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Ottobre 2011

Domenica 30 Ottobre 2011

Sabato 29 Ottobre 2011 13:07

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

domenica_xxxiC'è una cosa che davvero dà fastidio a chi conserva ancora la coscienza dei propri limiti, ed è quella di chi cerca sempre e dovunque di essere il primo, ammirato, anche se tutto è la sola cornice di una realtà veramente povera, in cui di grande vi è solo la superbia... e questa davvero non è grandezza, ma solo soprastima di se stessi.

Non ci si accorge che questa esibizione di se stessi, almeno per chi ha conservato la verità in se stesso, è uno squallido spettacolo. Non ci si accorge neppure più di essere ridicoli agli occhi della gente, tanta è la cecità che genera l'esibizionismo. Chi di noi non ha incontrato persone che sfoggiano se stessi dicendo: Sai chi sono io??

Alle volte, anzi, alcuni, che possono 'permetterselo', scelgono luoghi esclusivi, condivisi con gente simile a loro, creando come uno steccato, che li divide da tutta la gente che non riesce neppure a mantenersi. Quante persone, oggi, per tante ragioni, lottano ogni giorno per sopravvivere e quanto pochi... sperperano anche il superfluo!

Cosa ne penserà Dio, il Padre, Colui che desidera che ciascuno possa esprimere le proprie capacità e realizzarsi, davanti a questo quadro di pochi ricchi e tanti poveri?

Basta leggere la parabola del ricco epulone e il povero Lazzaro. Questa è la Parola di Dio, oggi:
"Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: "Sulla cattedra di Mosé si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere perché dicono e non fanno. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: amano posti di onore nei conviti, i primi seggi nelle loro sinagoghe, i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare rabbì. Ma voi non fatevi chiamare 'rabbì', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro Maestro, Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo: chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà, sarà innalzato" (Mt. 23,1-25)

"L'umiltà, diceva Paolo VI, è una esigenza, potremmo dire, costituzionale della moralità del cristiano. Un cristiano superbo è una contraddizione nei suoi stessi termini. Se vogliamo rinnovare la vita cristiana, non possiamo tacere la lezione e la pratica dell'umiltà" (Febbraio 1973)

Se osserviamo bene, il superbo suscita un senso di fastidio per quella voluta recita di ciò che è effimero, l'umile, che sembra voler scomparire per la sua umiltà, senza che lui se ne accorga, infonde tanta, ma tanta luce, che è la luce della grandezza interiore.

Non resta che scegliere questa parte.

Di Mons. Antonio Riboldi Vescovo

Alla ricerca di El Dorado

Venerdì 28 Ottobre 2011 07:01

Uscita di apertura Anno Scout 2011/2012

Si è svolta sabato 22 e domenica 23 Ottobre l’uscita di apertura che ha dato inizio ad un nuovo anno Scout.

scout1

scout2 I ragazzi, seguendo una mappa, sono andati alla conquista di EL DORADO, la città d’oro. Attraverso, giochi, prove e varie peripezie, hanno scoperto che il vero tesoro per ciascuno di noi è “ l’altro”: il nostro amico/a, pronto a tenderci una mano sempre. Ma la vera “El Dorado” è ciascuno di noi quando diventa prezioso per gli altri. Gli altri che possono essere persone vicine a noi, ma anche distanti fisicamente, come Lucas e Luigina, i due ragazzini che il Gruppo Scout ha in adozione a distanza in Brasile, ai quali và la raccolta che il gruppo ogni hanno effettua il 1-2 Novembre al Cimitero.

È stata un’uscita di apertura ricca di cambiamenti, poiché sette lupetti sono saliti in Reparto e quattro Scout e quattro Guide sono saliti al Noviziato: crescere significa progredire, lasciarsi alle spalle un percorso compiuto e intraprendere una nuova avventura.

L’uscita si è conclusa con la partecipazione alla Santa Messa alla Chiesa del Carmelo, ed insieme ai genitori dei ragazzi,abbiamo affidato questo nuovo anno di attività al Signore, affinché Lui realizzi in noi, i Suoi progetti.

Fotogallery

Cammino di Fede in preparazione al Sacramento del matrimonio 2011-2012

Martedì 25 Ottobre 2011 08:03

Iniziata Lunedì 17 ottobre nel salone della Casa di Riposo, la preparazione al Sacramento del matrimoni. Gli incontri guidati dai Sacerdoti sono animati da giovani coppie sposate, che danno un valido supporto al Cammino di fede dei nubendi.

cammino1 La preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, è di rilevante importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande valore per l'intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale che non potrebbe essere soggetta all'improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale preparazione poteva contare sull'appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità, consapevole del fatto che il sacramento del Matrimonio rappresentava una garanzia ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L'appoggio ecclesiale era, almeno nelle comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una « piaga » sociale (cfr. Gaudium et Spes GS 47).

Oggi, al contrario, in non pochi casi, si assiste ad un accentuato deterioramento della famiglia e ad una certa corrosione dei valori del matrimonio. In numerose nazioni, soprattutto economicamente sviluppate, l'indice di nuzialità si è ridotto. Si suole contrarre matrimonio in un'età più avanzata e aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni, anche nei primi anni di tale vita coniugale. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una inquietudine pastorale, mille volte ribadita: Chi contrae matrimonio, è realmente preparato a questo? Il problema della preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per tutta la comunità cristiana e per la società. Perciò crescono dovunque l'interesse e le iniziative per fornire risposte adeguate e opportune alla preparazione al sacramento del Matrimonio.

cammino2 cammino3 cammino4

Gesù di Nazaret: ripreso il cammino

Lunedì 24 Ottobre 2011 07:47

Domenica 16 ottobre 2011 sono riprese le attività del gruppo Gesù di Nazaret. L’incontro ha visto la partecipazione di numerose persone ed è stato un momento di ricognizione e riflessione sulle attività svolte e sugli argomenti trattati negli anni precedenti, ed è stato inoltre occasione di presentazione dei contenuti del nuovo cammino che ci accingiamo a percorrere in compagnia del secondo volume Gesù di Nazaret scritto dal Santo Padre Benedetto XVI.

GN

La riunione è stata  momento di accoglienza nel gruppo di Don Angelo Martorana e di tutte quelle persone che hanno voluto prontamente rispondere all’invito a far parte del gruppo. Allo stesso tempo è stato occasione di testimonianza e riflessione da parte di chi ha seguito il percorso di nascita e progresso del gruppo stesso.

Ricordiamo a tutti quelli che vorranno far parte del gruppo Gesù di Nazaret che il prossimo incontro si terrà domenica 6 novembre dopo la S. Messa delle 18:00 presso il saloncino attiguo alla Chiesa del Carmelo; gli incontri successivi si terranno a cadenza quindicinale tutte le prime e le terze domeniche di ogni mese.

Liliana e Patrizia Melone

Domenica 23 Ottobre 2011

Sabato 22 Ottobre 2011 15:24

XXX domenica del tempo Ordinario

xxx_ordinarioFa bene, ed è oggi una grande necessità, celebrare in ottobre il mese 'dedicato alla missione...

Cosa dire? Ci fu un tempo in cui, in questo giorno, si ricordavano solo i popoli non ancora evangelizzati. E ancora oggi tanta parte della umanità non conosce Gesù e la Sua Parola.

Per portare Cristo a tutti, è davvero preziosa e grande l'opera di tanti missionari, che a volte vivono in condizioni difficili, altre volte, come in Cina, con il rischio o della galera o dell'essere uccisi.

Sono i meravigliosi missionari 'di frontierà.
Ma il compito di fare conoscere Gesù e il Vangelo è solo compito di alcuni o è dovere di tutti?
Non è forse vero che i nostri 'primi missionari' dovrebbero essere i nostri genitori, che ci fanno della vita un dono, che agli occhi del Padre ha una sola ragione: conoscerLo, amarLo, servirLo per poi alla fine, se saremo degni, gioire con Lui in Paradiso?!
C'è una preghiera eucaristica che descrive in modo meraviglioso chi è Dio per ogni creatura.

Suona così: "Noi Ti lodiamo e Ti benediciamo Dio, Onnipotente, Signore del Cielo e della terra, per Gesù Cristo venuto nel tuo nome: Egli è la mano che tendi ai peccatori, la parola che ci salva, la via che ci guida alla pace. Tutti ci siamo allontanati da Te, ma Tu stesso, o Dio nostro Padre, ti sei fatto vicino ad ogni uomo, con il sacrificio della croce".

Credo che tutti almeno dovremmo sapere o credere che la nostra esistenza, l'esistenza di ogni uomo e donna, ha una sola ragione: è stata concepita dall'eternità dal Cuore del Padre, che ci ha affidati nel tempo ad una famiglia, con il solo scopo di ricambiare qui l'amore, raggiungere la santità e quindi tornare alla Sua e nostra Casa, che è la sola Casa vera per tutti.

Qui, tutto è provvisorio, come nel viaggio di un pellegrino.

Non ci stancheremo mai di dire che la ragione vera della vita non sono i soldi, tanto meno la superbia dell'apparire o del dominare, un'onorificenza o la celebrità effimera, ma la sola ragione, ripeto, è amare ed essere amati.

Gesù, chiestogli quale fosse il più grande comandamento, rispose: "Nella vita amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze. Il secondo comandamento è simile a questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Fà questo e vivrai!"

Affermava il Santo Padre nella giornata missionaria dello scorso anno: "Il compito missionario non è la rimozione del mondo, ma trasfigurarlo attingendo la forza da Gesù Cristo".

Ma - ripeto - il compito missionario riguarda solo chi non conosce Dio, e verso cui operano i nostri 'missionari', o riguarda ogni cristiano?

Non è forse vero che ogni cristiano, nel suo ruolo, ha un compito che non può eludere, perché è quello che lo fa partecipe della sua vera natura e origine?

Impensierisce l'ignoranza di troppi fratelli e sorelle che, se va bene, a volte conoscono 'briciole' della Parola di Dio, quando invece questa dovrebbe essere il PANE che dà ragione alla vita, dono di Dio. Affermava Paolo VI, che non si stancava di viaggiare per il mondo, per portare con autorità il Vangelo a tutti, fino ai confini della terra:

"Il popolo di Dio è un popolo missionario. Cristo avrebbe potuto chiedere al Padre suo, ed egli avrebbe messo a disposizione più di dodici legioni di angeli, per annunciare al mondo la sua redenzione. Invece Cristo ha conferito questo compito e questo privilegio a noi; a noi, gli infimi di tutti i santi che siamo davvero indegni di essere chiamati apostoli, di proposito, per annunciare la buona novella all'umanità. Egli non ha voluto servirsi di altre voci che della nostra.

Di Mons Antonio Riboldi

Corso Ministrante

Giovedì 20 Ottobre 2011 14:02

Missione Popolare Diocesana

Martedì 18 Ottobre 2011 07:35

Il piano pastorale sarà incentrato sull’unica missione della Chiesa intesa come:

  1. missionepopolarediocesana proposta del primo annuncio (Kerygma) per il risveglio della fede attraverso i contenuti fondamentali che saranno presentati a tutti nei tempi forti; le schede conterranno elementi di catechesi, liturgia e proposte concrete di attuazione e aiuteranno le comunità a riflettere su:
    • “Padre nostro” (durante l’Avvento)
    • “Credo” (durante la Quaresima)
  2. attenzione al territorio particolare e universale
    • lettura del territorio per meglio conoscerlo e servirlo
    • crescere nello stile dell’ascolto e nella pedagogia dell’ “incarnazione”
  3. proposta di nuovi stili di vita più conformi al Vangelo da assumere in modo profetico
    • Rapporto con le cose
    • Rapporto con le persone
  4. approfondimento degli ambiti di Verona ribaditi dal documento “Educare alla vita buona del Vangelo”
    • affettività
    • lavoro e festa
    • cittadinanza attiva
    • fragilità e tradizione.

Venerdì 21 Ottobre ore 19:00 Casa di Riposo Racalmuto

Presentazione dei sussidi e delle schede per l’Avvento

Invito a tutti gli operatori di Pastorale

Bivona accoglie Don Michele

Domenica 16 Ottobre 2011 17:21

La Parrocchia di S. Rosalia ha un nuovo Parroco

don_michele3 Campane a festa - Chiesa colma di gente come da tempo non si notava. Il Sindaco le autorità civili e la cittadinanza di Bivona, ha accolto in festa Don Michele Termine, nominato dall’Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro, nuovo parroco della Chiesa di S. Rosalia. Don Michele è stato accolto con gioia entusiasmo ed attesa. Accompagnato all’ingresso, dal Vicario Mons. Melchiorre Vutera da Don Angelo Martorana e dal Vice Rettore del Seminario. E’ toccato al Vice Rettore del Seminario leggere il Decreto di consegna Parrocchiale e di servizio Pastorale.

don_michele4 Don Michele, visibilmente emozionato,  è stato presentato durante la concelebrazione Eucaristica dal Vicario Generale, alla Comunità. Ha partecipato, una nutrita delegazione di Racalmutesi, che ha accompagnato Don Michele, manifestandogli commosso affetto e gratitudine per tutto quello, che ha saputo dare nei 25 mesi di permanenza a Racalmuto. Un saluto ed un augurio per la nuova missione, per cui il Signore lo ha scelto è stato rivolto alla fine da un rappresentante.

Salutato ed accolto dal Coordinatore del Consiglio Pastorale Parrocchiale, dal Sindaco e dai rappresentanti dei gruppi della Comunità. La celebrazione è stata animata dai giovani del Coro Parrocchiale. Di seguito il video del saluto d’ingresso di Don Michele e un foto racconto dell’Evento.

Fotogallery

Domenica 16 Ottobre 2011

Domenica 16 Ottobre 2011 07:29

XXIX domenica del tempo Ordinario

xxix_domenica«Rendete a Cesare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»: questo detto di Gesù esige da noi cristiani la responsabilità di un’interpretazione intelligente e sempre rinnovata nei diversi contesti storici, di un discernimento dal quale discenda una prassi conseguente nella compagnia degli uomini.

Gesù ha appena svelato gli ostacoli opposti dalle autorità religiose alla salvezza offerta da Dio, ed ecco che i farisei «tengono consiglio» contro di lui, come già avevano fatto in precedenza (cf. Mt 12,14) e come il sinedrio farà per arrestarlo (cf. Mt 26,4; 27,1). Qui i farisei cercano di coglierlo in fallo nei suoi discorsi; a loro si uniscono gli erodiani, sostenitori di Erode Antipa tetrarca di Galilea, ossequienti al potere romano. Costoro si rivolgono insieme a Gesù con parole adulatrici, che in realtà sono taglienti come la lama di un pugnale (cf. Sal 55,22): «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia agli uomini». Eppure, contro la loro stessa intenzione, stanno dicendo il vero: Gesù parla con franchezza, rivela la volontà di Dio a tutti, a chi è disposto ad accoglierla come a chi la rifiuta in nome dei propri schemi e delle proprie tradizioni (cf. Mt 15,3)…

Segue la domanda trabocchetto: «Dicci il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Essi vogliono cogliere in fallo Gesù nella sua collocazione politica: la sua risposta dovrebbe rivelarlo come collaborazionista del potere romano, dunque inviso al popolo, oppure come nemico dell’imperatore, dunque denunciabile in quanto ribelle. Che la questione sia grave lo mostra l’accusa falsa mossa a Gesù dal sinedrio di fronte a Pilato: «Abbiamo trovato costui che impediva di dare tributi a Cesare» (Lc 23,2), uno dei motivi addotti per la sua condanna a morte… Ma Gesù, riconoscendo la doppiezza dei suoi interlocutori, sa discernere il vero movente della loro domanda: «Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo». Alla vista del denaro d’argento usato per pagare questa tassa, egli pone a sua volta una domanda: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». E udita la risposta: «Di Cesare» – cioè di Tiberio Cesare, l’imperatore dell’epoca –, proclama: «Rendete a Cesare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Sì, il credente in Gesù Cristo è colui che «sta nel mondo senza essere del mondo» (cf. Gv 17,11-16), che abita con piena lealtà la città degli uomini ma la cui vera cittadinanza è nei cieli (cf. Fil 3,20). È quanto si legge anche in uno splendido scritto delle origini cristiane: «I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per abiti. Abitando città greche o barbare, danno esempio di uno stile di vita meraviglioso e paradossale. Essi abitano una loro patria, ma come forestieri; a tutto partecipano come cittadini e a tutto sottostanno come stranieri; ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera».

Ciao Don Michele

Sabato 15 Ottobre 2011 07:04

Inizio cammino di fede in preparazione al Matrimonio

Sabato 15 Ottobre 2011 06:51

Comunità parrocchiali della Città di Racalmuto

Cammino di Fede in preparazione

al SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

Inizio Lunedì 17 Ottobre ore 19,30

Salone della Casa di Riposo

fedi Lunedì 17 ottobre c.a. riprendono nel salone della casa di riposo, adiacente la chiesa Madonna del Carmelo, gli incontri per i giovani fidanzati di tutte le parrocchie, che si preparano al sacramento del matrimonio.

È un percorso di fede che viene proposto per riallacciare o rinsaldare il legame dei giovani con Cristo, un legame che non è più personale ma che coinvolge i due in un cammino di amore fisico e spirituale, la scoperta di un rapporto  in cui Cristo è parte integrante e non figura occasionale da invitare per la cerimonia, una presenza costante e viva all’interno della coppia.

Una scoperta del sacramento del matrimonio, all’interno di una comunità cristiana, della quale la coppia è la cellula fondamentale, da cui scaturirà la famiglia cristiana piccola chiesa domestica.

Gli incontri si terranno tutti i lunedì alle ore 19,30.

È bello appartenersi nell’amore per sempre.
È il senso della vita di un uomo e di una donna che sono chiamati a diventare “due in una sola carne”, nell’amore.

Le coppie di fidanzati interessati, possono rivolgersi al proprio Parroco per ritirare la scheda di prenotazione o possono scaricare il modello allegato. Da compilare e presentare in Parrocchia.

lettera di impegno

Don Michele Termine Parroco a Bivona

Venerdì 14 Ottobre 2011 07:47

Sabato 15 Ottobre 2011 la Parrocchia di Santa Rosalia in Bivona accoglie il nuovo  Parroco DON MICHELE TERMINE. Una delegazione di Racalmuto sarà presente alla Concelebrazione Eucaristica, di insediamento.

donmichele2

A te Don Michele gli auguri di tutta la comunità di Racalmuto e della redazione del sito che ti saluta con questa preghiera.

Preghiera per i sacerdoti

Abbiamo bisogno di preti, Signore,

ma di preti fatti sul tuo stampo;

non vogliamo sgorbi, non vogliamo "occasionali", ma preti autentici

che ci trasmettano te senza mezzi termini, senza ristrettezze, senza paure.

Vogliamo preti "a tempo pieno", che consacrino ostie, ma soprattutto anime,

trasformandole in te; preti che parlino con la vita, più che con la parola e gli scritti;

preti che spendano il loro sacerdozio anziché salvaguardarne la dignità.

Sai bene, Signore, che l'uomo della strada non è molto cambiato da quello dei tuoi tempi;

ha ancora fame; ha ancora sete; fame e sete di te, che solo tu puoi appagare.

Allora donaci preti stracolmi di te, preti che sappiano irradiarti; preti che ci diano te.

Di questo solo nio abbiamo bisogno.

A noi, Signore, bastano i preti dal cuore aperto, dalli mini forate, dallo sguardo limpido.

Cerchiamo preti che sappiano pregare più che organizzare,

preti che sappiano parlare con te, perché quando un prete prega il popolo è al sicuro.

Oggi si fanno inchieste, si fanno sondaggi su come sarà, su come la gente vuole il prete.

Non ho mai risposto a queste inchieste, ma a te, Signore, posso e voglio dirlo:

il prete io lo voglio impastato di preghiera.

Donaci, Signore, preti dalle ginocchia robuste, che sappiano sostare davanti a se,

preti che sappiano adorare, impetrare, espiare; preti che non abbiano altro recapito che il

tuo tabernacolo. E dimenticavo:

rendici degni di avere tali preti.

La "mia" Africa

Mercoledì 12 Ottobre 2011 11:41

Dall’Amico del popolo

vescovo Il primo viaggio di mons. Montenegro ad Ismani.

Di ritorno dal primo viaggio missionario  presso la parrocchia di Ismani in Tanzania, abbiamo raccolto le impressioni di mons. Francesco Montenegro.

Asante… karibu… sono le parole più ascoltate nel mio viaggio in Tanzania. Esprimono gratitudine ed anche saluto, e sono sempre accompagnate da sorrisi e calorose strette di mani. Cordialità che mi accompagna lungo tutto il viaggio.

Indistintamente, adulti e piccoli, si avvicinano e mi regalano accoglienza e gratitudine. Mi sento abbracciato dai loro sorrisi, che spiccano sulla loro pelle scura. Sorrisi che però non riescono a nascondere o cancellare il velo di tristezza che traspare dai loro occhi e dai loro volti.

Quando i bambini si fermano, dopo un po’, il loro viso denuncia una tristezza che mi si appiccica addosso e mi accompagna lungo tutto il viaggio africano. E questo vale anche per gli adulti. Porto dentro il volto di un anziano, non so se ancora malato o convalescente, che, nella sua capanna, consuma il pranzo (pane ed acqua) in compagnia di decine di mosche che tentano di rubare un po’ del suo cibo e di entrare nel suo bicchiere, e che lui allontana con gesti lenti e stanchi. I suoi occhi parlano, e tanto.  O il volto della ragazza, seduta vicino al fuoco, con l’anziana madre e i fratellini, che fissa i nuovi arrivati, non comprendo se è imbarazzata o incuriosita, ma senz’altro offre  un volto segnato da grande tristezza che non si addice ai tratti di una giovane donna.

I villaggi sono formati da capanne di fango rosso con tetti di paglia, solo alcune l’hanno di lamiera. Sono casupole (non so se possono definirsi così) senza luce, senz’acqua che accolgono contemporaneamente persone ed animali, illuminate la sera da fuocherelli attorno a cui sedersi (si è in montagna e la temperatura non è afosa), collegate da strade sterrate e polverose di terra rossa. Strade percorse da fuoristrada o da piccoli sobbalzanti colorati autobus stracolmi o da carri trainati da buoi o asini altrettanto stracolmi, o percorsi da uomini, non sempre giovani, che quasi incredibilmente, giocando d’equilibrio e di muscoli, trasportano di tutto sulle loro biciclette: sacchi stracolmi, fasci di legna, oggetti vari, o da bambini e donne che a piedi, e anche loro giocando d’equilibrio, trasportano sulla testa, anche per chilometri, contenitori di plastica ripieni di acqua, che a differenza di quella che beviamo noi, non è incolore, inodore e insapore.

Torno a casa, non me la sento di affermare che sono soddisfatto, ma stanco sì, soprattutto ferito da questa esperienza. Sono certo che questo viaggio non resterà solo un ricordo che si sbiadirà col tempo, perché quegli occhi, quei volti, quei sorrisi, i bambini dell’orfanotrofio di Numba Yetu, quelle rosse capanne, hanno graffiato il mio cuore di uomo e di Vescovo e sono entrati dentro. Ma soprattutto perché non penso che sia facile rispondere od addomesticare quell’interrogativo che da quei giorni mi accompagna: ‘Perché Signore tanta povertà? E io che posso farci?’ Non ho avuto risposta, anche se avrei bisogno di sentirla, ma ogni qual volta queste domande rimbalzano dentro di me, rivedo i colori delle albe e dei tramonti - pennellate sempre nuove della mano di Dio - o gli alberi solenni come i baobab - sculture di mano divina - o la bella e incontaminata natura, ricca di animali, anche feroci, di colori e di odori, che gli uomini non sono riusciti ancora a violentare. Forse queste immagini sono la risposta. La bellezza sfigurata di quei volti e quella trasfigurata della natura, sono insieme teofania di Dio. È Dio che contemporaneamente mi tende la mano invitandomi a non lasciarlo solo e chiedendomi di fare la mia parte perché in terra africana, ma anche altrove, vuole vivere dignitosamente e con l’altra mano mi carezza e avvolge con quella bellezza che vorrebbe entrasse di più nella mia vita (dove c’è posto per la bellezza c’è posto per l’amore). Le due mani di Dio, che posso stringere in quelle dei fratelli o guardando stupito in alto e attorno. Dio che in un modo e nell’altro mi parla. Tocca a me darGli la risposta.

La Giornata Missionaria Mondiale

Martedì 11 Ottobre 2011 21:47

dal sito www.missioitalia.it

Nel 1926, l’Opera della Propagazione della Fede, su suggerimento del Circolo missionario del Seminario di Sassari, propose  a  papa Pio XI di indire una giornata annuale in favore dell’attività missionaria della Chiesa universale. La richiesta venne accolta con favore e l’anno successivo (1927) fu celebrata la prima “Giornata Missionaria Mondiale per la propagazione della fede”, stabilendo che ciò avvenisse ogni penultima domenica di ottobre, tradizionalmente riconosciuto come mese missionario per eccellenza.

Sul finire degli anni Sessanta (1966-’69), dopo il Concilio Vaticano II, papa Paolo VI esortò il “popolo cristiano” a rendere la Giornata missionaria “espressione di una evangelizzazione permanente”, raccomandando “orazioni e sacrifici quotidiani”, in modo che “la celebrazione dell’annuale Giornata Missionaria” fosse una “spontanea manifestazione di quello spirito”, una logica conseguenza di una volontà già avviata all’impegno missionario. Da allora le Pontificie Opere Missionarie, attraverso l’Opera della Propagazione della Fede non hanno smesso di preparare all’appuntamento della Giornata stessa, proponendo un “Ottobre missionario”.  L’Ottobre Missionario attualmente prevede un cammino di animazione articolato in cinque settimane, ciascuna delle quali propone un tema su cui riflettere, illustrato in speciali sussidi indirizzati ad adulti, famiglie e comunità ecclesiali:
  • Prima settimana       Contemplazione, fonte della testimonianza missionaria
  • Seconda settimana  Vocazione, motivo essenziale dell’impegno missionario
  • Terza settimana        Responsabilità, atteggiamento interiore per vivere la missione
  • Quarta settimana      Carità, cuore della missionarietà
  • Quinta settimana       Ringraziamento, gratitudine verso Dio per il dono della missione.

La  Giornata Missionaria Mondiale è un’importante occasione per riportare l’attenzione ai numerosi bisogni materiali delle cosiddette Chiese di missione, mediante una particolare raccolta di fondi.

Il Papa stesso,ogni anno, invia un Messaggio per la celebrazione di questo importante appuntamento. Le offerte pervenute vengono poi adeguatamente ripartite tra le giovani Chiese di missione, secondo i bisogni di ciascuna (Fondo Universale di Solidarietà). Il Fondo Universale di Solidarietà delle Pontificie Opere Missionarie è la somma totale di tutte le offerte ricevute durante l’anno dai fedeli dei vari Paesi del mondo, destinate alle Chiese:
  • di nuova o recente costituzione, per agevolarne il primo sviluppo;
  • prive di una piena autonomia finanziaria;
  • in situazioni di emergenza (guerre, carestie o calamità naturali).

Racalmuto saluta e ringrazia Don Michele Termine

Sabato 08 Ottobre 2011 09:32

Concelebrazione Eucaristica Chiesa Madre ore 18.30
per ringraziare e salutare Don Michele per il servizio pastorale reso alla nostra comunità

donmichele

Don Michele ordinato Sacerdote l’08 marzo del 2008 da S.E. Mons Carmelo Ferraro, riceve il primo incarico di viceparroco nella Chiesa Madre di Favara, a fianco di Don Mimmo Zambito, il 04 Settembre del 2009, da Mons. Francesco Montenegro viene nominato Viceparroco dell’unità Pastorale Chiesa Madre - Madonna del Carmelo di Racalmuto. Oggi Don Michele durante la Concelebrazione, saluterà la Comunità di Racalmuto perchè nominato parroco nella Chiesa di S. Rosalia a Bivona.

Don Michele è stato anche il Condirettore del nostro sito sin dal 2009.

A Lui un grazie per tutto ciò che ha dato, con gioia e generosità e Buon lavoro per il suo nuovo incarico di Parroco.

Il Signore guidi i tuoi passi e ti mantenga con gioia a servizio del popolo santo di Dio.

Il saluto della Comunità di Racalmuto a Don Angelo

Mercoledì 05 Ottobre 2011 08:10

Il popolo di Dio in Festa

Racalmuto 01 Ottobre 2011

donangelo2 Don Angelo, a nome del Consiglio dell’Unità Pastorale, che rappresento, di tutti gli operatori e di tutta la Comunità di Racalmuto desidero darLe un caloroso benvenuto in mezzo a noi.

Benvenuto a casa!
Da oggi questa è la sua casa, e noi siamo la sua famiglia! Una famiglia che con gioia ha  saputo attendere questo momento così carico di emozioni e di speranze.

La gioia che il suo arrivo porta a tutta la Comunità suscita emozioni che accarezzano la nostra anima, toccano il cuore, formulano pensieri di gratitudine per un evento così forte ed importante allo stesso tempo.

Siamo riconoscenti a Gesù, nostro Signore e Maestro, al quale Lei Don Angelo ha consacrato la sua vita per essere suo discepolo per sempre, come lui vuole, dove lui vuole.

Una gratitudine esprimiamo a sua Ecc. Mons Francesco Montenegro Arcivescovo che ha voluto donare alla nostra comunità un nuovo pastore; ed un grazie a Lei perché, hai saputo andare oltre lo smarrimento iniziale legato alla grandezza dell’incarico che Le è stato affidato, per buttarsi in una nuova avventura da affrontare con serenità ed entusiasmo.

Un benvenuto di cuore, sincero, semplice.

Il Consiglio dell’unità Pastorale in questi anni è stato  chiamato a farsi stretto collaboratore del parroco e del Vice Parroco, anello di congiunzione tra la comunità e i suoi pastori.

Troverà qui un’impronta profonda, lasciata su tutti noi dai suoi predecessori, un solco aperto da Don Diego nell’Esperienza dell’Unità pastorale che ormai da tre anni ha intrapreso con impegno il cammino comunionale.

Troverà qui una comunità vivace ed attenta, ricca di entusiasmo e di fede, consapevole del dovere di cristiani corresponsabili della missionarietà della parrocchia e dell’Unità pastorale. Solo così, le capacità di ciascuno possono trasformarsi in risorse utili a vantaggio degli altri, per costruire quel progetto di vita fondato nella vicendevole collaborazione.

Troverà una Comunità che propone numerose iniziative pastorali che toccano ogni età della vita: il  gruppo dei catechisti, la consulta di pastorale giovanile, i gruppi di spiritualità, il gruppo biblico, Azione Cattolica, gli Scout, i Cori dei Giovani, il gruppo del Rinnovamento nello spirito, il gruppo neocatecumenale, i gruppi di preghiera e spiritualità, la comunità degli anziani della Casa di Riposo, il gruppo dei ragazzi del Centro Padre Cipolla, il gruppo Folk della Virtus, Il gruppo di Padre Pio, Il nuovo gruppo missionario, il Terzordine carmelitano, il gruppo Caritas, la San Vincenzo. I ministri straordinari dell’Eucarestia, il gruppo Gesù di Nazareth.

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Troverà una Comunità che ha saputo rispondere con vigore alla complessità della  composizione del suo tessuto sociale.

Per questo, caro don Angelo e carissimo Don Diego abbiamo bisogno del vostro aiuto, della vostra guida e della vostra preghiera, per il tanto lavoro che ci attende. Vi chiediamo di prenderci per mano e di indirizzare il nostro cammino; di avere con noi la costanza, la pazienza, l’entusiasmo e l’amore nel continuare a seminare, anche di fronte allo scoraggiamento dovuto a terreni poco fertili o a persone che dopo brevi entusiasmi disperdono il loro impegno: di condividere quell’inguaribile dono di Dio che è l’ottimismo, forza che ci spinge a continuare a seminare perché, anche nel deserto, prima o poi piove.

Proponiamoci sin d’ora un cammino affinché la nostra comunità cresca nella fede: investiamo nei giovani e nelle giovani coppie e nelle famiglie, facciamo in modo che i gruppi giovanili, diventino il fulcro e il motore di tutte le pastorali parrocchiali.

Noi, continueremo ad esservi vicini e  a sostenervi, a darvi una mano, impegnati a crescere insieme.

Don Angelo, Don Diego buon lavoro e buona permanenza in mezzo a noi.

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Leonardo Picone
Coordinatore del Consiglio Pastorale

04 Ottobre San Francesco d'Assisi

Martedì 04 Ottobre 2011 06:08

La Storia

sanfrancesco1San Francesco d'Assisi nacque ad Assisi nel 1182 ca. e morì nel 1226. Giovanni Francesco Bernardone, figlio di un ricco mercante di stoffe, istruito in latino, in francese, e nella lingua e letteratura provenzale, condusse da giovane una vita spensierata e mondana; partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, e venne tenuto prigioniero per più di un anno, durante il quale patì per una grave malattia che lo avrebbe indotto a mutare radicalmente lo stile di vita: tornato ad Assisi nel 1205, Francesco si dedicò infatti a opere di carità tra i lebbrosi e cominciò a impegnarsi nel restauro di edifici di culto in rovina, dopo aver avuto una visione di san Damiano d'Assisi che gli ordinava di restaurare la chiesa a lui dedicata.

Il padre di Francesco, adirato per i mutamenti nella personalità del figlio e per le sue cospicue offerte, lo diseredò; Francesco si spogliò allora dei suoi ricchi abiti dinanzi al vescovo di Assisi, eletto da Francesco arbitro della loro controversia. Dedicò i tre anni seguenti alla cura dei poveri e dei lebbrosi nei boschi del monte Subasio. Nella cappella di Santa Maria degli Angeli, nel 1208, un giorno, durante la Messa, ricevette l'invito a uscire nel mondo e, secondo il testo del Vangelo di Matteo (10:5-14), a privarsi di tutto per fare del bene ovunque.

sanfrancesco2 Tornato ad Assisi l'anno stesso, Francesco iniziò la sua predicazione, raggruppando intorno a sé dodici seguaci che divennero i primi confratelli del suo ordine (poi denominato primo ordine) ed elessero Francesco loro superiore, scegliendo la loro prima sede nella chiesetta della Porziuncola. Nel 1210 l'ordine venne riconosciuto da papa Innocenzo III; nel 1212 anche Chiara d'Assisi prese l'abito monastico, istituendo il secondo ordine francescano, detto delle clarisse. Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a tornare, e altri problemi gli impedirono di diffondere la sua opera missionaria in Spagna, dove intendeva fare proseliti tra i mori.

Nel 1219 si recò in Egitto, dove predicò davanti al sultano, senza però riuscire a convertirlo, poi si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno, trovò dissenso tra i frati e si dimise dall'incarico di superiore, dedicandosi a quello che sarebbe stato il terzo ordine dei francescani, i terziari. Ritiratosi sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia, ricevette le stigmate, i segni della crocifissione, sul cui aspetto, tuttavia, le fonti non concordano.

Francesco venne portato ad Assisi, dove rimase per anni segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale, che non indebolì tuttavia quell'amore per Dio e per la creazione espresso nel Cantico di frate Sole, probabilmente composto ad Assisi nel 1225; in esso il Sole e la natura sono lodati come fratelli e sorelle, ed è contenuto l'episodio in cui il santo predica agli uccelli. Francesco, che è patrono d'Italia, venne canonizzato nel 1228 da papa Gregorio IX. Viene sovente rappresentato nell'iconografia tradizionale nell'atto di predicare agli animali o con le stigmate.

OGGI ALLE ORE 19.00 DI FRONTE LA FONDAZIONE “L. SCIASCIA”

VIALE DELLA VITTORIA RECITA DEL ROSARIO MEDITATO

Don Diego e Don Angelo Martorana parroci in solidum

Lunedì 03 Ottobre 2011 08:01

Continua l’esperienza dell’Unità Pastorale a Racalmuto

don_diego_-_don_angelo Don Diego e Don Angelo Martorana, nominati da S.E. Arcivescovo Mons. Francesco Montenegro Parroci in solido dal 01 Ottobre 2011 dell’Unità Pastorale Parrocchia Chiesa Madre e Madonna del Carmelo del Comune di Racalmuto.

Alla solenne concelebrazione Eucaristica, presieduta da Mons. Alfonso Tortorici presenti tutti i sacerdoti della forania, nella Chiesa Madre, ha partecipato, numerosa tutta la Comunità di Racalmuto, alla quale si è aggiunta una folta rappresentanza di fedeli provenienti dalla vicina Castrofilippo, che affettuosamente hanno accompagnato Don Angelo.

Cosa significa parroci in solidum?

È una novità del codice del 1983 che prevede la possibilità di affidare la cura pastorale di una o più parrocchie a più sacerdoti in solidum.

Ecco casa dice in merito il Codice di Diritto Canonico:

Can. 517 - §1. Quando le circostanze lo richiedono, la cura pastorale di una parrocchia, o di più parrocchie contemporaneamente, può essere affidata in solido a più sacerdoti, a condizione tuttavia che uno di essi ne sia il moderatore nell'esercizio della cura pastorale, tale cioè che diriga l'attività comune e di essa risponda davanti al Vescovo.

Ecco a cosa sono stati chiamati Don Angelo e Don Diego a condividere con le stesse attribuzioni e responsabilità la guida delle due parrocchie, nelle unità pastorale. A Don Diego viene attribuito l’esercizio di moderatore.

Domenica 02 Ottobre 2011

Domenica 02 Ottobre 2011 08:00

XXVII domenica del tempo Ordinario

xxvii_domenicaSiamo sempre nel tempio di Gerusalemme, dove Gesù rivolge ai sommi sacerdoti e gli anziani del popolo una seconda parabola, dopo quella dei due figli, ascoltata domenica scorsa.

Un padrone di casa «pianta una vigna, la circonda con una siepe, vi scava un frantoio e vi costruisce una torre» (cf. Is 5,2). Sono parole tratte dal «cantico della vigna» del profeta Isaia, ben conosciuto dagli ascoltatori di Gesù: questa pagina esprime in modo mirabile la storia dell’amore di Dio per la sua vigna, ossia il popolo di Israele (cf. Is 5,7; Sal 80), ma anche la chiesa e l’umanità tutta. È il Signore che crea, custodisce e colma di doni la sua vigna, instaura con lei quella relazione che è fonte di fecondità: occorre però che gli uomini accolgano tale amore, perché Dio ha bisogno di partners che credano al suo amore e vi rispondano con un amore capace di portare frutti abbondanti.

Dopo aver iniziato l’opera, il proprietario affida la vigna a degli agricoltori e parte in viaggio. Al momento del raccolto egli invia alcuni servi a ritirare l’uva, ma ecco accadere l’impensabile: «i vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono»; e lo stesso avviene una seconda volta, quando il padrone manda servi più numerosi dei precedenti. Più egli si prende cura della sua vigna, più cresce l’ostilità di coloro che dovrebbero semplicemente collaborare con lui alla raccolta dei frutti. Eppure il padrone non si scoraggia ma continua a perseverare in una logica di folle gratuità, fino a inviare addirittura il proprio figlio, dicendo: «Avranno rispetto almeno di mio figlio!». Alla vista di quest’ultimo l’odio dei vignaioli giunge al culmine. Essi prima tramano contro di lui certi che, una volta eliminato l’erede, l’eredità passerà a loro. Poi passano all’azione: «Presolo, lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero». Questa affermazione è fondamentale per decodificare la parabola e, di conseguenza, fare luce sull’autocoscienza di Gesù: è lui il Figlio che sarà crocifisso fuori dalle mura di Gerusalemme (cf. Mt 27,31-33); è lui che «patì fuori della porta della città» (Eb 13,12). E allora appare chiaro che i servi inviati in precedenza sono i profeti, donati con premura da Dio eppure sempre osteggiati dal popolo, in particolare dalle sue guide religiose: si pensi solo alle persecuzioni subite da Geremia ad opera dei sacerdoti del tempio…

Accoglienza a Don Angelo Martorana

Sabato 01 Ottobre 2011 07:12

SABATO 01 OTTOBRE 2011

La comunità di Racalmuto alle ore 18:30 nella Chiesa Madre accoglierà il nuovo Parroco dell’Unità Pastorale, Don Angelo Martorana.

don_angelo Don Angelo Martorana nato a Racalmuto il 14 Aprile del 1947 ordinato sacerdote il 03 Luglio 1975, riceve la prima nomina di Parroco nella Comunità di Linosa fino al 1977. Nel 1977 nominato Parroco a Cattolica Eraclea, guida la Comunità per 20 anni. Il 15 Ottobre del 1997 viene nominato Arc. a Castrofilippo e guida la comunità fino al 24 Settembre 2011.

Dal primo ottobre 2011, sarà Parroco dell’Unità Pastorale a Racalmuto con il fratello Don Diego Martorana.

La comunità di Racalmuto si prepara con gioia ad accogliere Don Angelo. Venerdì pomeriggio si è radunata nella Chiesa del Carmelo in preghiera per ringraziare il Signore di questo dono.

Il Consiglio  dell’Unità Pastorale, invita tutti a partecipare alla Concelerbazione Eucaristica presieduta da Mons. Alfonso Tortorici per accogliere Don Angelo.

Don Angelo Benvenuto a Racalmuto

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