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Febbraio 2010

Trasfigurarci in Cristo Gesù

Domenica 28 Febbraio 2010 08:04

domenica 28 febbraio 2010 II DOMENICA di QUARESIMA Vangelo Lc 9,28-36

quaresimaLa trasfigurazione di Gesù Cristo è un grande insegnamento per noi, giacché anche noi dobbiamo trasfigurarci per Lui ed in Lui in novelle creature. Egli ci ha già redenti e la sua misericordia ci ha arricchiti, ma noi dobbiamo accoglierla e renderla vita della nostra vita per i Sacramenti, e soprattutto per la SS. Eucaristia. L’Altare e il monte sul quale dobbiamo ascendere pregando e dove, ricevendo dobbiamo trasfigurarci.

quaresima Egli viene in noi e ci trasfonde la sua vita; in quei preziosi momenti noi rifulgiamo innanzi a Dio, e, se potessimo scorgere sensibilmente quello che accade in noi, ci vedremmo tutti luce e splendore in un mondo che giace perennemente nella notte del peccato. Le nostre potenze interne sono e dovrebbero essere testimoni e adoratrici del prodigio di amore che in noi si compie, ma dolorosamente sono come assonnate, e poco o nulla se ne accorgono. Occorre risvegliarle perché sappiano farsi vivificare ed attirare soprannaturalmente. A somiglianza di Pietro, il nostro durissimo cuore pretende solo un tabernacolo di felicità ed accoglie Gesù nella speranza di beni terreni; ma, come Pietro, il nostro cuore non sa quello che desidera e dice, perché non pensa che noi non siamo di questo mondo.

O mio Signore, traimi sempre dove Tu vuoi, fa’ che io compia ciò che a Te piace, inebriami della tua Volontà e rendimi in essa novella creatura rifulgente del tuo amore.
di (Don Dolido Ruotolo)

I Giovani animano la prima Via Crucis Cittadina

Sabato 27 Febbraio 2010 17:00

via crucis Venerdì 26 Febbraio, La Via Crucis cittadina, animata dalla Consulta di Pastorale Giovanile, ha fatto vivere intensi momenti di Comunione tra le comunità parrocchiali della Città di Racalmuto. L’affollatissimo corteo si è mosso alle ore 18:45 dalla Chiesa Madre, ed attraversando le vie ed i vicoli del Centro storico della Città, si è diretto verso la Chiesa Madonna della Rocca. La Croce è stata portata dai Cresimandi che il prossimo 28 Aprile riceveranno il Sacramento della Cresima.

via crucis Ha presieduto la Via Crucis l’Arc. Don Diego Martorana. Don Luigi Mattina, ha rivolto ai giovani, prima della benedizione con la reliquie della croce, un messaggio di speranza, fiducioso che la nostra comunità è ricca di giovani, che credono nei valori veri, e malgrado i cattivi modelli che ci offre la società, si sforzano di seguire la sequela di Gesù Cristo.

Fotogallery

Siete lì (Madre Teresa, ai giovani)
Oggi fra i giovani del mondo, Gesù vive la propria passione nei giovani sofferenti, affamati, handicappati... in quel bambino che mangia un pezzo di pane, briciola dopo briciola, perché sa che, quando quel tozzo di pane sarà finito, non ce ne sarà più e avrà di nuovo fame.
Ecco una stazione della Via Crucis. Siete lì con quel bambino?
E quelle migliaia che muoiono, non solo per un tozzo di pane, ma per un po' d'amore, di considerazione...
Ecco una stazione della Via Crucis. Siete lì?
E quando i giovani cadono, come Gesù è caduto più e più volte per noi, noi siamo lì come Simone il Cireneo, a risollevarli, a prendere su di noi la croce? I barboni, gli alcolizzati, i senzatetto vi guardano. Non siate come quelli che guardano senza vedere. Guardate e vedete.
Possiamo iniziare a percorrere la Via Crucis, passo dopo passo, con gioia.
Gesù si è fatto pane della vita per noi. Abbiamo Gesù, sotto forma di pane della vita a darci forza.

via crucis via crucis

 

Incontro di preparazione al matrimonio

Venerdì 26 Febbraio 2010 08:35

Martedì 23 Febbraio, si è tenuto nel salone della casa si riposo di Racalmuto il l’incontro di preparazione al matrimonio. All’incontro ha partecipato il Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Agrigento mons. Melchiorre Vutera, che ha relazionato sul “Sacramento del Matrimonio”.

All’incontro oltre ai giovani fidanzati, era presente don Diego Martorana Arciprete di Racalmuto e il Vicario Parrocchiale don Michele Termine.

Don Melchiorre, in sintesi, ha spiegato che per vivere pienamente l'amore, la Chiesa cattolica richiede quattro "pilastri":

  • la libertà: ognuno dei fidanzati deve essere pienamente libero al momento del suo matrimonio
  • la fedeltà: si promettono fedeltà e questa promessa è fonte di reciproco affidamento.
  • l'indissolubilità: si sposano per tutta la vita, poiché il matrimonio crea un legame sacro tra gli sposi.
  • la fecondità: accettano di essere aperti alla vita e di accogliere con amore i figli che metteranno al mondo.

In alcuni casi ai cattolici può venire concesso un’ annullamento. Esso non consiste in una specie di divorzio religioso, in quanto la Chiesa Cattolica considera il matrimonio come indissolubile, ma nel constatare da parte della legittima autorità canonica costituita (tribunale) che il matrimonio non è mai esistito, in quanto mancavano quelle che la Chiesa Cattolica ritiene condizioni essenziali perché si possa celebrare una matrimonio valido: ad esempio, uno o entrambi i coniugi negavano in partenza qualcuna delle proprietà essenziali del matrimonio (esempi: indissolubilità, unicità, procreazione), oppure uno o entrambi dei coniugi non erano in grado per qualche motivo di assumersi tutte le responsabilità e i doveri legati al contrarre matrimonio (esempi: immaturità psicologica o affettiva; incapacità di intendere e di volere; mancanza di libertà, costrizione da parte dei genitori.

Con l'annullamento, Religione e Stato spesso applicano regole differenti, nel senso che una coppia, ad esempio, potrebbe ricevere un divorzio dallo Stato ma non avere il matrimonio annullato dalla Chiesa Cattolica, perché lo Stato non è d'accordo con la Chiesa sul fatto che l'annullamento possa essere concesso in un particolare caso. Ciò produce il fenomeno dei cattolici che ottengono l'annullamento dalla Chiesa simultaneamente al divorzio concesso dallo Stato, permettendo all'ex coniuge di sposare un'altra persona sia per la Chiesa che per lo Stato.

Lo scioglimento del matrimonio religioso ha effetto immediato dopo la sentenza del tribunale canonico. Lo scioglimento del matrimonio religioso con l'istituto del divorzio non è permesso: la Chiesa dichiara che ciò che Dio unisce, l'uomo non può dividere. Di conseguenza le persone che ottengono un divorzio civile sono ancora considerate sposate agli occhi della Chiesa Cattolica, che non consente loro di celebrare un nuovo matrimonio religioso, anche se possono contrarre un matrimonio civile.

L’incontro si è concluso positivamente, con un’attenta partecipazione dei fidanzati.

La Quaresima tempo di conversione

Venerdì 26 Febbraio 2010 08:04

Invitiamo tutti i gruppi a vivere un momento di Comunione

gesùLa Quaresima sia un tempo di conversione, riflessione e rinnovamento nel corpo e nello spirito e buona preparazione alla Santa Pasqua. Approfittiamone.

SABATO 27 FEBBRAIO ORE 19:15 
saloncino della Casa di Riposo 
Catechesi con Don Cristian Prestianni.

Invitiamo tutti a partecipare alla Catechesi, Le Famiglie, I Consigli Pastorali, I Catechisti i resp. di gruppo i ministri straordinari dell’eucarestia e tutti gli operatori di Pastorale.

Con l’augurio di una buona Quaresima I vostri Sacerdoti.

Chi è Don Cristian Prestianni

Nato ad Avigliana (TO) il 27 luglio 1971, ha emesso la professione religiosa perpetua nella Congregazione dei Padri Vocazionisti a Pianura di Napoli il 20 Settembre 1994.
Ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dove è stato ordinato sacerdote il 15 Maggio 1997. Dal 1996 al 1997, nella medesima Università, ha approfondito gli studi di Teologia Morale con attenzione ai problemi della Bioetica.
Ha svolto il suo ministero pastorale come animatore vocazionale nelle case di formazione del Vocazionario di Pianura di Napoli e del Noviziato di Anagni (Fr) dal 1997 al 2000. Nel 2001 è stato nominato vicario parrocchiale della Chiesa S. Felicita e Figli Martiri in Roma dove ha conseguito gli studi di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense.
Dal 2002 è stato nominato dal Padre Generale dei Padri Vocazionisti membro per il Consiglio Nazionale del C.N.V. (Centro Nazionale Vocazioni).
Dal 5 Settembre 2004 è parroco della Chiesa Sacra Famiglia di Canicattì (Ag).

Crisi dell’agricoltura: solidarietà agli agricoltori dall’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Agrigento

Giovedì 25 Febbraio 2010 18:17

agricoltori L’Azione cattolica italiana dell’Arcidiocesi di Agrigento esprime solidarietà agli agricoltori della provincia di Agrigento, che stanno vivendo un momento di preoccupante tensione per il futuro delle proprie aziende e delle proprie famiglie. “E’ noto - afferma l'Arcidiocesi di Agrigento in una nota stampa - che il settore agricolo coinvolge un numero assai elevato di persone, di conseguenza da esso dipende, direttamente o indirettamente, una parte considerevole dell’economia della provincia e dell’intera Sicilia”.

Gli agricoltori in queste ultime settimane stanno protestando in tanti comuni dell’agrigentino. E domenica scorsa si sono recati nel cuore della valle dei Templi, ad Agrigento, dov’era in corso la kermesse conclusiva della Sagra del mandorlo in fiore.

E così anche la Chiesa agrigentina è solidale con chi sta vivendo un dramma, e cioè la crisi economica dovuta, appunto, alla crisi del comparto agricolo.

“L’azione cattolica diocesana – si legge ancora nella nota – nell’avvertire l’urgenza che i problemi sollevati dagli agricoltori trovino adeguata attenzione nei responsabili della cosa pubblica a tutti i livelli, auspica che al più presto si possano individuare le piste per la soluzione della grave crisi in cui versa il mondo dell’agricoltura”.

Dall’Agape all’Eucaristia

Giovedì 25 Febbraio 2010 08:00
Incontri di formazione del gruppo interparrocchiale “Gesù di Nazareth”.

gn1 Domenica 21 febbraio u.s. il gruppo ha approfondito il tema dell’origine della messa.

L’argomento denominato “Dall’Agape all’Eucaristia” si è sviluppato su due direttive:

  1. Origine dell’eucaristia da un punto di vista storico;
  2. Origine dell’eucaristia da un punto di vista teologico.

gn2 È stato ripercorso il cammino dei primi cristiani, che la sera si riunivano e consumavano insieme la cena e dopo rievocavano i gesti compiuti da Gesù nell’ultima cena, con la frazione del pane.

Quindi si è passati ad esaminare la nascita della liturgia eucaristica e la sua evoluzione nel corso dei secoli, sino al Concilio Vaticano II, quando è nata la liturgia che viviamo ai nostri giorni.

Sono stati esaminati e letti alcuni stralci di documenti storici – Didachè, San Giustino, Sant’Ignazio di Antiochia e Plinio il giovane - in cui l’eucaristia è citata e descritta.

Il prossimo appuntamento è previsto per  Domenica 7 marzo con la catechesi dal tema:

“La Messa è un’alleanza con Dio nel sangue di Cristo”.

Riportiamo alcuni brani delle fonti sopra citate:

  • Didachè (50 dopo Cristo): Ogni domenica, giorno del Signore, riuniti, spezzate il pane e rendete grazie, dopo che avrete confessato i vostri peccati, affinchè il vostro sacrificio sia puro. Chiunque ha qualche lite con il suo compagno, non si riunisca a voi prima che siano riconciliati, affinchè non sia profanato il vostro sacrificio. Così infatti ha detto il Signore: “ in ogni luogo e in ogni tempo, mi sia offerto un sacrificio mondo; poiché io sono un gran re, dice il Signore, e il mio nome è ammirevole tra le genti”.

  • San Giustino (II secolo):“Nel giorno del sole convengono tutti nello stesso luogo, si leggono le memorie degli apostoli, oppure le scritture dei profeti, poi, quando il lettore ha finito, chi presiede l’adunanza parla ammonendo ed esortando, quindi ci alziamo insieme in piedi e facciamo le preghiere, e terminata la preghiera si offre pane, vino e acqua, chi presiede, con tutto il fervore di cui è capace, eleva preghiere e azioni di grazia, poi si fa la distribuzione”.

Consulta Cittadina di Pastorale Giovanile Città di Racalmuto

Mercoledì 24 Febbraio 2010 00:00

Invitiamo tutti i giovani a partecipare alla straordinaria, Via Crucis cittadina di VENERDI’ 26 FEBBRAIO 2010 con partenza dalla Chiesa Madre raduno ore 18:45. Conclusione Chiesa Madonna della Rocca. Iniziamo così il cammino verso la Giornata mondiale della Gioventù che si celebrerà La Domenica delle Palme 28 Marzo 2010.

“MAESTRO BUONO, CHE COSA DEVO FARE PER AVERE IN EREDITA’ LA VITA ETERNA?”

"Poter incontrare Gesù, fare un dialogo con Lui è possibile? Come?”
  • Sì, è possibile. Ed è facile, non occorrono visti speciali come quando si va all’estero in certi paesi. Gesù non vive all’estero, non è un estraneo, sta in mezzo a noi come un amico vivo e giovane. L’ha detto Lui: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io, in mezzo a loro” (Mt 18,20).
  • Viene subito in mente Tor Vergata, quella meravigliosa notte, al tempo della GMG del 2000, eravamo due milioni. E Gesù c’era, lo sentivamo tutti, in particolare nella persona del Servo di Dio Giovanni Paolo II.
  • Ebbene, noi saremo diverse migliaia in Piazza S. Pietro il prossimo 25 marzo intorno a Benedetto XVI che ci ha convocati in vista della Giornata Mondiale della Gioventù di quest’anno. E Gesù ci aspetta là, accanto al Papa!

Continuiamo le nostre riflessioni per iniziare bene il cammino della QUARESIMA !!!

Martedì 23 Febbraio 2010 12:00


quaresima Ecco il primo passo importante da compiere: guardare a questo nuovo periodo dell’anno liturgico con gioia. Non sono 40 lunghi giorni di tristezza, di noia, di penitenza, o di altro: è un tempo di grazia per fare tante cose belle e importanti.

Ne elenchiamo alcune:

  • Fare pulizia nel tuo cuore: ci sono tante cianfrusaglie, tanta roba vecchia e inutile da buttare per lasciare il posto a nuovi progetti e a nuove decisioni di bene
  • Portare la luce: vivi una vita cristiana “grigia”, semispenta, ti trascini invece di camminare speditamente, non hai entusiasmo….
  • Fare una bella confessione: non puoi andare avanti con il peccato grave nel cuore. Cosa aspetti per riconciliarti con Dio e iniziare un cammino nella pace del cuore?
  • Recuperare il senso della preghiera: preghi poco e male, non hai generosità con Dio e questo a volte ti provoca sensi di vergogna
  • Lasciarti afferrare e amare da Dio: in fondo in fondo hai paura di Dio, non ti fidi di Lui e stai sulle difensive per tutto quello che potrebbe chiederti
  • Fare pace con qualche persona: non puoi vivere senza la pace del cuore e senza dare o chiedere il perdono. Via ogni forma di ruggine, di astio o di sciocco orgoglio!
  • Far crescere la tua generosità nei confronti di Dio: scegli tu le modalità e gli ambiti in cui allargare il cuore.

Buona Quaresima a tutti.

QUARESIMA 2010 – riflettiamo - di Benedetto XVI

Lunedì 22 Febbraio 2010 12:00

PapaIn Quaresima,  siamo stimolati ancora più a “strappare”  le radici della vanità, ad “educare il cuore ad amare Dio”. Il sincero desidero di Dio “ci porta a rigettare il male e compiere il bene, che è anzitutto dono gratuito di Dio”,  “nostra vera felicità”.
crocifissione Ecco perché la Quaresima, “mentre ci invita a riflettere e pregare, ci invita a valorizzare la penitenza, la preghiera, il digiuno” e le opere di carità verso i fratelli, “sentieri spirituali da percorrere per far ritorno a Dio in risposta ai continui richiami alla conversione nella liturgia di oggi”. Il periodo quaresimale, ha concluso Benedetto XVI, “sia per tutti una rinnovata esperienza dell’amore misericordioso di Dio che sulla croce ha versato il suo sangue per noi. Mettiamoci dolcemente alla sua scuola per imparare a ridonare a nostra volta il nostro amore al prossimo, specialmente a quanti sono in difficoltà”.

Siamo pronti a fare le nostre scelte insieme a Gesù?

Domenica 21 Febbraio 2010 07:00
Il Vangelo della 1° Domenica di Quaresima tratto da Lc 4,1-13


Don Diego Il brano di Vangelo di questa 1ª Domenica di Quaresima ci parla delle tentazioni di Gesù. Questo avviene all’inizio della sua missione, quasi a dirci che, chi vuole impegnarsi davvero, deve prepararsi alle tentazioni: le tentazioni fanno parte del cammino di santità, non si possono evitare ma lo Spirito rimane accanto a Gesù e oggi anche a noi.

I Quaresima Gesù rifiuta la tentazione del pane che riduce l’uomo a vivere intorno alle “cose”: denaro, lavoro, vacanze, vestiti. Gesù rifiuta le tentazioni del potere e del successo, dalle quali troppe volte noi siamo attratti. Allora la nostra vita si basa solo nell’avere al centro noi stessi non Gesù e così la nostra vita diventa un susseguirsi di ricerca della gloria, di facili consensi e di cose che lasciano poi il vuoto.

Anche noi oggi siamo tentati, ecco alcuni esempi ricorrenti di tentazione

  • La tentazione del “Così fan tutti”: di camminare cioè dietro alle mode del momento
  • La tentazione del “Lo farò domani”: di non fare il tratto di strada possibile oggi
  • La tentazione del “Che barba, che noia!”: è il vedere tutto il viaggio come una perdita di tempo… un modo per restare perennemente fermi
  • La tentazione del “Tutto e subito”: di volere, in altre parole, raggiungere la meta non appena la base di partenza è dietro le spalle
  • La tentazione de “Gli altri non lo fanno”: prendendo ad esempio i tanti che sono rimasti comodamente a casa
  • La tentazione del “Boh!”: dell’indecisione perenne, del non saper dove andare … perché prendendo una strada, bisogna lasciarne altre
  • La tentazione del “Perché proprio io?”: di cambiare strada appena ci si accorge che c’è bisogno di aiuto
  • La tentazione del “Mi sento, non mi sento...”: di andare secondo l’umore del momento
  • La tentazione del “Chi me lo fa fare?”: di abbandonare il sentiero e prendere scorciatoie appena la fatica si fa sentire
  • La tentazione del “Pensaci tu!”: di chiedere a Dio di fare tutto Lui al nostro posto

Per poter scegliere abbiamo un strada: confrontarci sempre con la sua Parola.

Un altro aiuto ci può venire dai Sacramenti dove incontriamo Gesù e possiamo lasciarci trasformare da Lui se siamo disposti ad accoglierlo.

La Quaresima Tempo favorevole per un’autentica conversione.

Sabato 20 Febbraio 2010 09:00

Don Diego La Chiesa ci invita a prendere su serio la vita….
La Parola di Dio ci invita, inoltre a vivere in sobrietà, ci propone qualche digiuno e l’astinenza dalle carni il Venerdì. Certamente oggi rinunciare alla carne costa poco, si può però aggiungere qualcosa che ti costa di più, ma perché?
Tutti abbiamo bisogno di allenare la volontà e renderla più forte, oggi il vero pericolo per i giovani e gli adulti è l’indebolimento di questa facoltà, per cui la fragilità innata, viene potenziata e l’individuo cresce senza una vera personalità, quindi incapace di affrontare le tante difficoltà della vita.
Vuoi rafforzare la tua volontà?
Prova ad astenerti, specie in Venerdì da alcune cose superflue. Fumo, alcol, caffè, dolciumi, SMS, uso (stupido) di internet, TV.
La Quaresima è iniziata con il rito delle imposizioni delle Ceneri, per dirci con realismo che non possiamo fondare la nostra vita sulle realtà terrene che passano, ma sui valori morali e spirituali che sono eterni.
E’ la proposta di Cristo morto e Risorto per te.
Infine, ti proponiamo, ogni giorno una breve riflessione che potrai trovare sul sito o nel foglietto che troverai disponibile nelle Parrocchie.

Don Diego

La Chiesa è Missionaria

Sabato 20 Febbraio 2010 08:55

missione Tutti siamo missionari in virtù del battesimo.
Ciascuno di noi risponde personalmente con azioni concrete come può.
Gesù ha detto: “Annunciate la buona novella fino agli estremi confini della terra”.
E tanti missionari sono sparsi nel mondo, lontani dalla propria famiglia per accogliere l’invito. Tante organizzazioni si occupano della fame nel mondo, dei bambini senza scuola, dei malati senza cure.

missione La Chiesa nelle missioni lontane non trascura il suo impegno per questi problemi, ma sa che solo a lei, a noi sua Chiesa, Gesù ha affidato il compito di far conoscere il vero Dio e Colui che il padre ha mandato perché chiunque crede abbia la vita eterna. Se non lo facciamo noi cattolici, chi volete che lo faccia, L’ONU o l’UNESCO O LA FAO, a LORO non gli importa  del Vangelo, né di Gesù né di “battezzare chiunque avrà creduto”.

E voi non vorreste fare Missione qui a Racalmuto, nella Papua o Tanzania aiutando don Saverio o don Angelo? Nella nostra parrocchia 5/6 mesi fa ci è venuto a salutare il missionario don Saverio Taffari il quale nei primi di Settembre affronta un viaggio di 20 ore di aereo per raggiungere la lontana Papua (Continente Oceania) dove era stato già circa 10 anni fa. Per dimostrargli la nostra vicinanza spirituale e anche materiale alcuni di noi, col parroco, ci siamo impegnati a sostenerlo con la preghiera ogni primo mercoledì di mese e contribuendo con l’offerta di un euro al mese per i bisogni della Missione che è anche nostra. Un invito viene fatto a chi ne viene a conoscenza a partecipare e ad essere disponibili perché ”si ha più gioia nel dare che nel ricevere”(Gesù).
Si accettano offerte:

  • Per la celebrazione di S. Messe da parte dei missionari.
  • Per la costruzione di aule scolastiche nella foresta.
  • Per battesimi nei villaggi lontani dalla casa del missionario.
  • Per adozioni a distanza.(150 euro per ragazzi di scuola elementare)

Le offerte si possono mandare con il ccp. N.212928 intestato a Curia Vescovile Agrigento. Specificando nella causale di versamento: PER LA PAPUA.
Chi volesse ricevere il notiziario mensile di don Saverio via internet lo chieda a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Per qualsiasi chiarimento vi potete rivolgere a Giuseppina Morgante tel 0922948178

La Madonna del Monte custodisce nel cuore di Gesù la comunità missionaria Racalmutese.

Giuseppina Morgante

Inizia la Quaresima - 17 Febbraio Mercoledì delle Ceneri

Giovedì 18 Febbraio 2010 07:44

ceneri Imposizione delle ceneri sul capo a giovani, anziani e Famiglie, a Racalmuto. Affollate le celebrazioni presiedute dai Parroci alla Casa di Riposo e nelle Chiese.

L'origine del Mercoledì delle ceneri è da ricercare nell’antico testamento. La teologia biblica ci suggerisce un duplice significato dell'uso delle ceneri.

Il primo è segno della debole e fragile condizione dell'uomo: Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: "Mi ha gettato nel fango: sono diventato polvere e cenere" (Gb 30,19).

ceneri Nel libro della Sapienza (2, 1-3) è scritto: Dicono fra loro sragionando: "La nostra vita è breve e triste; non c'è rimedio, quando l'uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi. Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati. È un fumo il soffio delle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore. Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere e lo spirito si dissiperà come aria leggera".

ceneri E ancora in Siracide (10,9) e (17,27) Perché mai si insuperbisce chi è terra e cenere? Anche da vivo le sue viscere sono ripugnanti. Esso sorveglia le schiere dall'alto cielo, ma gli uomini sono tutti terra e cenere.

Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore.

In Giona ( 3,5-9) "I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere".

Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: "Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore" (Gdt 4,11).

La liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo".

Nella chiesa dei primi secoli la liturgia delle ceneri si svolgeva la prima domenica di quaresima ed era riservata ai pubblici peccatori, colpevoli di certi peccati soggetti alla Pubblica Penitenza della Chiesa.

In questo giorno, prima della Messa, essi si presentavano in Chiesa dove era radunata l’Assemblea, i sacerdoti ricevevano la confessione dei loro peccati, quindi li vestivano di cilizi e spargevano sulle loro teste la Cenere.

Dopo questa cerimonia, il Clero ed il Popolo si prostravano a terra, mentre ad alta voce venivano recitati i Sette Salmi Penitenziali. Successivamente aveva luogo una Processione in cui i Penitenti camminavano a piedi scalzi. Al termine, erano solennemente cacciati fuori dalla Chiesa dal Vescovo, che diceva loro: "Vi scacciamo fuori dal recinto della Chiesa a causa dei vostri peccati e delitti, come fu scacciato fuori dal Paradiso il primo uomo Adamo a causa della sua trasgressione". Quindi venivano chiuse le Porte della Chiesa, affinché i Penitenti non ne passassero più le Soglie fino al Giovedì Santo, giorno nel quale ricevevano solennemente l'Assoluzione.

Verso la fine del V secolo la chiesa introduce una innovazione alla celebrazione liturgica della quaresima: il periodo quaresimale non inizia più alla domenica ma al mercoledì, con l’imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli in segno di penitenza e contrizione per le intemperanze carnevalesche.

Nel tempo il gesto dell'imposizione delle ceneri si estese a tutti i fedeli. Dopo il XII secolo, la Penitenza Pubblica cominciò a cadere in disuso; ma l'uso d'imporre in questo giorno le Ceneri a tutti i fedeli divenne sempre più generale e prese posto fra le Cerimonie Essenziali della Liturgia Romana; nel Concilio di Benevento (1091) Urbano II ne fece un Obbligo a tutti i Fedeli.

Inizialmente i fedeli si avvicinavano a piedi nudi a ricevere l'ammonimento sul niente dell'uomo e l’imposizione delle ceneri, poi la Chiesa mitigò questo rigore esteriore, ma continuò a dare valore ai sentimenti interni che deve produrre un Rito così espressivo.

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L’arciprete don Alfonso Puma

Martedì 16 Febbraio 2010 10:04

La sua vita dedicata interamente al servizio degli altri
Fu anche poeta e pittore e cultore della storia locale

Don Alfonso PumaAlfonso Puma è nato a Racalmuto il 21 novembre 1926.
Viene ordinato sacerdote  ad Agrigento  il 29 giugno 1950 dal Vescovo Giovanni Battista Peruzzo e nominato vice parroco della Parrocchia Matrice come collaboratore dell’arciprete Giovanni Casuccio.

Svolse la sua attività sacerdotale come assistente dell’Azione cattolica “Virtus”. In qualità di prete operaio si dedicò alla cura spirituale dei minatori delle miniere di sale e zolfo. Difese, tra gli anni ottanta e novanta, i diritti degli operai della miniera di salgemma.

La sua opera pastorale è stata preziosa presso la parrocchia del Carmelo dal 1962 al 1966. Il Vescovo Giuseppe Petralia, succeduto a Mons. Peruzzo, nel dicembre del 1966, nominava don Alfonso Parroco-Arciprete della Matrice di Racalmuto, e l’ammetteva a far parte del Consiglio Presbiterale diocesano e membro della commissione di Arte sacra, essendo lui stesso pittore.

E’ stato insegnante di religione nelle scuole elementari, medie e superiori.

 

Amante dell’arte e del bello, fece restaurare le tele del “monoculus racalmutensis” Pietro D’Asaro e organizzò, nel 1984, assieme a Leonardo Sciascia, suo amico e parente, la mostra dei quadri del Monocolo.

Molto legato agli emigrati, si recò più di una volta ad Hamilton, città canadese dove vivono migliaia di  racalmutesi. “Nipù”, diceva a tutti. Tutti nipoti. “Perché un po’ si sentiva lo zio di un intero paese perché tanti – come ha scritto Gaetano Savatteri sul giornale “Malgrado tutto” ricordando Padre Puma – ne aveva battezzato, cresimato, sposato e moltissimi altri aveva accompagnato laggiù, all’ultimo indirizzo”.

Per oltre quarant’anni è stato arciprete di quelle Parrocchie sciasciane. Fu poeta, ricercatore e cultore della storia locale; e pittore. Nella sua pittura non poteva non esserci la presenza della religiosità. Dipingeva, come hanno scritto, “la natura delle cose”. Nelle sue tele (e nei disegni, nelle pirografie) l’artista non si allontana mai dal concetto uomo, dalla vita, dalla presenza del Divino e della Provvidenza di manzoniana memoria.

Dalle osservazioni delle pale d’altare del seicentesco concittadino Pietro D’Asaro, il pittore-sacerdote Puma prende coscienza del valore del “ritratto”: assai presente in quelle opere legate ai suoi familiari, ai compaesani illustri. Ma c’è, in prevalenza, la natura e la vita. Il mistero della vita. Come c’è il vangelo, il messaggio che quotidianamente, da uomo di Chiesa, ha lanciato dagli altari.

L’arte, dunque, come missione cristiana, i colori pari alla “Parola”. Basta citare pochi titoli della sua vasta produzione per capirne meglio il senso. “Il sogno di Giacobbe”, “Libertà”, “Dubbio e verità”, “Meditazione”, “Camici bianchi”, “Preghiera-incontro”, “Scelta di un po’ di cielo”, “Incontro di popoli”.

Nel 1999 partecipò all’incoronazione della statua della Madonna del Monte ad Hamilton, in Canada, dove fu accolto con grande devozione dai cittadini racalmutesi che vivono oltre oceano.

Fiore all’occhiello della sua attività è stata la costruzione della Casa di riposo per anziani, la Casa della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che padre Cipolla ha lasciato a beneficio dei poveri.

E poi ancora la pinacoteca delle opere d’arte, l’oratorio dei ragazzi.

Non ultimo si è impegnato strenuamente per il restauro e la riapertura della Chiesa di Sant’Anna e della Matrice che lui considerava la sua “casa”. Riprese, nel 2005, la festa antica dedicata alla patrona di Racalmuto Santa Rosalia che si celebra il 4 settembre.

L’arcivescovo Carmelo Ferraro lo nomina Canonico onorario della Cattedrale di Agrigento. E  il 4 ottobre 2007, assieme a Don Diego Martorana, viene nominato da Papa Benedetto XVI , Cappellano di Sua Santità.

Dopo la malattia, che lo allontanò fisicamente da Racalmuto per un breve periodo, morì ad Agrigento all’alba del 2 gennaio 2008. I suoi funerali, celebrati da Monsignor Ferraro e da numerosi sacerdoti della Diocesi, si sono svolti nel Santuario della Madonna del Monte, a Racalmuto, là dove celebrò la sua prima messa in quel lontano 1950.

Recentemente il Comune di Racalmuto ha dedicato all’Arc. Can. Don Alfonso Puma una strada del paese, nei pressi del Municipio e della Chiesa Madre.

Mons. Giovanni Casuccio lo zio per antonomasia

Martedì 16 Febbraio 2010 09:42

Il ricordo di Mons. CASUCCIO di un pronipote

casuccio Il ricordo di Mons. Giovanni Casuccio pur a tanti anni di distanza dalla sua morte rimane in me vivo e presente insieme al piacere  delle discussioni che animavano i nostri sporadici incontri.

In effetti, quale pronipote non avevo molte occasioni d’incontrarlo anche perché andavo  a trovare le  sorelle - Zie Francesca e Carmela - per commissioni di mia nonna Carmela che abitava vicino in orari in cui difficilmente era in casa.

Della prima gioventù mi rimangono pochi ricordi legati in modo episodico alla frequentazione dell’azione cattolica di S. Pasquale e della Matrice.

Di quegli anni, è difficile dimenticare le sue prediche sempre lunghe e piene di riferimenti evangelici e della vita dei Santi per cui capitava di essere sorpresi a sbadigliare o a distrarsi in modo evidente.

In questi casi lo Zio Arciprete - così lo chiamavamo - non mancava di interrompere la predica per  un pubblico richiamo col disappunto di chi ne era vittima.

In Chiesa pretendeva la massima attenzione e cercava di fare capire a tutti la sacralità del luogo e quando non diceva Messa, andava in giro per il sagrato e con il solito richiamo sibilato imponeva un contegno e una presenza attenta..

Mi è rimasta impressa la scena  di una sera che mi sono recato a casa sua e l’ho trovato a tavola servito dalla sorella Carmela con un piatto di verdura da una parte e due patate lesse  in un altro. La Zia si limitò a  condire la verdura con appena due gocce d’olio e mangiò le patate completamente scondite.

Durante il periodo del liceo e universitario e dopo il trasferimento per lavoro gli incontri erano limitati ai ritorni a casa.

Le materie di studio e gli avvenimenti nazionali erano motivo di commento e di discussione e non mancava mai di mettere al centro dei discorsi il compito della Chiesa nel mondo e la parola del Vangelo. Io mi limitavo ad esprimere qualche idea non sempre in linea con le sue  e se faceva riferimento al pensiero dei Padri della Chiesa rimanevo ad ascoltarlo non riuscendo a seguirlo o immedesimarmi nella vita dei Santi.

Gli incontri avvenivano la domenica prima di pranzo anche per le  raccomandazioni di mia Mamma che ricordava a me e mio fratello Carmelo di passare a salutare le Zie e  lo Zio che rientrava dopo la Messa.

Nel periodo liceale in cui si studiava filosofia e storia la discussione riguardava la politica  e le difficoltà vissute dalla Chiesa prima dei Patti Lateranensi e la influenza che la Massoneria aveva esercitato sullo Stato Italiano.

A volte accennava a padre Cipolla e agli sforzi che aveva fatto per fondare la Banca di Mutuo Soccorso e le polemiche che avevano accompagnato la nascita del Partito Popolare di Don Luigi Sturzo.

Da lì, il passaggio alla dottrina sociale della Chiesa era quasi obbligato e francamente anche se provavamo a contraddirlo era difficile non riconoscere che aveva ragione quando ci faceva notare che la Chiesa non aveva bisogno del Comunismo per porre al centro della vita la persona umana. Noi a volte insistevamo sulle discriminazioni sociali passate e presenti ma lui rimaneva convinto che la Chiesa era durata 2000 anni perché era stata in grado di assicurare uno sviluppo equilibrato della vita sociale.

I discorsi in famiglia quando riguardavano la Chiesa non potevano non avere come punto di riferimento lo Zio Arciprete.

In particolare, qualche discorso riguardava l’impegno finanziario personale che dedicava al patrimonio della Chiesa, come l’acquisto dei locali vicini alla Chiesa Madre e destinati alle ACLI e altre esigenze correnti.  Il discorso a volte si allargava al carattere dello Zio che si dimostrava intransigente con la gente comune e formale e come un tale carattere gli creasse antipatie mentre  i parenti dovevano tentare di giustificarlo.

Anche lo Zio Arciprete  si lamentava della gente che secondo lui pretendeva cose che non era possibile fare specie se le giudicava in contrasto con i principi cristiani o se a chiederli erano persone che non frequentavano la Chiesa e i precetti.

Una delle questioni che gli creò non pochi problemi fu il tentativo di proibire l’ingresso degli animali delle prommisioni in Chiesa dopo la salita della scalinata del Santuario della Madonna del Monte. Riteneva tale usanza blasfema e indegna del rispetto verso la Madonna.

In famiglia, a volte si faceva cenno al fatto che il  Padre avesse dato in usufrutto allo Zio, al momento dell’ordinazione a Sacerdote, la proprietà più estesa e i migliori terreni in contrada Culmitella .

Noi da giovani disinteressati sentivamo qualche frase smozzicata e poco chiare sull’argomento ed eravamo portati a credere come sosteneva mia Mamma che nei tempi passati l’ordinazione a Sacerdote dipendeva dalla capacità economica specie se si voleva  diventare Vescovo.

A tal proposito, si parlò di un incontro ad Agrigento col Vescovo Mons Peruzzo in cui doveva decidersi una tale eventualità. Poi invece arrivò la nomina  di Protonotaro del Papa.

Noi continuavamo le nostre visite in casa dello Zio e le occasioni di confronto sugli argomenti di attualità non mancavano mai. Lui era sempre pronto a difendere la Chiesa ricorrendo a citazioni del Vangelo, di S. Agostino, dei Padri della Chiesa e di Papa Pio XII.

Dopo l’elezione di Papa Giovanni XXIII- Roncalli gli feci notare che la Chiesa con la scelta di un Papa anziano dimostrava una scarsa capacità di rinnovamento e rischiava di rimanere tagliata fuori. E’ stata l’unica volta in cui lo vidi in difficoltà, mi rispose che la Chiesa era abituata a fare i propri passi piano piano e che la scelta di un Papa di transizione era necessaria per trovare il giusto erede di Papa Pacelli.

Quando sono ritornato a trovarlo dopo qualche tempo, mi accolse con un viso sorridente e felice - mai successo - e mi disse: hai visto come lo Spirito Santo è sempre presente nella Chiesa, ci voleva un Papa vecchio per indire il Concilio.

Sul Concilio e sulle aspettative di cambiamento nella Chiesa si dichiarava favorevole e più di tutto voleva che la Chiesa e i Preti con la loro parola entrassero in contatto con la gente e che non rimanessero estranei o corpo separato della società.

Malgrado dimostrasse apertura alle nuove idee del Concilio, non modificò il suo carattere e rimase sempre rigido nel suo modo di fare e convinto che, come la Chiesa, anche Lui non sbagliasse mai.

Le mie visite a Racalmuto diventavano sempre più rare per la distanza e per i gli impegni di famiglia. Dopo il 75° anno lasciò la titolarità della Chiesa Madre e iniziò ad officiare Messa a S. Pasquale,  Chiesa alla quale era particolarmente affezionato perché era stato un grande laboratorio per i giovani cattolici negli anni 30. Questo attaccamento fu la molla che lo convinse a destinare i suoi sforzi anche economici al suo recupero e alla ristrutturazione. Contemporaneamente, officiava  Messa nella Chiesa del Collegio e incurante del tempo era in grado di alzarsi alle sei e di fare la predica, come mi raccontava mia Mamma.

Manteneva sempre la stessa lucidità e convinzione sulla sua missione di Sacerdote e, malgrado avesse superato gli anni ottanta, con spirito giovanile iniziò un’altra impresa.

Aveva deciso di utilizzare un appezzamento di terreno di sua proprietà per la costruzione di una casa in contrada Zaccanello da destinare dopo la morte a casa di ricovero per Preti in pensione.

In famiglia una tale intenzione non sembrò una buona idea e quando avevo occasione di ritornare a Racalmuto mi chiedeva che ne pensassi. Giustificava questa sua idea col fatto che il compito del Sacerdote era quello di pensare alla Chiesa prima di tutto e che questa era la missione che aveva scelto. Io gli dicevo che doveva decidere secondo la sua coscienza e di non fare troppo caso agli altri discorsi. Avanzavo qualche difficoltà sull’impegno di costruire di sana pianta una casa a quella età e per una destinazione che richiedeva costi di gestione e un numero di Preti adeguato.

Non si lasciò impressionare, iniziò i lavori e per seguirli partiva anche a piedi da Racalmuto quando non trovava la disponibilità di un passaggio  .

Un’estate di ritorno dalla campagna lo raggiunsi lungo la superstrada con la macchina mentre procedeva con la sua solita andatura impettita e svelta e rimasi interdetto nel sentire che gli era capitato di percorrere i cinque Km di distanza dal paese a piedi.

Spesso mi rammarico per non avere memorizzato meglio momenti o periodi della vita che meritavano o meritano di essere ricordati e tramandati. Questo breve ritratto di Mons. Giovanni Casaccio- lo Zio per antonomasia- sicuramente non gli rende giustizia perché un uomo  di forte concetto quale è stato merita una ricerca più approfondita per farlo  rimanere nella memoria dei racalmutesi.

Roma, 11 febbraio 2010

Monsignor Giovanni Casuccio

Martedì 16 Febbraio 2010 09:35

Uomo di poliedrica personalità e di grande fede

Mons. Giovanni Casuccio Giovanni Casuccio nacque a Racalmuto il 14 Settembre 1885, terzogenito di una famiglia numerosa. La sua formazione morale, religiosa e catechistica derivava dai genitori  e specialmente dal padre che si vantava “di saper recitare tutto il  catechismo per intero  ed a memoria”. In famiglia oltre che Giovanni, anche Paolo - morto in guerra, da cappellano sottotenente, quando era ancora studente di Teologia a Palermo - ebbe la vocazione al sacerdozio, mentre le altre due sorelle Francesca e Carmelina scelsero la vita religiosa nell’Ordine delle Orsoline di casa.

Giovanni venne ordinato sacerdote nel 1909 nel seminario vescovile di Agrigento ed iniziò il suo mandato nella Chiesa di Ribera durante la I guerra mondiale. Fece il sevizio militare a Palermo, Caltanissetta, Agrigento e Ribera e in virtù del fatto che cinque suoi fratelli erano al fronte venne a Racalmuto dove si impegnò anche nel servizio civile.

Si dimostrò subito un sacerdote di grande fede e di  poliedrica personalità; a volte poteva sembrare autoritario agli occhi dei concittadini per le decisioni prese, spesso ritenute impopolari,  ed era lontano da qualsiasi tipo di compromesso. Custode geloso del patrimonio ecclesiale  che seppe difendere con coraggio, utilizzò anche parte del suo patrimonio personale  per il restauro e per l’abbellimento della Chiesa Madre, per l’acquisto dell’organo, dell’alloggio del canonico pro tempore, e per l’ampliamento dei vari locali attigui alla Chiesa Madre. Fin da giovane ha speso molte delle sue tante energie per la formazione dei ragazzi e dei giovani incrementando il movimento dell’Azione Cattolica” CIRCOLO VIRTUS” il cui centro era la Chiesa di San Pasquale. I giovani di allora ricordavano quel luogo come  centro di istruzione religiosa e di vita vissuta sui valori religiosi ed insegnamenti etici e morali. Sostenne ed incrementò con forza e passione l’attività dell’Ospedale “Maria SS. Del Monte”facendolo funzionare con medici locali e primari di varie specializzazioni.  Lo ampliò con un reparto di maternità, dando possibilità alla cittadinanza di usufruire dei servizi necessari. Nei locali “ San Giovanni di Dio” annessi alla chiesa di S.Anna istitui’ un laboratorio con macchinari di sartoria e maglieria per dare possibilità alle donne svantaggiate di vivere decorosamente. Tenne vivo l’asilo privato “Dora Baiamonte”,  dando un servizio in sostituzione di quello pubblico  allora mancante. Fu di sostegno notevole al Collegio di Maria che funzionava da orfanotrofio e nello stesso tempo era centro di animazione cristiana per la gioventu’ femminile, contribuendo all’emancipazione della donna. Durante il suo ministero sacerdotale visse  i periodi difficili della politica e del lavoro ecclesiale per il quale ricevette molte critiche che gli procurarono non poche amarezze; per la sua alta e forte personalità,  seppe superarle nel nome della sua forte fede e della sua notevole preparazione, migliorata sempre con i suoi continui studi e numerosi confronti con il mondo ecclesiale e laico.

Leonardo Sciascia che aveva compreso bene l’Arciprete lo ha sempre lodato per la sua coerenza e per l’essere contro ogni forma di compromesso e lo descrive cosi:

<< un uomo sempre con  la testa alta, come di chi si alza sulla punta dei piedi  per guardare al di là delle cose che gli stanno davanti; buon suonatore d’organo e buon parlatore, non ipocrita, ma tutto quello che si trova sgradevole in lui nasce da una sua incapacità di mistificazione >> (Le Parrocchie di Regalpetra).

Lo stesso P. Angelo Sferrazza, che era uno dei suoi ragazzi del circolo “VIRTUS”  per evidenziare meglio la sua generosità ricorda che un giorno Monsignor Casuccio gli disse dopo aver acquistato l’organo della Chiesa Madre :

<<speravo che la gente avrebbe contribuito alle spese: si è raccolto poco ed io ci ho messo tre milioni del mio>>. E soggiunse subito:<< Beh, li devo dare dopo alla Chiesa, li dò ora>>(Religiosità del popolo siciliano)

Inoltre Mons. Giovanni Casuccio, in occasione del suo 90° compleanno, ringraziando con gioia  per i tanti doni ricevuti da Dio nella sua lunga vita, fa riferimento anche alle sofferenze e alle critiche della gente esclamando:

<<Quante ne ho sentite io povero Cristo! Ma volete  che un sacerdote  diventi qualcosa di diverso  che un  sacerdote?>>.

Terminato il mandato di arcipretura non si fermò, anzi si impegnò ulteriormente in un vero progetto di ristrutturazione della chiesa di San Pasquale e a tal proposito P.  Angelo Sferrazza nel suo libro “Religiosità del popolo siciliano: Racalmuto, sette dialoghi con l’arciprete” ce lo descrive cosi:

<< non si eclissò  rassegnato, ma offrì al paese uno spettacolo  insolito aggirandosi con la tonaca  nera, macchiata di calce, tra sacchi di cemento e muratori dando ordini  e sorvegliando i lavori >> . (Religiosità del popolo siciliano).

Spiegava i motivi  del suo impegno che era quello di creare un centro di adorazione eucaristica “come migliore servizio  alla vita di fede di una comunità” . (Religiosità del popolo siciliano).

Non contento di ciò, a 90 anni, concepì l’idea di lasciare alla diocesi di Agrigento la campagna e la casa situata in contrada  Zaccanello  “ per rendere un servizio anche dopo morto,  che rispondesse alla volontà di Dio”.La Divina Provvidenza  fece il resto,  perché dopo la sua morte, avvenuta  il 27 Maggio 1982, il vescovo di Agrigento Monsignor Luigi Bommarito assegnò la proprietà a Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, quale luogo di recupero per i giovani tossicodipendenti; con la sua donazione Monsignor Casuccio  ha creato l’arca “per accogliere altri figli dello stesso Dio” .

Fino a tarda età  ebbe facilità di parola e lucidità  di pensiero, capacità di giudizio critico, di battute umoristiche e di attacchi polemici. Dal mondo dei giovani con i quali aveva a lungo lavorato mantenne l’entusiasmo. Nei confronti dei suoi compagni di sacerdozio dimostrò spesso un atteggiamento impositivo, che a volte poteva dare fastidio, ma che per lui era solo un segno di protezione.

Concluse la sua vita  vivendo fino in fondo la sua vocazione sacerdotale, facendo della Chiesa e, solo di Essa, il perno della sua vita.

I pronipoti

L’arciprete Giovanni Casuccio

Martedì 16 Febbraio 2010 09:17

Il ricordo del Gesuita Angelo Sferrazza Papa

Mons. Giovanni Casuccio Monsignor Giovanni Casuccio nacque a Racalmuto il 14 settembre 1885 da Calogero e da Mattina Calogera, quarto di una numerosa famiglia, composta da nove figli: Giuseppe, Francesca, Nicolò, Giovanni, Luigi, Paolo (morto in guerra), Salvatore, Marianna, Carmela Maria.

Il volume “Racalmuto. Sette dialoghi con l’arciprete”, pubblicato nel 1984 con patrocinio della Pro Loco di Racalmuto, presenta in modo quasi autobiografico la figura di questo sacerdote, che lo scrittore Leonardo Sciascia lodò per la sua fedeltà alla vocazione sacerdotale e che confidò un giorno: “A me sembra essere nato con la vocazione al sacerdozio”.

Fino all’età di 97 anni la sua alta figura di prete parve incarnare la tensione religiosa del popolo di Racalmuto. “L’essere sacerdote di una famiglia povera in quegli anni ’80, significa veramente uno sforzo  (per la famiglia) e un atto (di predilezione) della Divina Provvidenza…”.

Racalmuto “contava oltre 13.000 abitanti, quando Giovannino, a sette anni, fu cresimato nel 1892 da Mons. Blandini, Vescovo di Agrigento”. Entrò in seminario “a 14 anni già maturati” ed ebbe come stimatissimo compagno il futuro Vescovo di Patti, Mons. Angelo Ficarra, canicattinese, seminarista brillante.

Nel 1909 la Cattedrale di Agrigento fu illuminata dall’ordinazione di 25 novelli sacerdoti, tra cui quattro di Racalmuto: Casuccio, Farrauto, Franco e Rosina. “Crebbe così il numero di sacerdoti nel paese e tutte le chiese erano ben servite”.

In particolare Padre Casuccio, buon oratore ed educatore di giovani, lavorò nell’Azione cattolica portando il circolo “Virtus” a un vero e proprio periodo aureo. Diresse anche, fin quasi alla morte, un nutrito e operoso gruppo di Orsoline di casa, vero fermento religioso per l’assistenza ai fanciulli, ai malati, agli indigenti, alle chiese.

Giorno di pura gioia  fu per lui e per tutto il paese di Racalmuto quello in cui si celebrò la meritata elevazione a Monsignore: era il riconoscimento di un eccellente servizio sacerdotale e insieme della vitalità religiosa di Racalmuto.  Il grande Vescovo Mons. Giovanni Battista Peruzzo elevò la Chiesa della Madonna del Monte a “Grande Santuario” e nel 1938, il 12 giugno, incoronò solennemente la venerata Immagine gaginesca della Madonna col Bambino.

Se Mons. Casuccio sintetizza quasi un secolo di vita cristiana a Racalmuto, stride un contrasto tra l’inizio del suo ministero sacerdotale (1909) e il sereno tramonto (1982). Nell’ingresso del Novello sacerdote, proveniente dalla stazione ferroviaria, “c’era tutto il paese. Il giorno dopo, domenica, la Messa dei quattro sacerdoti che celebrarono in contemporanea in quattro altari allineati: abbiamo scelto la Chiesa del Monte, perché quella centrale di devozione alla Madonna, rappresentava una corona di gioia”.

Da Arciprete di Racalmuto diede un grande contributo per il ripristino dei locali della Matrice e dell’abbellimento dell’interno del Tempio. Così come la ristrutturazione del prospetto principale della Chiesa e l’acquisto di molti locali annessi per il catechismo. Rimase in Matrice fino al 1966. Torno a celebrare nella piccola Chiesa di San Pasquale dove aveva iniziato il suo ministero sacerdotale.

Negli anni del suo tramonto ha vissuto un paese con tante chiese chiuse, altre spesso vuote, meno clero e vocazioni sacre.

Si è spento serenamente il 27 maggio 1982 lasciando tutti i suoi beni alla Curia Vescovile di Agrigento, che, nella sua proprietà in contrada Culmitella ha istituito la “Comunità Incontro”, dove trovano ospitalità giovani tossicodipendenti.

(Lo scritto di Padre Angelo Sferrazza Papa, S.J. su Monsignor Giovanni Casuccio è stato pubblicato dal giornale “Malgrado tutto” nell’Aprile del 1994. Il gesuita Angelo Sferrazza Papa, autore di numerosi volumi, tra cui molti su Racalmuto, è morto ad Acireale, dove è sepolto, il 18 giugno 2000. Pubblichiamo il suo scritto per gentile concessione dell’Editoriale Malgrado Tutto di Racalmuto)

Si completa il turno delle Quarantore a Racalmuto nella Chiesa Madre.

Martedì 16 Febbraio 2010 08:10

Durante i momenti di adorazione il ricordo dei Sacerdoti defunti che si sono succeduti come Arcipreti.

Chiesa MadreDedicata all’Annunziata, la Chiesa Madre, in origine era dedicata a Sant’Antonio Abate; mutò il nome in chiesa di Maria SS. Annunziata intorno al 1620 quando il sacerdote Santo Agrò fece costruire a sue spese l’attuale Cattedrale, proprio nei pressi della piccola chiesa di Sant’Antonio.

E lo stesso sacerdote Agrò fece dipingere il quadro con soggetto Maria Maddalena,  firmato appunto da Pietro D’Asaro detto il “Monocolo di Racalmuto”. Del D’Asaro la chiesa conserva, oltre all’autoritratto, due tele: La Madonna della catena e L’Immacolata con i Santi Francesco e Chiara.

Tre navate che vennero abbellite nel corso dei decenni e che ora presentano un barocco settecentesco. Nella volta, infatti, è riprodotto in bassorilievo l’immagine di Dio che incorona la Madonna, Madre della Chiesa. Grande importanza i lavori di restauro degli anni Trenta per volontà dell’arciprete Mons. Giovanni Casuccio.

Tra gli altari lignei conservati, di estrema importanza quello dedicato a Santa Rosalia, la patrona di Racalmuto.

Nell’ultimo decennio del secolo scorso la Matrice viene chiusa per via di numerosi interventi strutturali. Grazie all’interessamento dell’arciprete Mons. Alfonso Puma nel 2006 la Regione Siciliana finanzia la ristrutturazione della Chiesa che riapre al culto il 31 agosto 2008, dopo un proficuo lavoro di volontariato di decine di racalmutesi che hanno riportato il luogo sacro, con la guida dell’arciprete Mons. Diego Martorana, al suo antico splendore.

Monsignor Giovanni Casuccio

Il ricordo del Gesuita Angelo Sferrazza Papa

Mons. Giovanni CasuccioMonsignor Giovanni Casuccio nacque a Racalmuto il 14 settembre 1885 da Calogero e da Mattina Calogera, quarto di una numerosa famiglia, composta da nove figli: Giuseppe, Francesca, Nicolò, Giovanni, Luigi, Paolo (morto in guerra), Salvatore, Marianna, Carmela Maria.

Il volume “Racalmuto. Sette dialoghi con l’arciprete”, pubblicato nel 1984 con patrocinio della Pro Loco di Racalmuto, presenta in modo quasi autobiografico la figura di questo sacerdote, che lo scrittore Leonardo Sciascia lodò per la sua fedeltà alla vocazione sacerdotale e che confidò un giorno: “A me sembra essere nato con la vocazione al sacerdozio”.

Fino all’età di 97 anni la sua alta figura di prete parve incarnare la tensione religiosa del popolo di Racalmuto. “L’essere sacerdote di una famiglia povera in quegli anni ’80, significa veramente uno sforzo  (per la famiglia) e un atto (di predilezione) della Divina Provvidenza…”.

Racalmuto “contava oltre 13.000 abitanti, quando Giovannino, a sette anni, fu cresimato nel 1892 da Mons. Blandini, Vescovo di Agrigento”. Entrò in seminario “a 14 anni già maturati” ed ebbe come stimatissimo compagno il futuro Vescovo di Patti, Mons. Angelo Ficarra, canicattinese, seminarista brillante.

Nel 1909 la Cattedrale di Agrigento fu illuminata dall’ordinazione di 25 novelli sacerdoti, tra cui quattro di Racalmuto: Casuccio, Farrauto, Franco e Rosina. “Crebbe così il numero di sacerdoti nel paese e tutte le chiese erano ben servite”.

In particolare Padre Casuccio, buon oratore ed educatore di giovani, lavorò nell’Azione cattolica portando il circolo “Virtus” a un vero e proprio periodo aureo. Diresse anche, fin quasi alla morte, un nutrito e operoso gruppo di Orsoline di casa, vero fermento religioso per l’assistenza ai fanciulli, ai malati, agli indigenti, alle chiese.

Giorno di pura gioia  fu per lui e per tutto il paese di Racalmuto quello in cui si celebrò la meritata elevazione a Monsignore: era il riconoscimento di un eccellente servizio sacerdotale e insieme della vitalità religiosa di Racalmuto.  Il grande Vescovo Mons. Giovanni Battista Peruzzo elevò la Chiesa della Madonna del Monte a “Grande Santuario” e nel 1938, il 12 giugno, incoronò solennemente la venerata Immagine gaginesca della Madonna col Bambino.

Se Mons. Casuccio sintetizza quasi un secolo di vita cristiana a Racalmuto, stride un contrasto tra l’inizio del suo ministero sacerdotale (1909) e il sereno tramonto (1982). Nell’ingresso del Novello sacerdote, proveniente dalla stazione ferroviaria, “c’era tutto il paese. Il giorno dopo, domenica, la Messa dei quattro sacerdoti che celebrarono in contemporanea in quattro altari allineati: abbiamo scelto la Chiesa del Monte, perché quella centrale di devozione alla Madonna, rappresentava una corona di gioia”.

Da Arciprete di Racalmuto diede un grande contributo per il ripristino dei locali della Matrice e dell’abbellimento dell’interno del Tempio. Così come la ristrutturazione del prospetto principale della Chiesa e l’acquisto di molti locali annessi per il catechismo. Rimase in Matrice fino al 1966. Torno a celebrare nella piccola Chiesa di San Pasquale dove aveva iniziato il suo ministero sacerdotale.

Negli anni del suo tramonto ha vissuto un paese con tante chiese chiuse, altre spesso vuote, meno clero e vocazioni sacre.

Si è spento serenamente il 27 maggio 1982 lasciando tutti i suoi beni alla Curia Vescovile di Agrigento, che, nella sua proprietà in contrada Culmitella ha istituito la “Comunità Incontro”, dove trovano ospitalità giovani tossicodipendenti.

(Lo scritto di Padre Angelo Sferrazza Papa, S.J. su Monsignor Giovanni Casuccio è stato pubblicato dal giornale “Malgrado tutto” nell’Aprile del 1994. Il gesuita Angelo Sferrazza Papa, autore di numerosi volumi, tra cui molti su Racalmuto, è morto ad Acireale, dove è sepolto, il 18 giugno 2000. Pubblichiamo il suo scritto per gentile concessione dell’Editoriale Malgrado Tutto di Racalmuto)

Il ricordo dei pronipoti

Uomo di poliedrica personalità e di grande fede

Mons. Giovanni CasuccioGiovanni Casuccio nacque a Racalmuto il 14 Settembre 1885, terzogenito di una famiglia numerosa. La sua formazione morale, religiosa e catechistica derivava dai genitori  e specialmente dal padre che si vantava “di saper recitare tutto il  catechismo per intero  ed a memoria”. In famiglia oltre che Giovanni, anche Paolo - morto in guerra, da cappellano sottotenente, quando era ancora studente di Teologia a Palermo - ebbe la vocazione al sacerdozio, mentre le altre due sorelle Francesca e Carmelina scelsero la vita religiosa nell’Ordine delle Orsoline di casa.

Giovanni venne ordinato sacerdote nel 1909 nel seminario vescovile di Agrigento ed iniziò il suo mandato nella Chiesa di Ribera durante la I guerra mondiale. Fece il sevizio militare a Palermo, Caltanissetta, Agrigento e Ribera e in virtù del fatto che cinque suoi fratelli erano al fronte venne a Racalmuto dove si impegnò anche nel servizio civile.

Si dimostrò subito un sacerdote di grande fede e di  poliedrica personalità; a volte poteva sembrare autoritario agli occhi dei concittadini per le decisioni prese, spesso ritenute impopolari,  ed era lontano da qualsiasi tipo di compromesso. Custode geloso del patrimonio ecclesiale  che seppe difendere con coraggio, utilizzò anche parte del suo patrimonio personale  per il restauro e per l’abbellimento della Chiesa Madre, per l’acquisto dell’organo, dell’alloggio del canonico pro tempore, e per l’ampliamento dei vari locali attigui alla Chiesa Madre. Fin da giovane ha speso molte delle sue tante energie per la formazione dei ragazzi e dei giovani incrementando il movimento dell’Azione Cattolica” CIRCOLO VIRTUS” il cui centro era la Chiesa di San Pasquale. I giovani di allora ricordavano quel luogo come  centro di istruzione religiosa e di vita vissuta sui valori religiosi ed insegnamenti etici e morali. Sostenne ed incrementò con forza e passione l’attività dell’Ospedale “Maria SS. Del Monte”facendolo funzionare con medici locali e primari di varie specializzazioni.  Lo ampliò con un reparto di maternità, dando possibilità alla cittadinanza di usufruire dei servizi necessari. Nei locali “ San Giovanni di Dio” annessi alla chiesa di S.Anna istitui’ un laboratorio con macchinari di sartoria e maglieria per dare possibilità alle donne svantaggiate di vivere decorosamente. Tenne vivo l’asilo privato “Dora Baiamonte”,  dando un servizio in sostituzione di quello pubblico  allora mancante. Fu di sostegno notevole al Collegio di Maria che funzionava da orfanotrofio e nello stesso tempo era centro di animazione cristiana per la gioventu’ femminile, contribuendo all’emancipazione della donna. Durante il suo ministero sacerdotale visse  i periodi difficili della politica e del lavoro ecclesiale per il quale ricevette molte critiche che gli procurarono non poche amarezze; per la sua alta e forte personalità,  seppe superarle nel nome della sua forte fede e della sua notevole preparazione, migliorata sempre con i suoi continui studi e numerosi confronti con il mondo ecclesiale e laico.

Leonardo Sciascia che aveva compreso bene l’Arciprete lo ha sempre lodato per la sua coerenza e per l’essere contro ogni forma di compromesso e lo descrive cosi:

<< un uomo sempre con  la testa alta, come di chi si alza sulla punta dei piedi  per guardare al di là delle cose che gli stanno davanti; buon suonatore d’organo e buon parlatore, non ipocrita, ma tutto quello che si trova sgradevole in lui nasce da una sua incapacità di mistificazione >> (Le Parrocchie di Regalpetra).

Lo stesso P. Angelo Sferrazza, che era uno dei suoi ragazzi del circolo “VIRTUS”  per evidenziare meglio la sua generosità ricorda che un giorno Monsignor Casuccio gli disse dopo aver acquistato l’organo della Chiesa Madre :

<<speravo che la gente avrebbe contribuito alle spese: si è raccolto poco ed io ci ho messo tre milioni del mio>>. E soggiunse subito:<< Beh, li devo dare dopo alla Chiesa, li dò ora>>(Religiosità del popolo siciliano)

Inoltre Mons. Giovanni Casuccio, in occasione del suo 90° compleanno, ringraziando con gioia  per i tanti doni ricevuti da Dio nella sua lunga vita, fa riferimento anche alle sofferenze e alle critiche della gente esclamando:

<<Quante ne ho sentite io povero Cristo! Ma volete  che un sacerdote  diventi qualcosa di diverso  che un  sacerdote?>>.

Terminato il mandato di arcipretura non si fermò, anzi si impegnò ulteriormente in un vero progetto di ristrutturazione della chiesa di San Pasquale e a tal proposito P.  Angelo Sferrazza nel suo libro “Religiosità del popolo siciliano: Racalmuto, sette dialoghi con l’arciprete” ce lo descrive cosi:

<< non si eclissò  rassegnato, ma offrì al paese uno spettacolo  insolito aggirandosi con la tonaca  nera, macchiata di calce, tra sacchi di cemento e muratori dando ordini  e sorvegliando i lavori >> . (Religiosità del popolo siciliano).

Spiegava i motivi  del suo impegno che era quello di creare un centro di adorazione eucaristica “come migliore servizio  alla vita di fede di una comunità” . (Religiosità del popolo siciliano).

Non contento di ciò, a 90 anni, concepì l’idea di lasciare alla diocesi di Agrigento la campagna e la casa situata in contrada  Zaccanello  “ per rendere un servizio anche dopo morto,  che rispondesse alla volontà di Dio”.La Divina Provvidenza  fece il resto,  perché dopo la sua morte, avvenuta  il 27 Maggio 1982, il vescovo di Agrigento Monsignor Luigi Bommarito assegnò la proprietà a Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, quale luogo di recupero per i giovani tossicodipendenti; con la sua donazione Monsignor Casuccio  ha creato l’arca “per accogliere altri figli dello stesso Dio” .

Fino a tarda età  ebbe facilità di parola e lucidità  di pensiero, capacità di giudizio critico, di battute umoristiche e di attacchi polemici. Dal mondo dei giovani con i quali aveva a lungo lavorato mantenne l’entusiasmo. Nei confronti dei suoi compagni di sacerdozio dimostrò spesso un atteggiamento impositivo, che a volte poteva dare fastidio, ma che per lui era solo un segno di protezione.

Concluse la sua vita  vivendo fino in fondo la sua vocazione sacerdotale, facendo della Chiesa e, solo di Essa, il perno della sua vita.

I pronipoti

Lo zio per antonomasia

Il ricordo di Mons. CASUCCIO di un pronipote

casuccioIl ricordo di Mons. Giovanni Casuccio pur a tanti anni di distanza dalla sua morte rimane in me vivo e presente insieme al piacere  delle discussioni che animavano i nostri sporadici incontri.

In effetti, quale pronipote non avevo molte occasioni d’incontrarlo anche perché andavo  a trovare le  sorelle - Zie Francesca e Carmela - per commissioni di mia nonna Carmela che abitava vicino in orari in cui difficilmente era in casa.

Della prima gioventù mi rimangono pochi ricordi legati in modo episodico alla frequentazione dell’azione cattolica di S. Pasquale e della Matrice.

Di quegli anni, è difficile dimenticare le sue prediche sempre lunghe e piene di riferimenti evangelici e della vita dei Santi per cui capitava di essere sorpresi a sbadigliare o a distrarsi in modo evidente.

In questi casi lo Zio Arciprete - così lo chiamavamo - non mancava di interrompere la predica per  un pubblico richiamo col disappunto di chi ne era vittima.

In Chiesa pretendeva la massima attenzione e cercava di fare capire a tutti la sacralità del luogo e quando non diceva Messa, andava in giro per il sagrato e con il solito richiamo sibilato imponeva un contegno e una presenza attenta..

Mi è rimasta impressa la scena  di una sera che mi sono recato a casa sua e l’ho trovato a tavola servito dalla sorella Carmela con un piatto di verdura da una parte e due patate lesse  in un altro. La Zia si limitò a  condire la verdura con appena due gocce d’olio e mangiò le patate completamente scondite.

Durante il periodo del liceo e universitario e dopo il trasferimento per lavoro gli incontri erano limitati ai ritorni a casa.

Le materie di studio e gli avvenimenti nazionali erano motivo di commento e di discussione e non mancava mai di mettere al centro dei discorsi il compito della Chiesa nel mondo e la parola del Vangelo. Io mi limitavo ad esprimere qualche idea non sempre in linea con le sue  e se faceva riferimento al pensiero dei Padri della Chiesa rimanevo ad ascoltarlo non riuscendo a seguirlo o immedesimarmi nella vita dei Santi.

Gli incontri avvenivano la domenica prima di pranzo anche per le  raccomandazioni di mia Mamma che ricordava a me e mio fratello Carmelo di passare a salutare le Zie e  lo Zio che rientrava dopo la Messa.

Nel periodo liceale in cui si studiava filosofia e storia la discussione riguardava la politica  e le difficoltà vissute dalla Chiesa prima dei Patti Lateranensi e la influenza che la Massoneria aveva esercitato sullo Stato Italiano.

A volte accennava a padre Cipolla e agli sforzi che aveva fatto per fondare la Banca di Mutuo Soccorso e le polemiche che avevano accompagnato la nascita del Partito Popolare di Don Luigi Sturzo.

Da lì, il passaggio alla dottrina sociale della Chiesa era quasi obbligato e francamente anche se provavamo a contraddirlo era difficile non riconoscere che aveva ragione quando ci faceva notare che la Chiesa non aveva bisogno del Comunismo per porre al centro della vita la persona umana. Noi a volte insistevamo sulle discriminazioni sociali passate e presenti ma lui rimaneva convinto che la Chiesa era durata 2000 anni perché era stata in grado di assicurare uno sviluppo equilibrato della vita sociale.

I discorsi in famiglia quando riguardavano la Chiesa non potevano non avere come punto di riferimento lo Zio Arciprete.

In particolare, qualche discorso riguardava l’impegno finanziario personale che dedicava al patrimonio della Chiesa, come l’acquisto dei locali vicini alla Chiesa Madre e destinati alle ACLI e altre esigenze correnti.  Il discorso a volte si allargava al carattere dello Zio che si dimostrava intransigente con la gente comune e formale e come un tale carattere gli creasse antipatie mentre  i parenti dovevano tentare di giustificarlo.

Anche lo Zio Arciprete  si lamentava della gente che secondo lui pretendeva cose che non era possibile fare specie se le giudicava in contrasto con i principi cristiani o se a chiederli erano persone che non frequentavano la Chiesa e i precetti.

Una delle questioni che gli creò non pochi problemi fu il tentativo di proibire l’ingresso degli animali delle prommisioni in Chiesa dopo la salita della scalinata del Santuario della Madonna del Monte. Riteneva tale usanza blasfema e indegna del rispetto verso la Madonna.

In famiglia, a volte si faceva cenno al fatto che il  Padre avesse dato in usufrutto allo Zio, al momento dell’ordinazione a Sacerdote, la proprietà più estesa e i migliori terreni in contrada Culmitella .

Noi da giovani disinteressati sentivamo qualche frase smozzicata e poco chiare sull’argomento ed eravamo portati a credere come sosteneva mia Mamma che nei tempi passati l’ordinazione a Sacerdote dipendeva dalla capacità economica specie se si voleva  diventare Vescovo.

A tal proposito, si parlò di un incontro ad Agrigento col Vescovo Mons Peruzzo in cui doveva decidersi una tale eventualità. Poi invece arrivò la nomina  di Protonotaro del Papa.

Noi continuavamo le nostre visite in casa dello Zio e le occasioni di confronto sugli argomenti di attualità non mancavano mai. Lui era sempre pronto a difendere la Chiesa ricorrendo a citazioni del Vangelo, di S. Agostino, dei Padri della Chiesa e di Papa Pio XII.

Dopo l’elezione di Papa Giovanni XXIII- Roncalli gli feci notare che la Chiesa con la scelta di un Papa anziano dimostrava una scarsa capacità di rinnovamento e rischiava di rimanere tagliata fuori. E’ stata l’unica volta in cui lo vidi in difficoltà, mi rispose che la Chiesa era abituata a fare i propri passi piano piano e che la scelta di un Papa di transizione era necessaria per trovare il giusto erede di Papa Pacelli.

Quando sono ritornato a trovarlo dopo qualche tempo, mi accolse con un viso sorridente e felice - mai successo - e mi disse: hai visto come lo Spirito Santo è sempre presente nella Chiesa, ci voleva un Papa vecchio per indire il Concilio.

Sul Concilio e sulle aspettative di cambiamento nella Chiesa si dichiarava favorevole e più di tutto voleva che la Chiesa e i Preti con la loro parola entrassero in contatto con la gente e che non rimanessero estranei o corpo separato della società.

Malgrado dimostrasse apertura alle nuove idee del Concilio, non modificò il suo carattere e rimase sempre rigido nel suo modo di fare e convinto che, come la Chiesa, anche Lui non sbagliasse mai.

Le mie visite a Racalmuto diventavano sempre più rare per la distanza e per i gli impegni di famiglia. Dopo il 75° anno lasciò la titolarità della Chiesa Madre e iniziò ad officiare Messa a S. Pasquale,  Chiesa alla quale era particolarmente affezionato perché era stato un grande laboratorio per i giovani cattolici negli anni 30. Questo attaccamento fu la molla che lo convinse a destinare i suoi sforzi anche economici al suo recupero e alla ristrutturazione. Contemporaneamente, officiava  Messa nella Chiesa del Collegio e incurante del tempo era in grado di alzarsi alle sei e di fare la predica, come mi raccontava mia Mamma.

Manteneva sempre la stessa lucidità e convinzione sulla sua missione di Sacerdote e, malgrado avesse superato gli anni ottanta, con spirito giovanile iniziò un’altra impresa.

Aveva deciso di utilizzare un appezzamento di terreno di sua proprietà per la costruzione di una casa in contrada Zaccanello da destinare dopo la morte a casa di ricovero per Preti in pensione.

In famiglia una tale intenzione non sembrò una buona idea e quando avevo occasione di ritornare a Racalmuto mi chiedeva che ne pensassi. Giustificava questa sua idea col fatto che il compito del Sacerdote era quello di pensare alla Chiesa prima di tutto e che questa era la missione che aveva scelto. Io gli dicevo che doveva decidere secondo la sua coscienza e di non fare troppo caso agli altri discorsi. Avanzavo qualche difficoltà sull’impegno di costruire di sana pianta una casa a quella età e per una destinazione che richiedeva costi di gestione e un numero di Preti adeguato.

Non si lasciò impressionare, iniziò i lavori e per seguirli partiva anche a piedi da Racalmuto quando non trovava la disponibilità di un passaggio  .

Un’estate di ritorno dalla campagna lo raggiunsi lungo la superstrada con la macchina mentre procedeva con la sua solita andatura impettita e svelta e rimasi interdetto nel sentire che gli era capitato di percorrere i cinque Km di distanza dal paese a piedi.

Spesso mi rammarico per non avere memorizzato meglio momenti o periodi della vita che meritavano o meritano di essere ricordati e tramandati. Questo breve ritratto di Mons. Giovanni Casaccio- lo Zio per antonomasia- sicuramente non gli rende giustizia perché un uomo  di forte concetto quale è stato merita una ricerca più approfondita per farlo  rimanere nella memoria dei racalmutesi.

Roma, 11 febbraio 2010

L'Arciprete Don Alfonso Puma
di Salvatore Picone

La sua vita dedicata interamente al servizio degli altri
Fu anche poeta e pittore e cultore della storia locale

Don Alfonso PumaAlfonso Puma è nato a Racalmuto il 21 novembre 1926.
Viene ordinato sacerdote  ad Agrigento  il 29 giugno 1950 dal Vescovo Giovanni Battista Peruzzo e nominato vice parroco della Parrocchia Matrice come collaboratore dell’arciprete Giovanni Casuccio.

Svolse la sua attività sacerdotale come assistente dell’Azione cattolica “Virtus”. In qualità di prete operaio si dedicò alla cura spirituale dei minatori delle miniere di sale e zolfo. Difese, tra gli anni ottanta e novanta, i diritti degli operai della miniera di salgemma.

La sua opera pastorale è stata preziosa presso la parrocchia del Carmelo dal 1962 al 1966. Il Vescovo Giuseppe Petralia, succeduto a Mons. Peruzzo, nel dicembre del 1966, nominava don Alfonso Parroco-Arciprete della Matrice di Racalmuto, e l’ammetteva a far parte del Consiglio Presbiterale diocesano e membro della commissione di Arte sacra, essendo lui stesso pittore.

E’ stato insegnante di religione nelle scuole elementari, medie e superiori.

 

Amante dell’arte e del bello, fece restaurare le tele del “monoculus racalmutensis” Pietro D’Asaro e organizzò, nel 1984, assieme a Leonardo Sciascia, suo amico e parente, la mostra dei quadri del Monocolo.

Molto legato agli emigrati, si recò più di una volta ad Hamilton, città canadese dove vivono migliaia di  racalmutesi. “Nipù”, diceva a tutti. Tutti nipoti. “Perché un po’ si sentiva lo zio di un intero paese perché tanti – come ha scritto Gaetano Savatteri sul giornale “Malgrado tutto” ricordando Padre Puma – ne aveva battezzato, cresimato, sposato e moltissimi altri aveva accompagnato laggiù, all’ultimo indirizzo”.

Per oltre quarant’anni è stato arciprete di quelle Parrocchie sciasciane. Fu poeta, ricercatore e cultore della storia locale; e pittore. Nella sua pittura non poteva non esserci la presenza della religiosità. Dipingeva, come hanno scritto, “la natura delle cose”. Nelle sue tele (e nei disegni, nelle pirografie) l’artista non si allontana mai dal concetto uomo, dalla vita, dalla presenza del Divino e della Provvidenza di manzoniana memoria.

Dalle osservazioni delle pale d’altare del seicentesco concittadino Pietro D’Asaro, il pittore-sacerdote Puma prende coscienza del valore del “ritratto”: assai presente in quelle opere legate ai suoi familiari, ai compaesani illustri. Ma c’è, in prevalenza, la natura e la vita. Il mistero della vita. Come c’è il vangelo, il messaggio che quotidianamente, da uomo di Chiesa, ha lanciato dagli altari.

L’arte, dunque, come missione cristiana, i colori pari alla “Parola”. Basta citare pochi titoli della sua vasta produzione per capirne meglio il senso. “Il sogno di Giacobbe”, “Libertà”, “Dubbio e verità”, “Meditazione”, “Camici bianchi”, “Preghiera-incontro”, “Scelta di un po’ di cielo”, “Incontro di popoli”.

Nel 1999 partecipò all’incoronazione della statua della Madonna del Monte ad Hamilton, in Canada, dove fu accolto con grande devozione dai cittadini racalmutesi che vivono oltre oceano.

Fiore all’occhiello della sua attività è stata la costruzione della Casa di riposo per anziani, la Casa della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che padre Cipolla ha lasciato a beneficio dei poveri.

E poi ancora la pinacoteca delle opere d’arte, l’oratorio dei ragazzi.

Non ultimo si è impegnato strenuamente per il restauro e la riapertura della Chiesa di Sant’Anna e della Matrice che lui considerava la sua “casa”. Riprese, nel 2005, la festa antica dedicata alla patrona di Racalmuto Santa Rosalia che si celebra il 4 settembre.

L’arcivescovo Carmelo Ferraro lo nomina Canonico onorario della Cattedrale di Agrigento. E  il 4 ottobre 2007, assieme a Don Diego Martorana, viene nominato da Papa Benedetto XVI , Cappellano di Sua Santità.

Dopo la malattia, che lo allontanò fisicamente da Racalmuto per un breve periodo, morì ad Agrigento all’alba del 2 gennaio 2008. I suoi funerali, celebrati da Monsignor Ferraro e da numerosi sacerdoti della Diocesi, si sono svolti nel Santuario della Madonna del Monte, a Racalmuto, là dove celebrò la sua prima messa in quel lontano 1950.

Recentemente il Comune di Racalmuto ha dedicato all’Arc. Can. Don Alfonso Puma una strada del paese, nei pressi del Municipio e della Chiesa Madre.

14 Febbraio San Valentino

Domenica 14 Febbraio 2010 08:18

Una storia narra che Valentino, Vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati. Un'altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci effusioni di affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini.
Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia, gravemente malata, e il centurione romano Sabino; l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, chiamato dal centurione al capezzale della giovane morente, Valentino battezzò dapprima il giovane soldato e quindi lo unì in matrimonio alla sua amata, prima che entrambi cadessero in un sonno profondo.
La festa di San Valentino fu istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i Lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d'amore diffuso dall'opera di san Valentino.
Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo.

San Valentino

San Valentino

San Valentino

rosa

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Aspettando la Quaresima...

Sabato 13 Febbraio 2010 07:27

QuaresimaCon il mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, tempo di preghiera, meditazione e sacrificio, ma soprattutto tempo di amore e carità verso il prossimo. Questo periodo così lungo (40 giorni) è necessario per crescere gradualmente nell’amore, nell’imparare cioè a donare agli altri ciò che Dio gratuitamente dona a noi, a cominciare dalla salute, dai nostri talenti, il nostro tempo e tutta la nostra vita, facendo soprattutto gesti concreti con costanza e perseveranza.

Invito della Consulta Cittadina di Pastorale Giovanile

Quaresima di conversione per tutti, in modo particolare per te che sei giovane.
Puoi avere 18 anni, ma essere vecchio dentro al tuo cuore se non riesci ad amare Dio, gli altri e tutto ciò che è vero e bello.
La natura si sta svegliando, svegliati anche tu!

Vi aspettiamo numerosi al nostro primo appuntamento mercoledì 17 Febbraio alle ore 19.00 presso la Chiesa Madonna del Carmelo per la Santa Messa e l’imposizione delle ceneri; a seguire una sorpresa riservata solo ai giovani!

Padre Giuseppe Cipolla (1871-1930)

Venerdì 12 Febbraio 2010 08:10

Padre Cipolla Padre Giuseppe Cipolla  nasce a Racalmuto il  21 giugno 1871 da Giuseppe Cipolla, originario di Milocca,  e Rosalia Troisi (di seconde nozze), racalmutese. Compie gli studi nel seminario di Caltanissetta, nonostante fosse in procinto di seguire gli studi teologici a Roma, e viene ordinato sacerdote   nel 1895, a 24 anni, da Monsignor D. Gaetano Blandini vescovo di Girgenti. Subentrando al sac. Giuseppe Bufalino, sarà subito nominato rettore della piccola chiesa di San Francesco dove eserciterà il suo ministero fino alla sua morte avvenuta il 25 maggio del 1930. Suo campo d’azione è stato,  tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del primo Novecento, il microcosmo racalmutese:

  • recupererà l’antico castello chiaramontano, ridotto a un “caseggiato diruto, ricovero ai Gufi alle colombe”, per ospitarvi un asilo e una scuola di lavoro mosso da “desiderio ardente di aprire nella nostra Città una casa per gli orfani della Guerra e per le vedove dei soldati morti per la grandezza della Patria”;
  • realizzerà un’affittanza collettiva acquistando un feudo per ripartirlo in piccoli appezzamenti ai contadini che li avrebbero riscattati con il lavoro;
  • inizierà i lavori di restauro e ampliamento della chiesetta “San Francesco” prendendosi cura materiale e spirituale dei ragazzi dell’omonimo quartiere particolarmente povero;
  • sarà, secondo la testimonianza del Messana, alla testa dell’occupazione del feudo di Villanova  all’indomani della Grande guerra;
  • lo si ritrova fra i promotori dell’Azione Cattolica e tra i fondatori del Partito Popolare;
  • sarà fidecommissario dell’Ospedale “Maria SS. Del Monte” su designazione del vescovo B. Lagumina;
  • darà impulso al culto dell’Immacolata mentre infuriava il razionalismo all’interno della teologia ovvero il modernismo;
  • si interesserà per far ritornare in patria le spoglie mortali di Padre Elia Lauricella;
  • istituirà, nel 1909,  la Piccola Industria e la Cooperativa agricola “Maria SS. Immacolata” e diverrà, su pressante richiesta dei soci fondatori, Presidente di una Cassa rurale con lo scopo di combattere lo strozzinaggio usuraio e permettere ai contadini di comprare le sementi tramite piccoli prestiti ad un tasso di interesse molto vantaggioso.

La subitanea chiusura della Scuola di lavoro,  ubicata nel Castello Chiaramontano, e il fallimento della Cassa rurale travolgeranno la sua esistenza e contribuiranno alla cattiva fama che, con sommari giudizi, lo accompagnerà dopo la sua morte.

Escavando, però, negli archivi ci si imbatte in una documentazione che testimonia la figura un prete colto, attivo, dinamico e generoso, sensibile all’elevazione spirituale, morale ed economica dei più poveri; esponente esemplare ancorché poco noto del movimento cattolico siciliano, definibile a pieno titolo “prete sociale” o “leoniano: in corrispondenza con i rappresentanti più illuminati e innovatori del clero nisseno e agrigentino. Per tutto ciò, lo storico della chiesa mons. Cataldo Naro ha mostrato un grande interesse.

Con volontà testamentaria Padre Cipolla ha voluto destinare la  sua ampia casa materna, ubicata in Via Cesare Cantù, ad ospizio per gli anziani.

Le Quarantore a Racalmuto

Venerdì 12 Febbraio 2010 07:37

Quarantore San Francesco Giovedì 11, Venerdì 12 e Sabato 13 Febbraio Il turno di San Francesco alla Chiesa Madre.

Di seguito pubblichiamo i cenni storici, di questa antica Chiesa e la figura del Sacerdote defunto Padre Cipolla che vi operò con tanta dedizione per parecchi anni.

 

Chiesa di San Francesco
di Giuseppe Nalbone e Salvatore Picone

Chiesa San Francesco Anche sulla storia di questa Chiesa di Racalmuto, dai visitatori spesso paragonata allo Spasimo di Palermo, perché incompiuta e affascinante, semplice e misteriosa, si può meglio conoscerne i particolari e i documenti nel ponderoso volume “Delle Chiese di Racalmuto” di Giuseppe Nalbone (Edizione Malgrado Tutto, Racalmuto 2004).

Tuttavia Nalbone apre subito con il riferimento allo storico Pirri che per primo parla della Chiesa nel ‘600 nel suo Sicilia Sacra, Agrigentinae Ecclesiae. “Della Chiesa e del Convento di San Francesco di Assisi non si conosce la data di fondazione”, scrive Nalbone. Alcuni documenti sulla Chiesa risalgono al 1545. Ma la Chiesa è comunque legata alla famiglia Del Carretto, che governarono Racalmuto, arrivando da Finale Ligure, dal 1313 agli inizi del ‘700. Infatti è importantissimo il testamento di Don Giovanni Del Carretto del gennaio 1560 che chiede di essere seppellito proprio in una cappella della Chiesa; anzi chiede, al figlio Don Girolamo Del Carretto di costruire una cappella per la sepoltura sua e della famiglia.

L’edificio non è mai stato completato anche se agli inizi del Novecento il rettore della Chiesa Padre Giuseppe Cipolla tentò di completare i lavori anche se non ci riuscì. Ma restano segnali evidenti del suo operato nel Tempio. In particolar modo l’altare maggiore dove si venera la Madonna Immacolata: la manifattura, in legno dell’Ortisei, del 1926, è uguale a quella dell’altare dedicato alla Madonna presente nella navata sinistra della Chiesa Madre che l’arciprete Don Diego Martorana, nel 2008, quando il Duomo è stato riaperto al culto dopo i restauri, ha riportato alla sua originale destinazione. Prima infatti, nello stesso altare, era ubicata la statua di San Giovani Bosco. In legno dell’Ortisei anche l’artistica bara dell’Immacolata realizzata in quegli anni.

Nonostante la struttura rimasta incompiuta, sia la Chiesa che il convento annesso rimangono le uniche strutture presenti a Racalmuto che conservano l’architettura del ‘500.

All’interno della Chiesa si venerano anche San Calogero e Sant’Antonio i cui altari sono stati realizzati, sempre nel 1926, per commissione di Padre Cipolla. Numerosi anche i dipinti: il San Francesco di Carmelo De Simone del 1835, San Bonaventura del pittore Marco Martino del 1831.

Resiste ancora un antico organo a mantice, ancora funzionante, antica traccia di fede dei monaci francescani presenti a Racalmuto.

Il convento, con l’arrivo di Garibaldi e l’unità d’Italia del 1861, fu – come tanti altri a Racalmuto così come in tutto il territorio nazionale – tolto alla Chiesa. Divenne per un certo periodo carcere e mantenne ancora la struttura originaria, così come oggi le cui sale sono sede della banda comunale del paese.

Della Chiesa di San Francesco si occupò anche lo storico Nicolò Tinebra Martorana nel suo Racalmuto. Memorie e tradizioni. Martorana racconta la Chiesa e ne rileva la presenza di un dipinto di Pietro D’Asaro, il “Monocolo di Racalmuto”, raffigurante i Santi Francesco e Chiara. Il quadro fu poi trasferito in Matrice dove è tutt’ora visibile. I locali della Chiesa sono rimasti intatti nella pavimentazione e nell’arredo, mantenuti nell’antica bellezza dall’arciprete Don Alfonso Puma prima e dal’attuale arciprete Don Diego Martorana che avrebbe voluto le Quarantore anche in questa Chiesa, chiusa per il crollo di qualche pietra dal prospetto principale. Tuttavia si attende parere della Soprintendenza e della Prefettura di Agrigento per riparare il pericolo e riaprire al culto la Chiesa dedicata al patrono d’Italia.

Centro Vincenziano Padre Cipolla

Giovedì 11 Febbraio 2010 11:00

Centro Vincenziano Padre Cipolla E’ da oltre un anno che un progetto proposto dall’Azione Cattolica e’ diventato una realtà….

Progetto attuato per i ragazzi diversamente abili, ne aderiscono infatti una ventina. Gli incontri avvengono due volte alla settimana, precisamente il martedì e il giovedì, dalle 16:30 alle 18:30, presso “IL CENTRO VINCENZIANO PADRE CIPOLLA”. Da sottolineare che questi ragazzi sono seguiti da volontari che con amore e spirito di sacrificio, si occupano di loro. Ecco i nomi dei volontari: Maria Pirrera, Gino Giudice, Franca Sanfilippo, Melina Rizzo, Angela Tirone, Luigina Cacciato, Patrizia e Gabriella Lauricella, Salvatore Castiglione, Salvatore Milazzo, Alfonsina Licata Ricottone, Lina Costa, Graziella Macaluso, Enza Morgante, Maria Carmela Giudice, Tonino Falletta.

Centro Vincenziano Padre Cipolla Il centro e’ stato inaugurato nel dicembre 2008, con la Santa Messa, celebrata da Don Diego Martorana e con la partecipazione della banda musicale di Montedoro che ha allietato la serata.
Oltre la Santa Messa e la musica, il tutto si è concluso con dolcini tipici di Natale.
Le attività svolte dai ragazzi sono prevalentemente manuali, proprio per cercare di fare sviluppare e rinforzare la “motricità fine”.

Centro Vincenziano Padre Cipolla Si passa dalla pasta di sale al disegno e la pittura e dalla scrittura alla lettura; ma anche il ballo e il canto sono messi in rilievo!!! Ogni ricorrenza è  buona per festeggiare e stare tutti insieme in allegria negli eventi di compleanni e feste di Natale, Pasqua e Carnevale. Oltre alle feste e le attività svolte all’interno del centro, si sono effettuate diverse gite: a Licata in occasione della “Festa della Primavera”, a Porto Empedocle in occasione della “Festa del Ciao”, a Cammarata a visitare un Agriturismo e a Caltagirone per i Presepi  e le ceramiche ….

Come di usanza a Racalmuto, l’anno scorso si è fatto il ”Giovedì delle Comari “ e i ragazzi hanno passato un’intera giornata a ridere, scherzare e mangiare piatti tipici e tradizionali con la presenza dei Sacerdoti. Visto il risultato positivo ottenuto si e’ riproposto anche quest’anno!!! In occasione delle “Quarantore”, i volontari hanno portato i ragazzi nelle Chiese più vicine per un momento di Preghiera e Adorazione. Sia l’Arciprete Don Diego Martorana che Don Michele Termine, sono stati presenti agli incontri stabiliti con entusiasmo e grande partecipazione. I ragazzi sono affettuosi e pieni d’amore nei confronti degli Animatori, partecipano assiduamente agli incontri con serenità e grande volontà!!

E’ bello vedere splendere nei loro occhi quella serenità e quell’amore che solo Gesù può donare!!!!!....Il centro si è aperto  con un solo obiettivo: allietare le giornate di questi ragazzi a volte emarginati dalla società; ma hanno tante risorse e sono di grande aiuto verso gli animatori, perché sono in grado di trasmettere la pace e la voglia di vivere che a volte si perde a causa delle prove della vita!....

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XVIII Giornata Mondiale del Malato

Martedì 09 Febbraio 2010 22:46

L’11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato, occasione propizia per riflettere sul senso del dolore e sul dovere cristiano di farsene carico in qualunque situazione esso si presenti.

I volontari del gruppo Caritas di Racalmuto con i cresimandi, come ogni anno, faranno la consueta visita domiciliare agli ammalati, per portare loro, conforto, speranza, sostegno morale.

Alle ore 9.30 presso la Cappella della Casa di Riposo, L’Arc. Don Diego Martorana, celebrerà una Santa Messa. Gli anziani ospiti e tutti gli ammalati presenti, potranno ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi, durante la celebrazione. 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI (sintesi)

Papa Benedetto XVI “Vorrei qui riprendere il Messaggio ai poveri, ai malati e a tutti coloro che soffrono, che i Padri conciliari rivolsero al mondo, al termine del Concilio Ecumenico Vaticano II: “Voi tutti che sentite più gravemente il peso della croce – essi dissero - … voi che piangete… voi sconosciuti del dolore, riprendete coraggio: voi siete i preferiti del regno di Dio, il regno della speranza, della felicità e della vita; siete i fratelli del Cristo sofferente; e con lui, se lo volete, voi salvate il mondo!” (Ench. Vat., I, n. 523*, [p. 313]). Ringrazio di cuore le persone che, ogni giorno, “svolgono il servizio verso i malati e i sofferenti”, facendo in modo che “l'apostolato della misericordia di Dio, a cui attendono, risponda sempre meglio alle nuove esigenze” (Giovanni Paolo II, Cost. ap. Pastor Bonus, art. 152).”

La Psicologia dell’Amore e della Solidarietà

Martedì 09 Febbraio 2010 12:00

Incontro Gruppo Famiglie con la dott.ssa Margherita La Rocca

Domenica 7 Febbraio 2010, il gruppo famiglie e il gruppo nubendi, hanno accolto la dott.ssa Margherita La Rocca, psicologa e insegnante, ma più di ogni altra cosa, una donna mamma e  sposa. Se ne conoscevano le doti di grande comunicatrice, la sua affabilità, i modi dolci e gentili, tuttavia ci ha lasciati ancora una volta meravigliati per la capacità di esporre in maniera chiara e convincente i contenuti del tema che è stata invitata a trattare: “La Psicologia dell’Amore e della Solidarietà”. Dott. Margherita La Rocca

Quale è il punto di partenza per un rapporto all’insegna dell’amore e della crescita? L’amore – secondo la Teoria Cognitiva del Triangolo dell’Amore (Sternberg) - è il risultato di tre componenti: 1) l’intimità, 2) la passione, 3) La capacità della decisione e dell’impegno.

Quindi, la dott.ssa La Rocca ha spiegato quali fattori a loro volta realizzano le componenti anzidette. In particolare si è soffermata sull’Empatia, sentimento che indica una profonda unione tra gli sposi. Nessuno può pensare di vivere una vita da coniugato se non fa proprie le gioie, le sofferenze, le angosce, in una parola i sentimenti, che il partner vive quotidianamente. La condivisione è un principio fondamentale per la riuscita di un rapporto.

Un matrimonio è anche il frutto di un’assunzione di responsabilità  convinta e senza condizioni. Un impegno a far perdurare l’amore, alimentandolo di giorno in giorno e di donarsi l’un l’altro, sopprimendo comportamenti egoistici, sempre latenti nella personalità di noi tutti.

Dalla compresenza di tutte e tre le componenti (Intimità, Passione, Decisione-Impegno) si realizza un Amore Perfetto – Vissuto – Completo, primario scopo di una coppia di sposi che riconosce nel matrimonio “una chiamata”per la vita.

In questo processo virtuoso non si può escludere l’esercizio di alcune virtù  quali la prudenza, la giustizia e la fortezza da intendersi secondo Sant’Agostino come “fermezza d’animo” e cioè la capacità di sopportare i mali e le avversità nella vita attuale in prospettiva del godimento-piacere dei beni supremi. Proprio la fortezza così intesa, oggi viene spesso a mancare nella coppia, debole e fragile, soprafatta dall’onda alta e distruttrice di una società sempre più sterile di valori veri, indissolubili, cristiani.

I gruppi, la cui partecipazione è stata numerosa, hanno applaudito a più riprese l’intervento della dott.ssa La Rocca, soddisfatti ed entusiasti per l’ampia e sentita esposizione. Quindi il nostro Arciprete Don Diego Martorana non si è potuto esimere dal rinvitare la nostra ospite a un prossimo incontro per trattare il tema dell’ “emergenza educativa” così come proposto da Mons. Di Marco,  uomo di Dio, capace di leggere l’emergenze del nostro tempo.

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Il Vescovo consegna Il Credo ai ragazzi di Terza Media

Lunedì 08 Febbraio 2010 15:30

Mons. Francesco MontenegroSabato 6 Febbraio alle ore 16:00, i ragazzi dell’Unità Pastorale di Racalmuto, compresa la comunità parrocchiale “Madonna della Rocca”, si sono recati a Canicattì, nella Chiesa di Santa Chiara, per ricevere in consegna dalle mani del nostro ben amato Vescovo, Francesco Montenegro, il Credo o Simbolo della fede.

L’esperienza ricca e significativa per i prossimi cresimandi, si è realizzata grazie alle paterne direttive del nostro Don Diego Martorana, con la collaborazione attiva delle catechiste: Angela, Patrizia, Viviana, Assunta e con la partecipazione gioiosa di Don Michele Termine.

Consegna Credo La liturgia, animata vivamente  e gioiosamente dal nostro vescovo che, ha utilizzato immagini della vita quotidiana dei giovani, ha fatto riflettere sull’importanza dell’essere cristiani oggi, infatti “i credenti sono gli amici di Gesù, che indossano la maglietta (il Credo) per giocare bene in squadra, per volare alto come le aquile e non in basso come i polli”. Alla fine, i nostri ragazzi hanno ricevuto il Credo stampato, a modo di messaggio, su un cartoncino a forma di telefonino con sotto scritto: “INVIALO!”

L’augurio per i nostri giovani è che possano sfruttare la tecnologia per far viaggiare ancor oggi e dappertutto il messaggio sempre vivo ed attuale di Gesù, vero Dio e Signore della nostra vita.

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Storie di A.C. - Gruppo Azione Cattolica Madonna del Carmelo

Domenica 07 Febbraio 2010 22:00

Come possiamo far entrare un’associazione così grande come la nostra dentro un articolo?! Beh concedeteci almeno un po’ di righe perché la storia è molto lunga! Tutto inizia per volontà di Don Diego Martorana nel 2001 che venendo a conoscenza diretta di un educatore AC, Sabrina Lanza volle riproporre tutto ciò a Racalmuto, riallacciandosi all’esperienza precedentemente fatta nel passato. Mancavano i mezzi, gli animatori, i luoghi…un po’ tutto, ma la forza di iniziare quella c’era, infatti Sabrina affiancata da Linda Graci (allora presidente del gruppo), iniziarono a mettere su, sia un piccolo gruppo di bambini, sia un corpo di animatori, Antonella Burgio, Marialuisa Martorana, Valentina Festa, Cecilia Capitano.

Con il tempo il gruppo inizierà a prendere forma, fino ad arrivare all’attuale splendido gruppo di AC che è oggi. Oggi il gruppo si articola in 3 sottogruppi: 6-8/ 9-11/ 12-14, più un vasto gruppo di Giovani e Giovanissimi, compresi 2 adulti: Rosario Bufalino e Paolo Agrò, e una presidente innamorata del suo servizio in AC: Marianna Mendolia. Dopo le indicazioni generali, che direte: “nonj sono poche”, concedeteci altri 2 minuti per mostrarvi cosa facciamo. Beh direi esattamente cosa facciamo, sarebbe qualcosa di troppo complesso e complicato, per questo per sintetizzare un po’ tutto vi raccontiamo delle nostre più belle esperienze.

Ogni anno realizziamo 3 giorni di uscita dove concentriamo il nostro operato e il senso della nostra associazione, per questo lo abbiamo chiamato 3GPASS, cioè 3 giorni di Preghiera, Azione, Servizio e Sacrificio, tutto contornato da tantissimo divertimento. Fino ad oggi abbiamo fatto 5 uscite: 2005 Castronovo di Sicilia, 2006 Mezzojuso, 2007 Zafferana Etnea, 2008 e 2009 Pergusa, esperienze queste, una più appassionante e divertente dell’altra.

Ognuna di loro ha lasciato un’impronta incancellabile nel nostro cuore. Il 1° giugno 2009, il nostro gruppo, come qualsiasi vero gruppo sente l’esigenza di esplicare il proprio sentimento per l’AC nella realizzazione di una maglia che raffigura un’immagine che sintetizza l’essenza del nostro gruppo: un servizio rivolto ai bambini, ai giovani, a prescindere dal sesso, razza, lingua, perché siamo tutti figli di un unico Dio che ci ama tutti allo stesso modo.

AzioneCattolica.it

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 32a Giornata Nazionale per la vita

Domenica 07 Febbraio 2010 12:00

“La forza della vita una sfida nella povertà”

Chi guarda al benessere economico alla luce del Vangelo sa che esso non è tutto, ma non per questo è indifferente. Infatti, può servire la vita, rendendola più bella e apprezzabile e perciò più umana. Fedele al messaggio di Gesù, venuto a salvare l’uomo nella sua interezza, la Chiesa si impegna per lo sviluppo umano integrale, che richiede anche il superamento dell’indigenza e del bisogno. La disponibilità di mezzi materiali, arginando la precarietà che è spesso fonte di ansia e paura, può concorrere a rendere ogni esistenza più serena e distesa. Consente, infatti, di provvedere a sé e ai propri cari una casa, il necessario sostentamento, cure mediche, istruzione. Una certa sicurezza economica costituisce un’opportunità per realizzare pienamente molte potenzialità di ordine culturale, lavorativo e artistico.

Avvertiamo perciò tutta la drammaticità della crisi finanziaria che ha investito molte aree del pianeta: la povertà e la mancanza del lavoro che ne derivano possono avere effetti disumanizzanti.

Conferenza Episcopale ItalianaLa povertà, infatti, può abbrutire e l’assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in se stessi e nella propria dignità. Si tratta, in ogni caso, di motivi di inquietudine per tante famiglie. Molti genitori sono umiliati dall’impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e sfiducia. Proprio perché conosciamo Cristo, la Vita vera, sappiamo riconoscere il valore della vita umana e quale minaccia sia insita in una crescente povertà di mezzi e risorse. Proprio perché ci sentiamo a servizio della vita donata da Cristo, abbiamo il dovere di denunciare quei meccanismi economici che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi. Il benessere economico, però, non è un fine ma un mezzo, il cui valore è determinato dall’uso che se ne fa: è a servizio della vita, ma non è la vita. Quando, anzi, pretende di sostituirsi alla vita e di diventarne la motivazione, si snatura e si perverte.

Anche per questo Gesù ha proclamato beati i poveri e ci ha messo in guardia dal pericolo delle ricchezze (cfr Lc 6,20-25). Alla sua sequela e testimoniando la libertà del Vangelo, tutti siamo chiamati a uno stile di vita sobrio, che non confonde la ricchezza economica con la ricchezza di vita. Ogni vita, infatti, è degna di essere vissuta anche in situazioni di grande povertà. L’uso distorto dei beni e un dissennato consumismo possono, anzi, sfociare in una vita povera di senso e di ideali elevati, ignorando i bisogni di milioni di uomini e di donne e danneggiando irreparabilmente la terra, di cui siamo custodi e non padroni. Del resto, tutti conosciamo persone povere di mezzi, ma ricche di umanità e in grado di gustare la vita, perché capaci di disponibilità e di dono. Anche la crisi economica che stiamo attraversando può costituire un’occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire la dignità della vita, perché la vita stessa è la prima radicale ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio, denunciando ancora una volta, senza cedimenti sul piano del giudizio etico, il delitto dell’aborto. Sarebbe assai povera ed egoista una società che, sedotta dal benessere, dimenticasse che la vita è il bene più grande. Del resto, come insegna il Papa Benedetto XVI nella recente Enciclica Caritas in veritate, “rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche importanti e benefiche ricadute sul piano economico” (n. 45), in quanto “l’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica” (n. 44). Proprio il momento che attraversiamo ci spinge a essere ancora più solidali con quelle madri che, spaventate dallo spettro della recessione economica, possono essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci impegna a manifestare concretamente loro aiuto e vicinanza. Ci fa ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale.

Roma, 7 ottobre 2009
Memoria della Beata Vergine del Rosario

IL CONSIGLIO PERMANENTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Il Clan del gruppo Scout Racalmuto I° al San Paolo 2010!

Sabato 06 Febbraio 2010 17:06

Scout A questo San Paolo hanno partecipato i ragazzi del Clan: Salvatore Giancani, Diego Merulla, Gioacchino Milioto, Valentina e Maria Giovanna Maniglia, Gabriele Taibi, Andrea Sciascia, i Capi Scout: Elvira Bufalino Maranella, Calogero Taibi, Angela Penzillo, Roberto Vella e Don Gero Manganello.

Ogni anno in occasione della ricorrenza della conversione di San Paolo, protettore della branca R/S (Rover e Scolte), tutti i Clan della zona Concordia si riuniscono.

Quest’anno l’incontro del San Paolo si è svolto il 30-31/01/2010 a S. Stefano di Quisquina, dove il Clan appartenente al gruppo scout Racalmuto 1°, assieme ad altri Clan, ha condiviso una nuova e interessante esperienza ricca di contenuti attuali quali: il Lavoro!!!

I ragazzi confrontandosi tra di loro, con i loro capi e con persone esperte li presenti, grazie anche alle attività organizzate (come: momenti di preghiera, veglia serale, circa 5 km di strada a piedi, dibattiti  e testimonianze, ecc…) hanno fatto proprio il tema trattato.

Quest'evento, oltre a lasciare ai ragazzi un bel ricordo, ha lanciato un Capitolo di Zona R/S, intitolato “IL FUTURO E’ ADESSO… COSA VOGLIO FARE DA GRANDE?”, che affronteranno sin da subito; anche perché entro quest’anno scoutistico ci saranno altri due incontri con tutti i Clan della Zona per confrontarsi, portando ognuno le conoscenze acquisite, in modo da costruire “una cassetta degli attrezzi” che in fine permetterà ai ragazzi di fare delle scelte consapevoli!

Angela Penzillo

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Quarantore a Racalmuto

Sabato 06 Febbraio 2010 00:00

Questa settimana le QUARANTORE, hanno fatto tappa Domenica 31 Gennaio, Lunedì 1 e Martedì 2 Febbraio nella Chiesa Madonna della Rocca.

Durante le celebrazioni anche questa Comunità come tutte le altre ha voluto ricordare nell’anno dedicato al sacerdozio ministeriale, la figura del Parroco defunto don Gaetano Chiarelli.

Il sacerdote Gaetano Chiarelli nativo di Racalmuto fu eletto parroco della Chiesa Madonna della Rocca il 2 aprile 1949.

Padre Chiarelli Svolse l'attività pastorale con zelo e scrupolosità. Molto osservante delle regole, aperto al sorriso e alla battuta facile.

Concluse il suo servizio con una Missione Popolare guidata dai Liquorini, infatti al termine della Missione fu colpito da un ictus e ha dovuto lasciare la guida della parrocchia nel 1985.

Vista l'importanza dell'evangelizzazione, nel testamento ha lasciato 10 milioni di lire depositati presso la Curia perché i suoi successori con gli interessi potessero curare meglio l'annuncio del Vangelo.

Attenti a quel Virus

Venerdì 05 Febbraio 2010 07:41

GRUPPO FAMIGLIE
INCONTRI DI FORMAZIONE

Il dipartimento per la pastorale familiare della comunità ecclesiale di Racalmuto, vi ricorda l’appuntamento di domenica prossima 7 febbraio con i coniugi Margherita e Giovanni Ruvolo i quali presenteranno una loro riflessione sul tema "Il Dialogo nella coppia".
L’incontro avrà luogo alle ore 19,00 nel Salone della Casa Di Riposo.
Nell’attesa vi proponiamo alcuni tra i più pericolosi "virus coniugali" e i loro effetti sulla vita familiare, dello psicologo Osvaldo Poli. Per sorridere, ma anche per pensare.

VIRUS DEL MARITO AMORFO

«Lui tende a lasciar correre tutto, a passare sopra le cose, a far finta di niente, "tanto poi si aggiustano". Si comporta come se pensasse: ciò che non faccio io, lo farà un altro. Mi sembra di non poter mai avere un aiuto da parte sua, e con tre figli non posso più permettermelo. Lui non si ricorda le cose, non le coglie, è superficiale. Soprattutto non parla: bisogna metterlo sotto torchio per fargli dire qualcosa. È amorfo, insipido, senza carattere. Lui conta sempre sul fatto che "comunque possa andar bene", ma non si impegna mai. Mi dice sempre: "Ti prometto, ti prometto...". Ma poi non lo fa, come i bambini. Mi esaspera e poi, come ha fatto ieri, mi regala un libretto dal titolo: "La carità è paziente". Sono andata fuori di testa. Se l'avessi visto così non so se l'avrei sposato... ».

VIRUS DELLA MOGLIE OSSESSIVA

«Sono molto insicura del mio valore, penso sempre che lui possa trovare qualcuna migliore di me e lasciarmi. Per evitare questo devo avere sotto controllo tutta la sua vita. Se si ferma con un amico a parlare, mi scoccia, se qualcuno sa di lui cose che io non so, sono infastidita, se una sera mi dice che non ha niente da dirmi mi arrabbio, se accende il computer per svagarsi, lo vivo come un rifiuto di stare con me, quando rientra in casa gli faccio l'interrogatorio. Ho sempre bisogno di verificare che parla di più con me, che preferisce stare con me, che mi considera meglio di tutti gli altri, altrimenti vado nel panico. Per questo devo avere il controllo su tutta la sua vita. Gli tolgo la libertà, come la tolgo a me stessa. Così mi lego a lui e cerco di legare lui a me. Ma non siamo felici insieme».

VIRUS DELLA SUOCERA STRARIPANTE

«Mia moglie stravede per sua madre, che abita sotto di noi ed è, per così dire, il suo pilastro. Loro due, madre e figlia, la pensano allo stesso modo. Se dico a mia moglie: "Dai la Tachipirina al bambino", mi dice che sono uno scriteriato. Se dopo dieci minuti glielo dice sua mamma, allora va bene. Ha chiamato nostro figlio con lo stesso nome del padre defunto. Ha fatto contenta sua mamma, ma io tutte le volte che devo chiamarlo non riesco a pronunciare quel nome assurdo. Sembra che ragionino con una testa sola, sono sempre d'accordo fra loro e io vengo sempre messo in minoranza. Non si rende conto degli errori educativi che ha fatto sua madre, la ritiene perfetta ed è come se si fosse impegnata a clonarla, quindi a rifare gli stessi errori con i nostri figli. Uno di questi giorni scoppio».

VIRUS DEL MARITO INVIDIOSO

«Se io sopravanzo in qualcosa mio marito, soprattutto di fronte agli altri, segretamente se ne risente. Si sente sminuito e cerca di sminuire me. Non riconosce i miei meriti e le mie capacità, per sentirsi valido lui, deve schiacciare me. Se sono felice per qualcosa, mi dice che sono stupidaggini. Se mi metto a cantare, storce il naso. Se ascolto musica, mi fa sentire una donna poco seria. Se guardo la tv mi fa capire che quei programmi sono senza senso. Sono sempre stata gioiosa, scherzosa, estroversa ma dopo tanti anni che sto con lui non rido più».

31 Gennaio 2010 - Festa San Giovanni Bosco a Racalmuto

Venerdì 05 Febbraio 2010 00:00

San Giovanni Bosco Nella Parrocchia Matrice di Racalmuto, quest'anno San Giovanni Bosco ha avuto festeggiamenti di tutto rispetto, anche nella continuità celebrativa di quell'amore verso il Santo che il defunto Arciprete Don Alfonso Puma aveva nel passato saputo accendere nei fedeli.

San Giovanni Bosco La statua di Don Bosco, ornata da una corona di fiori e portata in spalla in processione dai ragazzi dell'A.C.R. ha attraversato Piazza Castello tra cori e canti di grandi e piccini.
Al rientro in chiesa l'Arciprete Don Diego Martorana ha parlato ai fedeli dell'importanza del Santo nella sua veste di educatore, mettendo in rilievo la sua forte personalità, l'amore e la fraterna comprensione con cui sapeva avvicinare a se l'animo dei ragazzi, anche i più riottosi e portarli sulla retta via.

La celebrazione si è conclusa nel salone della Chiesa Madre, dove tutti i ragazzi dell'unità Pastorale, "Chiesa Madre - Madonna del Carmelo" hanno condiviso straordinari momenti di comunione anche con l'assaggio dei dolci preparati dai genitori dei ragazzi, catechisti e altri volontari.

 

Sarina Cusenza

Sacrosanctum Concilium: “Liturgia Fonte e Culmine della Vita della Chiesa”

Giovedì 04 Febbraio 2010 16:07

Incontro gruppo GESU’ DI NAZARETH

Il terzo incontro del gruppo Gesù di Nazareth, che si è tenuto Domenica 31 Gennaio 2010, ha ripreso e completato l’argomento del 2° incontro “La Liturgia”.

Il punto focale della riunione è stata la costituzione Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia, una delle quattro costituzioni conciliari emanate dal Concilio Vaticano II nel 1963. Questo documento che è alla base della riforma liturgica attuata dalla chiesa cattolica, contiene i principi fondamentali per il rinnovamento della liturgia.

La Liturgia è non solo considerata in stretto legame con la storia della salvezza, ma è descritta come la sua continuazione, l’applicazione nel tempo dell’opera di redenzione e glorificazione annunciata nell’AT e compiuta da Cristo nella vita terrena. La Liturgia riprende e realizza la parola e l’opera di Cristo, il quale in tal modo si rende presente e operante là dove i credenti si riuniscono nel suo nome. La Liturgia non esaurisce l’azione della Chiesa ma ne è il culmine e la fonte.

Si evidenzia anche la necessità di promuovere l'educazione liturgica e la partecipazione attiva.  È infatti, ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia. Pertanto il sacro Concilio ha chiarito che dato che la celebrazione liturgica è azione di tutto  il Corpo Mistico di Cristo, egli è il capo e il popolo le membra, l’artefice primo di ogni celebrazione è Cristo e poi il popolo che è chiamato a riunirsi e celebrare.

I ministeri legati all’ordine Sacro sono il vescovo sommo sacerdote del suo gregge, i sacerdoti che presiedono in rappresentanza del vescovo e i diaconi collaboratori del vescovo.

I ministeri istituiti, in passato erano ordini minori, ora ministeri permanenti e stabili, esercitati dai laici i quali assumono un ufficio qualificato, sono il lettore e l’accolito aiutanti del sacerdote nelle varie azioni.

I ministeri di fatto, sono quelli che svolgono determinati funzioni come la guida o i commentatori coloro che leggono le spiegazioni introduttive; i cantori, maestri del coro; il salmista che canta il salmo; il sacrista gruppo di accoglienza, di pulizia..; i ministri straordinari per la distribuzione dell’eucarestia.

Il principio fondante della riforma liturgica è dunque promuovere quella partecipazione attiva, consapevole e piena dei fedeli alla celebrazione del mistero di Cristo.

Scelta per Voi dall'Amico del Popolo

Mercoledì 03 Febbraio 2010 07:31

Il microcredito come strumento di sviluppo
L'iniziativa della Caritas Diocesana

200 La pratica del Microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette alle persone in situazione di povertà ed emarginazione di aver accesso a servizi finanziari. Sono tante le persone che si trovano oggi in una situazione momentanea di difficoltà economica dalla quale potrebbero uscire con un piccolo aiuto. C’è chi, pur lavorando, non riesce ad arrivare a fine mese, o chi vorrebbe avviare una piccola attività economica, ma non riesce a trovare i fondi necessari, o ancora chi si trova a dover affrontare una spesa medica improvvisa.

Questo strumento è stato adottato nei mesi scorsi anche dalla Caritas Diocesana.
Sull’argomento abbiamo incontrato Valerio Landri, direttore della Caritas.
Direttore che cosa offre la Caritas Diocesana di Agrigento, attraverso lo strumento del Microcredito?
Offre la possibilità, innanzitutto,  di concedere piccoli prestiti a tasso agevolato a persone o famiglie che si trovino in una temporanea difficoltà economica al fine di alleviare o prevenire situazioni di potenziale esclusione sociale, richiedendo però ai beneficiari di essere parte attiva nel superamento della situazione di crisi.
Il Microcredito si limita solo alla concessione di un prestito?
No. Esso prevede, anche, una “presa in carico” della situazione del beneficiario attraverso un percorso di accompagnamento finalizzato ad assicurarne l’autonomia, la responsabilità e la realizzazione del proprio progetto di vita.
Come si alimenta il Microcredito?
Per il suo avvio la Diocesi di Agrigento ha costituito presso la Banca di Credito Cooperativo di Agrigento un Fondo di garanzia che si alimenta con donazioni di privati ed Enti.
Dal suo avvio ad oggi quante famiglie ha raggiunto?
Nei primi mesi la nostra Caritas ha già aiutato 25 famiglie.
Immagino che le domande pervenute sono molto di più?
Si. Le domande pervenute alla Commissione esaminatrice sono un centinaio. Ad oggi, le pratiche esitate favorevolmente che attendono di essere ammesse al finanziamento sono circa 20, mentre altre 15 attendono ancora una valutazione.
La diocesi di Agrigento ha indetto per l’ultima domenica di Avvento(20 dicembre 2009) una giornata di raccolta.
Esatto. Purtroppo i fondi a nostra disposizione non sono illimitati, ma si alimentano con il sostegno dei privati. La raccolta che si farà nelle parrocchie dell’intera Diocesi nell’ultima domenica di Avvento sarà interamente devoluta proprio a tale Fondo.
È comunque possibile comunque in ogni momento contribuire ad alimentare il Fondo. Vuole ricordarci come fare?
Certo. Le donazione sono anche fiscalmente deducibili, attraverso Bonifico bancario intestato a Caritas Diocesana IBAN IT30Q0710816600000000000721 o donazione diretta presso la Curia Vescovile, Via Duomo, 96.
E chi è nel bisogno, cosa deve fare per istruire una pratica di richiesta di un prestitio?
Le pratiche per accedere al Microcredito vengono istruite dal Centro di Ascolto della Caritas Diocesana, dietro presentazione di una lettera del parroco che attesti il reale stato di indigenza del richiedente. La richiesta, sottoposta alla valutazione della Commissione diocesana, viene poi trasmessa al Banco di Credito Cooperativo perché ne curi l’esecuzione.
Qual è l’importo che si può richiedere?
Possono essere richiesti importi da un minimo di € 1.000 ad un massimo di € 4.000, ad un tasso agevolato del 2,90%, mentre il rimborso rateale avverrà, in maniera concordata, entro un periodo massimo di 36 mesi.
LdP

2 Febbraio 2010 La Candelora

Lunedì 01 Febbraio 2010 18:07

CandeloraIl 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione di Gesù al Tempio, popolarmente chiamata Festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo del Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone nel Tempio.

Candelora Nella nostra comunità questa Festa è molto sentita. Nelle S. Messe celebrate durante la giornata si benedicono tutti i bambini, in particolare i parroci rivolgono l'invito ai genitori dei bambini battezzati nel corso dell'anno. Proprio per consentire a tutti di essere presenti sono stati concordati gli orari delle S. Messe.

In Matrice la Messa sarà celebrata alle 17:00, nella Chiesa del Carmelo alle 18:30, alla Madonna Rocca alle ore 18.30.

E' una delle tante feste che la Chiesa celebra, ma la sua essenza sta nel fatto che è la Festa dei Bambini, sono loro i veri protagonisti così come lo fu Gesù 2000 anni fa'. Ai genitori l'invito a non mancare, perché seguendo l'esempio di Maria e Giuseppe, osservino la Legge d'Amore del Signore e portino i propri piccoli al Suo Tempio perché faccia scendere su di loro la sua Santa Benedizione.

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