LE VIRTU’ TEOLOGALI

LA FEDE: abbandonarsi nelle mani di Dio senza riserve e con infinita fiducia

immagineNell’incontro tenutosi domenica 19 Aprile, il gruppo Gesù di Nazareth, avendo precedentemente affrontato il tema delle virtù cardinali, ha intrapreso lo studio delle virtù teologali.

A differenza della Prudenza, della Giustizia, della Fortezza e della Temperanza, che sono proprie di ogni uomo onesto, e quindi anche pagano, le virtù teologali (Fede Speranza e Carità) vengono infuse direttamente da Dio nell’animo umano e caratterizzano l’agire morale del cristiano.

In particolare, tra le virtù teologali, oggetto di studio del nostro incontro è stata la fede.

Sono diversi gli interrogativi che ci poniamo circa la fede:

  • Cos’è la fede nella nostra vita?
  • Perché credere?
  • Quali difficoltà incontriamo nel nostro cammino di fede?
  • Come vincere tali difficoltà?

Ebbene, la fede consiste nell’abbandonarsi nelle mani di Dio senza riserve e con infinita fiducia; è il nostro “sì” a Dio che si rivela, ci parla, si presenta a noi.

La fede è la sostanza che pervade tutte le cellule della nostra esistenza; senza di essa rimarremmo immersi nel peccato, nell’incredulità, nella non conoscenza di Dio.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci propone di credere in Dio perché Egli è la stessa Verità, una verità infallibile perché basata su segni certi: tutta la vita di Gesù e la storia della salvezza. Noi accogliendo tale invito compiamo un atto di fede che ci fa entrare in comunione con il Signore Gesù e ci apre alla vita divina.

Abbiamo, inoltre, appurato come le difficoltà che incontriamo nel nostro cammino di fede siano e di ordine intellettuale e di ordine sentimentale. Le prime scaturiscono da un processo intellettuale che ci porta a chiedersi se sia davvero ragionevole credere e dire sì a realtà più grandi della nostra capacità di comprensione. In tal caso, leggere la Parola di Dio e approfondire la Scrittura sono gli unici modi per superare e contrastare i nostri turbamenti.

Le seconde, invece, riguardano il nostro “silenzio di Dio” in determinate circostanze, il deserto interiore che ci porta a credere di non sentire più niente. In realtà di fronte a queste difficoltà la fede non diminuisce, anzi si purifica perché comprendiamo che Dio è sempre al di là dell’esperienza sensibile,  non possiamo identificarlo con i nostri sentimenti e i nostri gusti. Allora la nostra fede diventa più autentica e perseverando nel deserto arriveremo a scoprire il vero volto di Dio.

In definitiva, il buon cristiano deve pregare insistentemente per nutrire la propria fede e condurre una vita quanto più conforme al Vangelo.

Lilly e Lucia Cino

 
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