbiamo far nostra la parola del Vangelo ed imparare a metterla in pratica, avendo sempre la consapevolezza che Gesù ci viene in aiuto proprio quando ci smarriamo. Se apriamo la porta del cuore, Egli dimorerà in noi e noi in Lui e non sarà più sera.

Lucia Cino

 

Gruppo Scout Zona Concordia Elegge la nuova responsabile

La nuova Responsabile di Zona del gruppo Agesci
"Zona Concordia"
E' la nostra Mara Adile

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Si è svolta lo scorso 2 e 3 Aprile a Sciacca l’Assemblea di Zona, evento che si convoca, in genere, due volte l’anno e che chiama tutti i capi censiti in zona a partecipare al primo livello della vita associativa dello scoutismo AGESCI.

La nostra Zona, denominata “Zona Concordia”, è composta dai capi dei 17 gruppi presenti nella provincia di Agrigento e consta di circa 1200 soci, fra capi, assistenti ecclesiastici e ragazzi educandi.

12524243_1009736905728937_6294715308948166409_n L’assemblea costituisce un organo essenziale per l’organizzazione democratica della nostra associazione, essa è occasione di confronto fra i capi in continua crescita formativa, il momento in cui si discutono gli orientamenti di politica associativa del livello nazionale,durante l’assemblea si approvano i bilanci, si crea un Progetto di Zona e inoltre è proprio l’Assemblea che elegge i Responsabili di Zona maschile e femminile, coloro cioè che rappresentano la Zona e curano i rapporti fra i gruppi e fra la zona e le altre realtà.

Proprio durante questa ultima assemblea noi capi siamo stati interrogati su chi volessimo come Responsabile di Zona femminile, in particola fra due candidate una delle quali era la nostra Mara Adile.

Non sono di certo mancati momenti di ansia e tensione, ma adesso noi della Comunità Capi del Racalmuto 1 siamo lieti e fieri di comunicare che la nostra Mara è stata eletta a Responsabile di Zona.

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Noi capi abbiamo fin dal primo momento sostenuto con gioia e decisione la scelta di Mara di mettersi ancora una volta in gioco e di spendersi per ciò in cui crede e noi tutti crediamo, però non per questioni di parte, ma perché siamo sicuri che la nostra Mara possa vivere, e non solo rivestire, questo ruolo, e perché sappiamo che lei sarà in grado di portare l’entusiasmo e la voglia di fare che la contraddistinguono alla nostra zona, grazie alla passione che mette in tutto ciò che fa.

Pensiamo che il fatto che la scelta sia ricaduta su un membro della nostra Comunità Capi, è indice in primis che l’operato di Mara è stato giudicato, per citare la Legge Scout, meritevole di fiducia, ma anche che l’impegno e gli sforzi che noi tutti abbiamo speso per far crescere questo gruppo hanno portato ad un così bello e importante  traguardo.

Noi della Comunità Capi del Racalmuto vogliamo infine augurare a Mara uno splendido mandato, ricco di soddisfazioni e di bei lavori, sicuri che farà sempre del suo meglio.

 

Roveto Ardente RNS ospedale San Giovanni di Dio

Giubileo della misericordia:

Una missione per il RnS

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La comunità del RNS “Gesù è la Gioia”, all’interno delle iniziative giubilari dell’Anno Santo, Sabato 09 Aprile 2016, presso la Cappella dell’Ospedale San Giovanni di Dio, ha vissuto uno straordinario momento di Preghiera, davanti a Gesù Eucarestia, per sostenere le persone ammalate, i loro familiari e tutto il personale che presta servizio in Ospedale e i volontari. L’iniziativa è stata approvata con grande gioia dal Cappellano Don Saverio Pititteri, che oltre ad avere accolto gli oltre 100 partecipanti, ha presieduto ed animato insieme ai conduttori della preghiera ed alla Corale, il sentito momento di adorazione. Toccante ed emozionante la visita agli ammalati nei reparti, prima dell’adorazione, fatta da alcuni fratelli della comunità.
Visitando i luoghi Giubilari, Don Saverio, ha ricordato all’assemblea che è possibile lucrare le indulgenze, per cui ne ha celebrato il rituale.

DSC01731_Copia «Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre».

Così si apre la “Bolla di indizione del Giubileo  straordinario della Misericordia” Misericordiae vultus, fortemente voluto da Papa Francesco come “via di rinnovamento spirituale per questo nostro mondo”.

Ogni Giubileo, infatti, è l’esplicitazione contemporanea ed efficace di quanto annunziato da Gesù a Nazareth: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi; a proclamare l'anno di grazia del Signore » (Lc 4, 18 - 19)

.Si, è proprio «Gesù di Nazareth (che) con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la

misericordia di Dio » (Mv, 1).

Noi crediamo che lo Spirito Santo invii anche “noi”, discepoli del Maestro e Signore Gesù, membri del Rinnovamento nello Spirito: corrente di grazia che scaturisce dal “cuore misericordioso di Dio”,

«lavacro di rigenerazione che rinnova nello Spirito» (cf Tt 3, 5) e che scorre per i «poveri, prigionieri, ciechi  oppressi » che già sono in mezzo a noi e ai quali  «lo Spirito del Signore» ancora ci manda.

 

Incontri Gruppo Gesù di Nazareth


Le opere di misericordia spirituali


logo_giubileoNell’incontro di domenica 28 febbraio il gruppo Gesù di Nazaret ha intrapreso lo studio delle opere di misericordia.

Si tratta di quelle azioni umane  caritatevoli con cui soccorriamo il nostro prossimo nelle necessità spirituali e corporali, che ci permettono di cancellare la pena compiendo la volontà di Dio. Esse ci consentono, inoltre, di avanzare nel nostro cammino verso il cielo rendendoci più simili a Gesù.

Delle opere di misericordia spirituali troviamo la fonte nella Bibbia e negli insegnamenti di Gesù.

La prima tra queste è consigliare i dubbiosi: far emergere la risposta che è nel cuore di chi ha il dubbio, suggerendo delle possibilità a cui non aveva pensato. Il consigliere deve immedesimarsi nella sofferenza dell’altro senza forzare la sua volontà o convincerlo in qualche modo; il consigliato, d’altro canto, pur fidandosi del suo fratello, deve scegliere autonomamente.

La seconda opera prevede di insegnare agli ignoranti: evangelizzare la parola di Dio con il presupposto di conoscere le scritture, avere la fiducia della grazia ed essere docili al suo servizio.

La terza opera di misericordia spirituale, ammonire i peccatori, si riferisce al difficile, seppur necessario, compito di correggere i fratelli nell’errore; la correzione fraterna deve essere effettuata con umiltà e dolcezza, e, alla fine, essa gioverà sia a chi la riceve che a chi la effettua.

Anche il consolare gli afflitti rappresenta per i cristiani un dovere morale. Sull’esempio di Dio Padre, che consola il suo popolo con la sollecitudine di un pastore e con la tenerezza di una madre, noi tutti siamo tenuti ad aiutare i fratelli  a superare situazioni di  profondo dolore e tristezza.

A maggior ragione, come popolo di Dio, abbiamo il dovere di perdonare le offese. Gesù stesso ha detto: “Amate i vostri nemici  e pregate per i vostri persecutori”. Solo perdonando chi ci ha offeso potremo godere del perdono celeste.

La nostra saggezza deve inoltre guidarci nel sopportare pazientemente le persone moleste, cercando di dominare le nostre emozioni di fronte a persone e situazioni poco piacevoli.

L’ultima, ma non meno importante, opera di misericordia spirituale è pregare Dio per i vivi e per i morti. Noi tutti, membri della chiesa peregrinante, dobbiamo pregare Dio oltre che per i fratelli in vita, anche per le anime dei defunti (chiesa purgante) affinchè  un giorno possiamo contemplare insieme, come chiesa trionfante, il volto del Padre Nostro.
Lucia Cino

Le opere di misericordia corporali
(
Incontro del 20 marzo 2016)

Nell’anno dedicato al Giubileo della Misericordia, in quanto cristiani e membra vive della Chiesa, dobbiamo fermarci a riflettere su quelle che sono le opere di misericordia corporali e su come attivarci quotidianamente affinché la nostra vita, ogni nostro piccolo gesto, ogni nostro piccolo pensiero,  ogni nostra piccola azione  siano  sempre testimonianza della presenza di Dio e del suo incommensurabile Amore verso tutti gli uomini, nostri fratelli.

Cominciamo con il ricordare quali sono le opere di misericordia corporali ricorrendo come punto di riferimento a quello che ha detto Gesù in MT 25, 31-46; queste sono sette e sono in ordine:

  1. Dare da mangiare agli affamati
  2. Dare da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i pellegrini
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7. Seppellire i morti.

Ciascuna di queste opere di misericordia corporali ha un’importanza fondamentale nella vita di ogni cristiano; non si limitano semplicemente nel fatto naturale di pietà e commiserazione che nasce naturalmente dal cuore dell’uomo nei confronti di un fratello più povero o differente ma diventano un atto di accoglienza, condivisione, solidarietà, compartecipazione, divisione delle cose, comunione con l’Altro.

La Misericordia deve diventare costume di vita e non gesto occasionale per tenere silenziose le nostre coscienze; non deve portarci semplicemente ad offrire del cibo, dell’acqua o dei vestiti che abbiamo in più ma deve portarci a condividere quello stato di cose che vive il fratello più sfortunato: dobbiamo, insomma, fare riferimento a quella misericordia che Cristo ha verso gli uomini e che è stata e continua ad essere la condivisione.

Avere Misericordia non significa solo condivisione ma anche accoglienza e solidarietà; ecco perché il cristiano è chiamato in primis a diffondere la cultura dell’accoglienza con quelli che sono i nuovi “pellegrini” della storia: immigrati, profughi, disperati, emigrati, uomini e donne che non sono solo “portatori di bisogni” , bisognosi di un alloggio ad esempio, ma “portatori di valori”, usi, tradizioni che diventano fonte di ricchezza per la comunità che li accoglie, che da loro un alloggio e che così diventa solidale.

Visitare gli infermi, i carcerati, seppellire i morti spesso diventano delle azioni quasi passate nel dimenticatoio della vita frenetica quotidiana. Ma è proprio in questi posti di solitudine, morte, rabbia, sofferenza, abbandono che Gesù dà appuntamento ai cristiani. Nei cimiteri, nel  seppellire i morti Gesù si fa presente e ci ricorda che anche la morte deve essere accolta alla luce della fede cristiana quella Fede che ci dice che la nostra opera di misericordia verso i fratelli che hanno lasciato la vita terrena altro non è che un atto di passaggio, un accompagnarli al loro incontro definitivo con Dio.

In qualsiasi cosa che facciamo o viviamo in quanto cristiani possiamo trovare opere di misericordia corporali e/o spirituali. Nella visita ad un ammalato o ad un carcerato c’è un’enorme atto di accoglienza e solidarietà;  quell’accoglienza e solidarietà che porta alla comunione con i fratelli che è il passaggio necessario verso la comunione definitiva e gloriosa con Dio. E in questo incontro con Dio saremo giudicati sull’amore e sui modi che abbiamo avuto per esercitare la carità fraterna che sta alla base del messaggio di Gesù:”Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Patrizia Melone


 
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