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Marzo 2011

Lourdes: Chiesa riconosce guarigione

Martedì 29 Marzo 2011 08:53

Miracolato un uomo semi-paralizzato che soffriva da anni

(ANSA) - PARIGI, 28 MAR - La Chiesa cattolica ha riconosciuto ieri la guarigione inspiegabile di un uomo, da tempo malato di ernia al disco e con una paralisi semi-totale alla gamba sinistra. Serge Francois era malato da diversi anni. Nel 2002, dopo essersi immerso nell'acqua benedetta, l'uomo prima ha avvertito un dolore lancinante, poi una profonda sensazione di benessere e di caldo improvviso, e la gamba ha cominciato a muoversi. Sono 68 i miracoli riconosciuti dalla Chiesa su 7.000 casi di guarigione inspiegabile.

Prestito della Speranza

Lunedì 28 Marzo 2011 21:04

prestito-della-speranzaCaritas Diocesana informa che sono stati rivisti i requisiti originariamente previsti per l’accesso al Prestito della Speranza, istituito con accordo tra la Conferenza Episcopale Italiana e l’Associazione Bancaria Italiana.

Il Prestito prevede due diverse tipologie di finanziamento:

  • microcredito sociale di importo non superiore a 6 mila euro per le famiglie in condizione di particolare vulnerabilità economica e sociale. I destinatari di questa tipologia di finanziamento devono essere famiglie giuridicamente costituite o il genitore affidatario di figli;
  • microcredito di impresa di importo non superiore a 25mila euro a persone fisiche o società di persone o società coop.ve per l’avvio o l’esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa.

Il Prestito della Speranza nasce come alternativa al sostegno economico a fondo perduto, segno dell’impegno della Chiesa Cattolica accanto a quanti oggi si confrontano con le conseguenza della crisi economica, per ridare loro speranza. Obiettivo del prestito è inoltre quello di educare all’uso responsabile del denaro e al dovere della restituzione una volta raggiunto l’obiettivo del reinserimento lavorativo o dell’avvio dell’attività di impresa.

A Caritas Diocesana è affidato il compito di procedere ad una pre-istruttoria relativamente alla sussistenza dei requisiti richiesti, alla quale farà seguito, in breve tempo, l’ordinaria procedura bancaria: per tale ragione sarà precluso l’accesso al credito a quanti presentano già sofferenze bancarie di diverso genere.

Per chiedere ulteriori informazioni e compilare la domanda è possibile rivolgersi al Centro di Ascolto Diocesano di Agrigento, Vicolo Lauricella – Trav. Viale della Vittoria, 0922.660980,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Domenica 27 marzo 2011

Sabato 26 Marzo 2011 19:12

Terza Domenica di Quaresima

III_quaresimaDopo averci presentato le tentazioni di Gesù e la sua trasfigurazione, questo anno liturgico A ci fa compiere un percorso che ci aiuta a comprendere sempre di più il battesimo attraverso brani del quarto vangelo. Oggi meditiamo sull’incontro tra Gesù e la samaritana, nel quale è rivelato il dono dell’acqua della vita.

Gesù deve tornare dalla Giudea in Galilea e potrebbe farlo risalendo la valle del Giordano. Ma l’evangelista scrive che egli «doveva attraversare la Samaria»: è una necessità non solo geografica ma anche divina, perché Gesù agisce in obbedienza al Padre che lo ha inviato, perché la sua missione di salvezza non è ristretta a Israele ma riguarda tutti gli uomini (cf. Gv 12,47). Egli sceglie dunque di incontrare anche i samaritani, «eretici» e scismatici che da secoli erano separati dai giudei per motivi religiosi ed erano giunti a rinnegare il tempio di Gerusalemme e a costruirne uno sul monte Garizim, e così abbatte anche questa barriera, e per questo riceverà l’accusa e l’insulto di chi non comprende il suo comportamento: «Sei un samaritano, un indemoniato!» (Gv 8,48), cioè “sei passato all’altra parte!”.

Gesù arriva in Samaria nell’ora più calda del giorno e si siede presso il pozzo di Sicar, il pozzo di Giacobbe (cf. Gen 33,18-20): è affaticato e assetato ma non ha alcun mezzo per attingervi l’acqua. Giunge anche una donna che, a causa del suo comportamento immorale pubblicamente riconosciuto, è costretta a uscire per strada a quest’ora per non imbattersi in quanti la disprezzano. Facendosi mendicante presso di lei Gesù le chiede ospitalità, rivolgendole una domanda che svela tutta la sua autorevolezza, la sua capacità di accrescere l’altro: «Dammi da bere», condividi con me l’acqua… La donna, stupita da tale abbassamento, ribatte: «Come mai tu, giudeo, chiedi da bere a me, donna samaritana?».

Si apre allora un dialogo in cui i due interlocutori si svelano progressivamente. «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti parla, tu stessa gli avresti chiesto da bere ed egli ti avrebbe dato acqua viva», afferma Gesù, il quale sa che c’è una sete più profonda della semplice acqua e che il pozzo simboleggia la Torah, l’insegnamento di Mosè. Gesù sa anche che questa donna, figura della Samaria adultera (cf. Os 2,7), ha cercato di placare la sua sete attraverso vie sbagliate: ha avuto diversi uomini, ha bevuto ogni sorta di acqua… E così Gesù le svela la sua condizione, ma senza rimproverarla o condannarla, bensì invitandola a ritornare al Dio vivente (cf. Os 2,18); la donna accetta di mettersi in gioco e riceve in cambio una promessa inaudita: «L’acqua di questo pozzo», così come l’insegnamento di Mosè, «non disseta per sempre. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete; quest’acqua diventerà in lui sorgente che zampilla per la vita eterna». Sì, dissetarsi con l’acqua donata da Gesù significa scoprire in sé una fonte inesauribile, perché quell’acqua è lo Spirito effuso da Gesù nei nostri cuori

Guerra in Libia, la Chiesa in difesa del popolo

Venerdì 25 Marzo 2011 16:00
Liberamente tratto da

guerra

La Chiesa non abbandona il popolo libico.  «La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli. Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile». È quanto ha detto mons. Martinelli, vescovo di Tripoli, a Caritas Italiana prima che si interrompessero le comunicazioni. Nel Paese la situazione è drammatica. Proseguono combattimenti e bombardamenti, a Tripoli e a Bengasi, la Chiesa resta attiva e anche i religiosi italiani sono accanto alla popolazione locale. A Tripoli i religiosi si stanno organizzando per aiutare tutti quelli che ne hanno bisogno, in coordinamento con le organizzazioni locali di assistenza. Difficile la condizione di migliaia di rifugiati, soprattutto eritrei; che non possono rientrare in patria. A Bengasi, invece, le suore italiane sono 14 in 4 comunità e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili. In Tunisia la Caritas locale ha messo a punto un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre Caritas nazionali. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad attraversare il deserto del Sahara. Grande apprensione, infine,  per la sorte di molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi.

Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne sostiene le attività di assistenza, nonostante l’attuale difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Accorato l’appello del Santo Padre, che ha chiesto «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nordafricana».

Padre, Figlio e Spirito

Venerdì 25 Marzo 2011 10:00

dio Nell’ultimo incontro del gruppo Gesù di Nazareth, di Domenica 13 marzo u.s., si è continuato a commentare la “Lettera (dei Vescovi) ai cercatori di Dio” indirizzata a tutti gli italiani, cattolici o meno.

Il cap. 8 si sofferma sul rapporto che caratterizza la Santissima Trinità, più precisamente sulla presentazione del Padre da parte di Gesù e l’opera dello Spirito Santo così come ci è esposta nel Nuovo Testamento, specialmente nel Vangelo di Giovanni.

Gesù per la prima volta usa il termine Abbà per indicare il Padre. Questa è una grande rivoluzione per la mentalità ebraica di allora in cui Dio Padre era visto con timore, come qualcosa di trascendente rispetto all’uomo; Abbà, invece, assume il significato del nostro papà o babbo, che indica un rapporto confidenziale e filiale sconosciuto fino ad allora. Gesù ci presenta un Padre amorevole che si preoccupa dei suoi figli, che li protegge con amore, non è più il dio pronto a giudicare ed a condannare ma pronto al perdono e aspetta la nostra conversione per poterci accogliere nel suo grembo.

spiritoGesù si identifica nel Padre e afferma che Lui e il Padre sono una cosa sola e chi ha visto Lui ha visto il Padre, e pone l’accento sul fatto che per la prima volta queste cose sono svelate ai piccoli e non ai sapienti.  Dio Padre davvero è venuto in mezzo a noi attraverso Gesù, sta a noi saperlo riconoscere ed accoglierlo.

Con la sua incarnazione Gesù non ci porta solo il Padre ma ci porta anche lo Spirito che ci è donato grazie al suo sacrificio sulla croce, come afferma San Paolo nella lettera ai Corinzi, e i frutti dello Spirito sono i carismi che devono essere usati per edificare la comunità.

Il Dio che Gesù ci rivela non è un Dio solitario, ma un Dio che si dona e questo dono si estrinseca nell’amore con il Figlio e lo Spirito Santo.

Venite e Vedrete

Giovedì 24 Marzo 2011 14:00
incontro_spiritualita

Veglia d’armi e promessa Scout 2011

Mercoledì 23 Marzo 2011 18:00

scout1 Mercoledì 16 marzo si è svolta presso la chiesa del Carmelo un’emozionante veglia alla promessa Scout. Nel medioevo, lo scudiero che aveva dato molte prove di fedeltà al proprio signore, prima di ricevere l’investitura a cavaliere, vestito di una tunica bianca, passava una notte intera davanti all’ altare, vegliando in preghiera. Quella veglia si chiamava Veglia d’ armi.

Anche noi Scout prima di pronunciare  la promessa   preghiamo il Signore, chiediamo  il Suo aiuto, affinché ci dia la forza di mantenere la Promessa per tutta la vita, poiché “una volta scout, sempre scout!”.

Dopo la veglia, finalmente arriva il giorno delle promesse che coincide con un momento molto importante, la ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia. La nostra giornata inizia in piazza Umberto I partecipando all’alza bandiera, e poi in marcia verso il castelluccio. Una mattinata durante la quale attraverso il gioco, i ragazzi hanno ripercorso le tappe più importanti che hanno portato all’unità d’Italia.

I volti dei piedi teneri che dovevano pronunciare la promessa, erano luminosi come il sole che ha illuminato questa splendida giornata. La cerimonia delle promesse è sempre emozionante: 8 Lupetti, 6 Guide e 1 Scout hanno pronunciato la loro promessa davanti a tutto il gruppo e alla presenza di don Diego e dei genitori, e oggi e per sempre fanno parte della grande famiglia Scout.

scout2 scout3

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Una sfida chiamata droga

Martedì 22 Marzo 2011 23:00

Comunità incontro: da un incontro con uno a una proposta di vita per tutti


La Comunità di don Pierino Gelmini nelle Scuole di Racalmuto

com-incontro1 Venerdì 18 marzo l'IPIA e L’Istituto comprensivo di Racalmuto hanno ricevuto la visita della Comunità Incontro di Racalmuto. Gli alunni hanno ascoltato la positiva testimonianza di tre ex ospiti negli anni Ottanta della comunità. Presenti l'Arciprete Don Diego Martorana e il responsabile regionale della Comunità Incontro, Vicario Generale della Diocesi di Noto, Don Angelo che hanno illustrato la funzione sociale della Comunità ed esortato i ragazzi a non sottovalutare la pericolosità delle droghe.

I giovani hanno raccontato le loro esperienze e soprattutto come si vive in comunità.

Ecco il nuovo stile di vita che si abbraccia:

Il programma dura 30 mesi e durante questo periodo sono previsti tre congedi di una o due settimane per permettere al giovane di rientrare in famiglia e di verificare e ridecidere la scelta della comunità.
La vita di comunità è dettata da regole ben precise che vanno rigorosamente rispettate. Inizialmente i giovani fanno fatica ad accettarle e si sentono trattati come bambini, ma col tempo colgono il significato profondo e a loro volta trasmettono le regole ai nuovi arrivati. Ad esempio tutto quello che è della casa va rispettato, ogni attrezzo da lavoro dopo l'uso, va pulito e rimesso al suo posto.
Non si possono lasciare avanzi a tavola. Si possono fumare 10 sigarette al giorno, sempre in compagnia e non mentre si fa altro. Ogni azione ha il suo significato che va colto e non confuso nel fare tanto per fare. Il caffè e il vino possono essere consumati solo due volte la settimane. I dolci solo durante le feste di Pasqua e di Natale. Questi sono solo alcuni esempi, gesti molto semplici, ma che il tossicodipendente deve recuperare, e attraverso queste regole riscopre il rispetto verso le cose e le persone, il gusto per la vita, la gioia vera, la condivisione e la solidarietà, la lealtà e l'amicizia, e finalmente comincia a conoscere se stesso. Quindi anche se può sembrare paradossale, la regola rende liberi, perché solo in una vita ordinata uno può cogliere la realtà e viverla fino in fondo.
La C.I non psicanalizza, non usa terapie alternative, non si avvale del contributo diretto di specialisti, ma offre un luogo di accoglienza, dove é possibile ricominciare da zero, senza negare o censurare niente di se stessi. E' un luogo di crescita dove ognuno gioca veramente fino in fondo la sua libertà , perché ogni giorno deve scegliere di restare. Gli ultimi arrivati sono aiutati e sostenuti dai primi che hanno già fatto un pezzo di strada e conoscono bene le prime difficoltà e le prime incertezze. Chi più di un ex tossico può capire e quindi aiutare un tossico? Eppure c'é ancora chi sostiene che questo metodo non è serio. Un altro aspetto molto importante su cui la C.I insiste è il coinvolgimento della famiglia.
La famiglia è quella che più di tutte viene mortificata, offesa, delusa, amareggiata dal figlio o dalla figlia tossicodipendente. Soprattutto le madri, confrontante con questo vero e proprio calvario, hanno bisogno di riacquistare fiducia, e soprattutto devono ricostruire un rapporto per poter riaccogliere il proprio figlio terminato il programma di recupero.
Pertanto la famiglia è chiamata a partecipare il più possibile alla vita di comunità partecipando ai momenti comuni ogni 15 giorni, telefonando al proprio famigliare una volta alla settimana, interessandosi alla vita della comunità per esempio abbonandosi al mensile della comunità "il Cammino" e rispettando tutte le regole che la comunità impone.

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Il volto missionario di Racalmuto

Martedì 22 Marzo 2011 20:42

Chi aiuta il missionario ha lo stesso merito del missionario.

Attiviamoci, per permettere al nostro missionario don Saverio Taffari ad operare nella lontana Papua Nuova Guinea.

Da una sua lettera: " Qui ieri 5 marzo abbiamo chiuso il corso di formazione permanente dei catechisti. Ringrazio Dio e la Madonna. Ora mi preparo a partecipare alla 5 giorni di Conferenza regionale delle Donne Cattoliche a Madang. Il vescovo m'ha detto di arrangiarmi per il biglietto. La compagnia m'ha chiesto 1000 euro. Avevo telefonato durante le feste natalizie a ................... chiedendo un pò di aiuto nessuna risposta.
Se credi opportuno dalle un colpo di telefono. Sursum corda! vi benedico don Saverio."

volto_missionario

Noi del gruppo missionario non possiamo rimanere indifferenti a tale richiesta e invitiamo anche voi sensibili al problema missionario di contribuire , anche con poco, per dare la possibilità alla missione da noi adottata di svolgere nel migliore dei modi l'annuncio del Vangelo.

Per le donazioni vi potete rivolgere ai responsabili del gruppo missionario del nostro paese: G Morgante, Angela Milioto, Mariella Alaimo  "caffè del Duomo". Iniziamo una santa quaresima facendo gesti di carità concreti.

Chi aiuta il missionario ha lo stesso merito del missionario. 
Grazie per l’aiuto a far conoscere il Signore Gesù nelle terre più lontane.

Il componenti del gruppo missionario.

Con il crocifisso, la Corte europea sostiene la libertà religiosa (ZENIT.org)

Martedì 22 Marzo 2011 20:30
CITTA' DEL VATICANO, venerdì 18 marzo 2011
crocifisso1La sentenza emessa questo venerdì dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo a favore dell'esposizione del crocifisso nelle scuole italiane ha ricevuto il plauso della Santa Sede, per la quale si tratta di una decisione che “fa storia” nel riconoscimento della libertà religiosa.
Padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa vaticana, ha emesso una dichiarazione per esprimere la “soddisfazione” del Vaticano dopo aver letto questa “sentenza assai impegnativa”.
“La Grande Chambre ha infatti capovolto sotto tutti i profili una sentenza di primo grado, adottata all’unanimità da una Camera della Corte, che aveva suscitato non solo il ricorso dello Stato italiano convenuto, ma anche l’appoggio ad esso di numerosi altri Stati europei, in misura finora mai avvenuta, e l’adesione di non poche organizzazioni non governative, espressione di un vasto sentire delle popolazioni”, afferma la nota.

 

Un caso storico
Hanno sostenuto ufficialmente l'Italia Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania, la Federazione Russa e San Marino.
Il caso era stato presentato alla Corte di Strasburgo da Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese che nel 2002 aveva chiesto alla scuola statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), nella quale studiavano i suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. La direzione della scuola aveva rifiutato considerando che il crocifisso fa parte del patrimonio culturale italiano, e in seguito i tribunali italiani avevano dato ragione a questa posizione.
Una sentenza di primo grado della Corte di Strasburgo, tuttavia, ha deciso all'unanimità di imporre l'espulsione del crocifisso dalle scuole italiane e ha condannato il Governo italiano a pagare alla donna un risarcimento di 5.000 euro per danni morali.
Quella prima sentenza della storia di questa Corte in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche ha considerato che la presenza del crocifisso nella scuola rappresenta una violazione dei diritti dei genitori di educare i figli in base alle proprie convinzioni e della libertà degli alunni.
Di fronte al ricorso presentato dallo Stato italiano, la Grande Chambre della Corte ha contraddetto radicalmente quella prima sentenza, stabilendo con 15 voti a favore e 2 contrari che la presenza dei crocifissi nelle aule non rappresenta una violazione dei diritti dei genitori e della libertà religiosa dei figli, visto che non sussistono elementi che possano provare che il crocifisso influisce sugli alunni.

crocifisso2

I diritti non sono contro la libertà religiosa

Nella sua dichiarazione, padre Lombardi spiega che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo riconosce “ad un livello giuridico autorevolissimo ed internazionale che la cultura dei diritti dell’uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale”.
“Si riconosce inoltre che, secondo il principio di sussidiarietà, è doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione (come è stato del resto ribadito in questi giorni anche da sentenze di Corti supreme di alcuni Paesi europei)”, in riferimento all'Italia e all'Austria.
In caso contrario, in nome della libertà religiosa si tenderebbe paradossalmente invece a limitare o persino a negare questa libertà, finendo per escluderne dallo spazio pubblico ogni espressione”, avverte il portavoce vaticano.
“E così facendo si violerebbe la libertà stessa, oscurando le specifiche e legittime identità. La Corte dice quindi che l’esposizione del crocifisso non è indottrinamento, ma espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana”.
“La nuova sentenza della Grande Chambre è benvenuta anche perché contribuisce efficacemente a ristabilire la fiducia nella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da parte di una gran parte degli europei, convinti e consapevoli del ruolo determinante dei valori cristiani nella loro propria storia, ma anche nella costruzione unitaria europea e nella sua cultura di diritto e di libertà”, conclude la nota vaticana.

Un sacerdote risponde

Lunedì 21 Marzo 2011 20:27

Perché nella trasfigurazione e nel Getsemani Gesù sceglie solo Pietro, Giacomo e Giovanni.

getsemani

Quesito

Caro Padre Angelo,
volevo chiederle, come mai Gesù sceglie Pietro, Giacomo e Giovanni quando si trasfigura e anche nel Getsémani e non altri discepoli?
In attesa di una vostra risposta, vi saluto cordialmente e vi ricordo nella preghiera.
Mario

Risposta del sacerdote

Caro Mario,

  1. San Tommaso, commentando il Vangelo secondo Matteo, si pone due domande: perché tre apostoli e perché solo questi tre.
  2. Alla prima domanda perché ne scelse tre risponde: “Per indicare che nessuno giungerà alla salvezza se non nella fede della Trinità, perché chi crederà e sarà battezzato sarà salvo” (Mc 16,16).
  3. Ma perché questi piuttosto che gli altri?
    “Il motivo è perché Pietro era il più fervente.
    Giovanni era il prediletto e Giacomo perché fu il principale combattente della fede. E per questo Erode lo fece uccidere per primo,... vedendo che così faceva piacere ai giudei” (At 12,2).
  4. Tutti e tre dunque ebbero un primato: San Pietro nel collegio apostolico, San Giovanni nella predilezione da parte del Signore, San Giacomo perché fu il primo a versare il sangue per Lui.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo dei padri Domenicani.

La Festa di San Giuseppe a Racalmuto

Domenica 20 Marzo 2011 19:43

Nella tradizione popolare, San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, è il santo protettore dei poveri e dei derelitti In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di sposi, in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata alla richiesta di un riparo per il parto.

Questo atto, che viola due sacri sentimenti: l'ospitalità e l'amore familiare, viene ricordato, con l'allestimento di un banchetto speciale. Così, il 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i poveri al banchetto di San Giuseppe. In questa occasione, il sacerdote benediva la tavola, ed i poveri erano serviti di abbondanti pietanze, preparate a casa da tutti coloro che ne avevano fatto il voto.

san_giuseppe1

Oggi la Festa a Racalmuto, risalta maggiormente, l’aspetto religioso, nelle sue forme, ma non viene trascurata la Festa esterna, che ogni anno il 18 e il 19 Marzo si celebra nel nostro comune.

Di seguito, in un racconto fotografico vi proponiamo i momenti più salienti della Festa di San Giuseppe a Racalmuto, attraverso immagini e foto.

san_giuseppe2 san_giuseppe3

Fotogallery

Domenica 20 Marzo 2011

Sabato 19 Marzo 2011 16:00

Seconda Domenica di Quaresima

II_quaresimaSe nella prima domenica di Quaresima abbiamo meditato sull’abbassamento del Figlio fino alla prova della fede («Se sei il Figlio di Dio…»: Mt 4,3.6), oggi contempliamo l’evento glorioso della trasfigurazione, in cui la voce del Padre rivela Gesù come Figlio amato. La chiesa ci chiama così a entrare nel dinamismo pasquale, impresso in tutta la vita di Gesù Cristo e riassunto nel comando che egli stesso rivolge ai discepoli dopo la trasfigurazione: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

L’evento della trasfigurazione era stato profetizzato da Gesù che, dopo il primo annuncio della sua passione-morte-resurrezione, aveva promesso ai discepoli: «Vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo Regno» (Mt 16,28). Gesù, il Figlio dell’uomo che aveva annunciato la venuta del Regno di Dio, stava per essere rivelato dal Padre come Regno in persona. «Sei giorni dopo prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e li condusse in disparte, su un alto monte». Egli sceglie solo tre dei dodici, quelli a lui più vicini, che saranno con lui anche nell’ora della sua de-figurazione nell’orto del Getsemani, alla vigilia della passione (cf. Mt 26,36-46). Sono scelti perché possano diventare suoi testimoni, anzi i testimoni per eccellenza: Pietro sarà «testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della sua gloria» (cf. 1Pt 5,1); Giacomo e Giovanni berranno la coppa e subiranno l’immersione, secondo la promessa di Gesù (cf. Mt 20,22-23). Saranno testimoni fino al martirio!

Auguri Don Diego Giuseppe

Sabato 19 Marzo 2011 09:12

dondiego Caro Don Diego prosegue il cammino verso la santità e ogni anno è un mattoncino in più che aggiunge al suo bellissimo edificio spirituale!!!

In questo giorno particolare del suo compleanno e del suo onomastico, la redazione del sito ecclesiaracalmuto, la comunità ecclesiale,  i consigli pastorali i gruppi e le associazioni, Le rinnovano la stima ed il riconoscimento per il suo grande impegno pastorale, che lo vede impegnato nella nostra Comunità.

Le auguriamo di continuare ad essere pastore coraggioso, buono, umile, accogliente e disinteressato.

Gesù Cristo, che è la Luce, ha illuminato la sua vita. Possa Lei essere un diamante, che nonostante alcune oscurità, può riflettere nel mondo la luce della fede.

Che il Signore Le dia ancora energia, voglia, gioia per continuare a rendere testimonianza all’amore di Dio, per continuare ad illuminare questo mondo.

Ringraziamo il Signore per questo grande dono che ha fatto alla nostra comunità. ...

buoncompleanno

Festa San Giuseppe

Venerdì 18 Marzo 2011 18:15
manifesto_san_giuseppe_2011

25° anniversario della Comunità Incontro a Racalmuto

Venerdì 18 Marzo 2011 08:25

La testimonianza di Don Diego Martorana

Ricordare 25 anni di storia della Comunità incontro, significa tornare indietro negli anni, rivedere tanti volti, ricordare tante storie…

Ezio, il primo responsabile, che un giorno in quel lontano 1986, accogliendo un illustre ospite: Leonardo Sciascia, in mia presenza, gli disse “una volta apprezzavo di più i suoi libri…” e Leonardo muovendo più volte il capo affermò: “mi fa piacere…. La Comunità forma uomini liberi, dicono quello che pensano”.

villa_san_luigi

Si affaccia il volto di Battista, che essendo un costruttore ha curato il viale di accesso con i muri, ha consolidato la cucina.

don_diego_18-1 Come non ricordare Giuseppe, purtroppo morto, il quale durante tutta una estate, ha ideato e realizzato con maestria la cappella.

Quanti volti di gente che forse non c’è più, di ragazzi ormai maturi che testimoniano il valore sacro della vita, che non va sciupata. Certo dalla droga si può uscire, ma non è facile, tanti ragazzi si illudono di poterci riuscire, ma non sempre è possibile, la stessa cosa si può dire dall’uso dell’alcool.

Il mio pensiero pieno di gratitudine va a Don Pierino, che in quel giorno indimenticabile del 18 Marzo 1986 con tanta grinta ha presentato il progetto educativo della Comunità Incontro, allontanando tutte le perplessità che erano sorte, creando un clima di simpatia che ancora oggi, nonostante le avverse vicende sussiste.

Ringrazio, l’allora Vescovo Mons Luigi Bommarito che accolse la proposta di Don Pierino, come segno di riconoscimento, il centro prese il nome di San Luigi.

Non posso dimenticare, l’Arc. Mons. Giovanni Casuccio, proprietario del fabbricato e della terra, donata alla diocesi di Agrigento per le attività spirituali.

Come non essere grati al Vescovo Mons. Carmelo Ferraro sempre presente nei vari momenti della vita della Comunità.

Un grazie, all’attuale  Vescovo Don Franco Montenegro che facendo l’ingresso nella nostra diocesi di Agrigento, la sua prima sosta è stata la Comunità Incontro di Racalmuto.

Grazie al gruppo esterno di appoggio, quello di ieri e quello di oggi a tutti i coordinatori, sostenitori e benefattori.

Infine ringrazio il Signore, per avermi fatto incontrare questa Comunità, perché mi ha permesso di toccare con mano, che nulla è impossibile a Dio. Ho incontrato giovani distrutti, fisicamente, moralmente spiritualmente e lentamente ne sono usciti rifatti nel corpo e nello spirito, uomini nuovi in tutti i sensi.

Auguri alla Comunità Incontro per i suoi 25 anni di invisibili successi.

Fotogalley Arc. Don Diego Martorana

Il 17 marzo festeggiamo tutti l’Unità d’Italia… anche la Chiesa

Mercoledì 16 Marzo 2011 23:00

Stiamo celebrando l’unità d’Italia, ma siamo arrivati a questo appuntamento ancor sostanzialmente divisi, con tante lacerazioni politiche e sociali e con tendenze più centrifughe che centripete.

tricolore

Partiamo dalla Chiesa, che avrebbe certamente motivo per recriminare per tante ingiustizie subite nella sua storia, soprattutto dopo la presa di Porta Pia, ma che oggi è la prima a celebrare questo evento che le ha fatto recuperare la sua funzione principale: quella spirituale di salvatrice di anime.

Può essere l’occasione giusta per fare chiarezza e ristabilire insieme la verità storica su quello che è successo e per approfondire le ragioni e i torti delle due parti in causa, la Chiesa e lo Stato. A testimonianza della gioia con cui la Chiesa partecipa ai ‘150 anni dell’Italia’, il 17 marzo ci sarà una messa officiata dal Card. Bagnasco; in una nota del sito della Chiesa Cattolica si legge: “Si intrecciano elementi di memoria, di riflessione e di prospettiva. La Santa Messa indetta dalla Presidenza della Conferenza episcopale italiana e presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco nella Basilica di S. Maria degli Angeli in Roma intende esprimere la convinta e responsabile partecipazione della Comunità ecclesiale a tale evento, in spirito di leale collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese. Alla celebrazione, aperta a tutti e trasmessa in diretta da Rai Uno e da TV2000, sono state invitate le più alte cariche dello Stato”

san_francesco Per quanto riguarda l’azione il contributo degli “uomini di Chiesa”, prendiamo per esempio San Francesco: nel Medioevo il poverello di Assisi sparse nel nostro territorio quello spirito evangelico di unità che si era perso dopo la caduta dell’impero romano. E come Francesco con il suo abito povero e dimesso conquistò allora il cuore di tanta buona gente italiana, anche i francescani di oggi, con la loro umile presenza di fratelli minori in mezzo alla gente, possono fare molto nel loro piccolo. Portando per esempio il saluto di pace e di bene che ci ha lasciato in eredità il nostro caro santo, autore fra l’altro del Cantico delle Creature che rappresenta una delle prime opere della lingua italiana, di cui egli fu, insieme al padre Dante Alighieri, uno dei capostipiti.

Conosciamo tutti l’importanza della lingua per la creazione di una Nazione e in particolare della sua identità, e San Francesco con il suo Cantico contribuì fortemente alla nascita e alla diffusione della lingua italiana.

Comunità Incontro da 25 anni presente a Racalmuto

Lunedì 14 Marzo 2011 10:42

La storia della Comunità Incontro


Roma - piazza Navona - 13 febbraio del 1963.

Alfredo, un giovane della borgata romana mezzo sdraiato sui giardini della chiesa di Sant'Agnese smaltiva la sbornia del suo compleanno cercando di rimediare qualcosa da chi passava di là.
Don Pierino, giovane monsignore, segretario di un importante Cardinale del Vaticano, attraversava la piazza con documenti importanti per il Santo Padre.
La sua carriera ecclesiastica era assicurata!
Alfredo, sporco e malconcio, lo apostrofa con piglio romanesco:
<<A zi' prete, damme 'na mano!>>.
Monsignore non può certo sottrarsi - come ogni persona per bene - a mettere mano al portafoglio e sbrigare così la faccenda.
Pronta la risposta: <<Nun vojo soldi. Nun vedi che sto male?>>.
Il cuore è sempre quello e Don Pierino non può tirarsi indietro, e ancora una volta offre l'aiuto a chi sta male: <<Su dai vieni che ti porto all'ospedale...>>.
Questa volta però la richiesta è più rassegnata ma più radicale: <<Ce so stato tante volte all'ospedale... Eccomi qua!>>
Sembra dirgli "il mio male è dentro al cuore, nello spirito ; non brucia il mio corpo, ma la mia anima".
Alfredo non cercava soldi, non cercava risposte istituzionali. <<E quando gli ho detto - racconterà in seguito Don Pierino - "Vuoi venire a cada mia?" sul suo volto ho visto un pallido sorriso. Io gli offrivo delle cose, lui mi chiedeva una casa!>>

L'incontro tra un ragazzo di strada, Alfredo Nunzi, e un monsignore del Vaticano, Don Pierino Gelmini, segna - il 13 febbraio del 1963 - l'inizio della Comunità Incontro.

Alfredo muore, a 49 anni, nel luglio del 1992.

18 MARZO 1986 - 18 MARZO 2011

La storia della Comunità Incontro continua….. da 25 anni presente a RACALMUTO

comunitincontro

DON PIERINO

regolecomunit “Intanto sono 60 anni che sono prete e questa è una cosa molto importante. Io amo molto il mio sacerdozio anche se ho preso una decisione. Ripeto spesso una frase di Don Zeno: “ Il mio altare è il cuore dei miei figli dell’amore” Monsignor Ferraro è un grande amico, lui come Arcivescovo di Agrigento mi ha donato una comunità tra le più belle, il centro di Racalmuto, è stato di una disponibilità unica e ci ha seguito sempre con molta attenzione e molto amore”.

Ancora oggi la comunità incontro, ospita giovani provenienti da tutta l’Italia, che hanno accettato di fare un percorso di recupero secondo le regole di Don Pierino. Don Diego Martorana responsabile e referente di Don Pierino, sin dalla nascita del centro, garantisce ai giovani assistenza spirituale e collaborazione per le necessità quotidiane.

Ecco i principi della Comunità Incontro, che aiutano i giovani a fare un serio percorso di recupero.

Facciamone tesoro, forse, possono essere utili pure a noi.

Domenica 13 Marzo 2011

Sabato 12 Marzo 2011 17:44

Prima Domenica di Quaresima

I_quaresimaGesù viene presentato come il nuovo Adamo che, contrariamente al primo, resiste alla tentazione. Ma egli è anche il rappresentante del nuovo Israele che, contrariamente al popolo di Dio durante la traversata del deserto che durò quarant’anni, rimette radicalmente la sua vita nelle mani di Dio - mentre il popolo regolarmente rifiutava di essere condotto da Dio.

In ognuno dei tre tentativi di seduzione, si tratta della fiducia in Dio. Si dice, nel Deuteronomio (Dt 6,4): “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Significa esigere che Dio sia il solo ad essere amato da Israele, il solo di cui fidarsi. Ciò significa anche rinunciare alla propria potenza, a “diventare come Dio” (Gen 3,5).

A tre riprese, Satana tenta Gesù a servirsi del suo potere: della sua facoltà di fare miracoli (v. 3), della potenza della sua fede che pretenderebbe obbligare Dio (v. 6), della dominazione del mondo sottomettendosi a Satana e al suo governo di violenza (v. 9). Gesù resiste perché Dio è nel cuore della sua esistenza, perché egli vive grazie alla sua parola (v. 4), perché egli ha talmente fiducia in lui che non vuole attentare alla sua sovranità né alla sua libertà (v. 7), perché egli sa di essere impegnato esclusivamente a servirlo (v. 10).

La Via Crucis

Giovedì 10 Marzo 2011 23:38

via_crucis La Via crucis è la via del dolore, dell’offerta d’amore, del supplizio più grande della storia, via della nostra vita.

Su questo ultimo tragitto verso il Calvario Gesù ci dimostra e ci insegna che la vita ha senso soltanto se è apertura, dono, condivisione verso tutti.

I suoi occhi incrociano altri occhi; le sue mani e il suo volto toccano e si lasciano toccare da altre mani, da altri volti.

Le sue parole diventano perdono e salvezza rivolte a chi nei suoi confronti dimostra soltanto disprezzo e derisione.

La Via crucis è via di relazioni, di incontri, di rapporti, ma nello stesso tempo è terribilmente solitaria.

La croce segna il limite estremo dell’abisso che separa la morte dalla vita. Se la si abbraccia con Cristo, si scopre una possibilità di rinascita, di riscatto, di luce.

La risurrezione di Gesù ne è il tesoro finale: la vita trionfa sulla morte, su tutte le morti, anche sulle nostre e su quelle dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, costretti a compiere una nuova Via crucis anche per noi.

Gli orari nelle Chiese

LA VIA CRUCIS

Ogni venerdi dal 11 Marzo -  e per tutta la Quaresima

  • Chiesa Madre ore 17:30 dopo la S. Messa
  • Madonna del Carmelo ore 8:30 e - ore 19:00
  • Madonna della Rocca ore 9:00
  • San Giuliano ore 10:00
  • Maria SS. del Monte ore 17:30 dopo la S. Messa

La speranza che è in noi ha un volto e un nome: Cristo Gesù

Giovedì 10 Marzo 2011 08:00

Continuano le riflessioni sulla lettera dei Vescovi  ai “cercatori di Dio”.

gn1 La riflessione dell’incontro del gruppo Gesù di Nazareth del 27 febbraio 2011 ha riguardato la figura di Cristo partendo dalla morte perché al centro della vita di Gesù non c’è la nascita, il Natale, ma la morte, la Pasqua e quindi la Resurrezione. La morte di Gesù storicamente avviene in una primavera degli anni trenta dell’era cristiana in prossimità della festa ebraica della Pasqua (liberazione di Israele dalla schiavitù egiziana).  Il governatore Ponzio Pilato fu l’ideatore della sigla INRI trascritta sulla croce che per gli ebrei è risultato un insulto; gli ebrei, infatti, erano già in contrasto con l’imperatore romano e si rifiutavano di pagare le tasse sostenendo di non avere altro re se non Dio. La morte di Gesù con il Cristianesimo assume il significato della vittoria sulla morte. La crocifissione riservata ai ribelli e ai criminali ha creato tanto turbamento nei seguaci di Cristo che sono scappati e hanno rinnegato; si sono sentiti quasi traditi; ma nella Resurrezione, nell’incontro con Gesù risorto ritorna il coraggio e i fuggiaschi del Venerdì Santo diventano coraggiosi testimoni del risorto.

I caratteri propri dell’ incontro con il Risorto sono:

  1. È Gesù che prende l’iniziativa e si presenta vivo dopo la passione;
  2. È lui che appare davanti a loro;
  3. C’è un processo di riconoscimento lento dopo il dubbio iniziale;
  4. Nasce la missione: le persone a cui il Risorto appare non sono più le stesse; sono ormai Testimoni coraggiosi e fedeli del Cristo Gesù;
  5. L’ incontro è un esperienza trasformatrice (Paolo di Tarso).

Una testimonianza è l’episodio dei due discepoli di Emmaus.

La resurrezione illumina anche le origini di Gesù: originario di Nazareth, artigiano come il padre Giuseppe, la gente comincia a conoscerlo quando si presenta a Cafarnao come figlio di Maria.

gn2I discepoli sono delle persone che egli chiama a condividere il suo progetto e stile di vita nella zona del lago di Galilea. Tra i tanti ne sceglie dodici che diventeranno gli apostoli (odierni sacerdoti) prototipo della comunità cristiana che sarà chiamata “Chiesa” dopo la Pasqua di resurrezione. Nel programma che Gesù dà ai discepoli propone un modo di pensare diverso da quello dei tempi: proclama fortunati, felici e “beati” i poveri e i derelitti e Dio, re giusto e fedele, interviene a loro favore: i fratelli più grandi e più potenti diventeranno gli ultimi.

L’incontro del nostro gruppo prosegue con la lettura delle Beatitudini dal Vangelo di Matteo e si conclude con una riflessione su come un buon cristiano ancora oggi può e deve vivere secondo ciò che è scritto nelle Beatitudini:

  • Il nostro stile di vita è quello che ci ha indicato Gesù?
  • Siamo tutti membri attivi della comunità dei discepoli?
  • Possiamo dire di aver incontrato il Risorto?
  • Cosa ha suscitato in noi l’incontro con Lui?

Lucia Scimè

N. B. Prossimo incontro Domenica 13 marzo – “ DIO PADRE, FIGLIO E SPIRITO”

L'Arcivescovo il 2 marzo a Lampedusa

Mercoledì 09 Marzo 2011 16:00

Dal Sito dell’Arcidiocesi di Agrigento


arcivescovoMercoledì 2 marzo Mons.Montenegro si è recato in visita, accompagnato dal direttore della Caritas diocesana, Valerio Landri, a Lampedusa. Pubblichiamo di seguito il testo integrale del discorso che ha tenuto in Chiesa.

Sono qua per dirvi di non sentirvi soli, in questo altro momento, così difficile e faticoso per voi tutti, per incoraggiarvi e dirvi grazie per la testimonianza che date.

Grazie perché il vostro cuore continua a restare aperto a gente che vuole vivere. Perché, ancora una volta, testimoniate che riuscite a non lasciarvi imprigionare, anche se i timori possono essere legittimi, dalla paura per ciò che la vita e la storia vi chiedono a prezzo sempre più alto. Perché state traducendo, in gesti concreti, ciò che la pagina del Vangelo dice: “Ero forestiero, ero nudo, avevo voglia di libertà… e mi avete accolto”. So che non è facile tutto ciò, e dirvi queste cose, credetemi, non è ripetervi parole cortesi e d’occasione che servono per tenervi quieti.

arcivescovo2 Immagino, non posso dire che lo so, cosa significhi sentirsi soli, abbandonati e, semmai, investiti da parole e da promesse a cui è sempre più difficile credere. Continuate a pagare - e non è giusto - quanto non si riesce (non oso dire non si vuole, spero che non sia così) a decidere nei palazzi di chi amministra la cosa pubblica. Ancora una volta ci siamo scontrati con la confusione, l’incompetenza e la fedeltà a pregiudizi che diventano penalità ed offesa per chi deve subirli.

Si continua a trattare come emergenza un problema grave, che - si deve ammettere - non è di facile soluzione. Non si possono tener chiusi gli occhi o fingere che, solo la forza (il divieto), possa sortire l’effetto desiderato. I problemi dell’Africa sono problemi di tutti, così i problemi di Lampedusa e Linosa non sono solo vostri, ma di tutti. E la soluzione di un evento che si è paragonato ad un esodo biblico, non potrà essere risolto con la ronda di navi lungo il Mediterraneo. Di là c’è gente che vuole vivere, vuole mangiare, vuole riconosciuta la sua dignità... e se, in quei paesi, si è arrivato a questo punto, può anche darsi che ci sia la responsabilità di chi si è preoccupato di colonizzare e creare rapporti vantaggiosi per noi, che siamo da questa parte, dimenticando l’esigenza di quelle popolazioni.

C’è un proverbio che dice: “Chi di spada ferisce, di spada perisce”. E questo sta avvenendo. Ecco perché è necessaria una presa di coscienza da parte del governo, dei governi a trovare soluzioni che siano rispettose di tutti, di loro, di noi, ma soprattutto di voi. Mi verrebbe da chiedere: se Lampedusa o Linosa, anziché essere un’isole in mezzo al mare, fossero un luogo vicino a città importanti, come si sarebbero comportati coloro che decidono? Probabilmente con gli immigrati alla stessa maniera, visto che la cultura del diverso è carente. Anche se poi, quando siamo noi ad andare nelle altre terre, chiediamo rispetto e ci sentiamo offesi se non dovessero trattarci con rispetto. Sappiamo bene cosa avvenne quando i nostri emigranti arrivarono, e non per turismo, nelle terre dell’America. Si trovarono di fronte muri alti e spessi di pregiudizi e di paure. Eppure, la voglia di una vita diversa e migliore prevalse e fu vincente.

Ma, come dicevo, se un flusso così insistente, fosse avvenuto altrove, soluzioni, adattamenti ed attenzioni per i cittadini si sarebbero trovati senz’altro. Lampedusa e Linosa meritano eguale rispetto ed attenzione, anche se sono soltanto due isole in fondo all’Europa.

Ma io vi parlo come vostro Vescovo e non posso non prendere in mano il Vangelo e ricordarvi che la nostra fede ci chiede atteggiamenti coerenti con ciò che crediamo. Ci chiede solidarietà, anche se questa comporta rinunce e rischi. Chiede giustizia, ma dice anche che il nostro cuore deve essere accogliente. Ci ricorda che noi siamo quelli delle beatitudini (che pagina scomoda!) e noi accettandole crediamo che l’egoismo assurdo non può mai averla vinta, ma ciò che sempre vince è l’amore, che è tale se sa farsi misericordia e compassione. È quasi un gioco d’azzardo, ma che vale la pena essere fatto.

Diceva Giovanni Paolo II, che «quando una nazione ha il coraggio di aprirsi alle migrazioni viene premiata da un accresciuto benessere, da un solido rinnovamento sociale e da una vigorosa spinta verso inediti traguardi economici e umani». Il giorno di S. Gerlando, in Cattedrale, ho detto, pensando a voi e chiedendo di pregare per voi, che “Dio ci sta parlando, Dio sta bussando alle nostre porte, ci sta facendo toccare con mano le miserie del terzo mondo per le quali tante volte abbiamo pregato. Adesso è il nostro territorio ad essere interessato ad una missione che passa attraverso l'accoglienza, il dialogo, l'integrazione, la capacità di scoprirli fratelli". E tutto questo va vissuto anche con fede, e ‘purtroppo’ (ma è così !?!) la fede fa saltare i paradigmi della normalità e della regolarità.

L’Eucaristia che celebriamo ci chiede capacità di condivisione, fraternità, rispetto, impegno, coraggio.

Quando la volta scorsa sono venuto vi ho detto che Lampedusa è “luogo di speranza”. Con questo pensiero nel cuore continua ad arrivare  la gente dall’Africa; questo pensiero dovete conservare nel vostro cuore e regalarlo a chi ne ha bisogno. Siate, siamo, anche se da molti definiti illusi, costruttori di un mondo nuovo e diverso. I pregiudizi, l’accentuazione e il rifiuto della diversità, gli interessi di parte, la finanza sfrenata, la logica dei faraoni del vecchio Egitto, la politica a corto respiro, sia mondiale che nazionale (alla nostra bisogna aggiungere litigiosa), sta portando il mondo a rivoltarsi. Maria nel suo Magnificat dice che finalmente la rivoluzione, quella vera, quella di Dio, senza armi e senza violenza, è cominciata. Schieriamoci dalla sua parte: è la parte giusta! Il mondo può essere diverso. Chi ha avuto il cuore grande ci ha creduto e ha portato il suo contributo in questo tempo: Madre Teresa, Giovanni Paolo II, Gandhi.

Che Lampedusa e Linosa diventino faro di civiltà, porta e luogo d’incontro e d’amicizia, spazio dove Dio e l’uomo - di qualunque colore - possono ritrovare la gioia della passeggiata pomeridiana. Chi vuole un esempio di vita diversa guardi a Lampedusa e Linosa. Davanti all’amore, anche il cattivo (c’è da chiedersi chi siano i veri buoni?) può cambiare il cuore. Le vostre sono piccole isole ma, il vostro cuore sia grande, come quello di Cristo, grande come il mondo. E la nuova alba spunterà.

La conoscete la storia del giovane che chiede al saggio quando è il momento in cui finisce il buio della notte e comincia la luce dell’alba? Il saggio invita il giovane a trovare una risposta. Quando distinguo un albero da un cespuglio? Un cane da un agnello? Un uomo da una donna? La risposta dell’anziano è negativa. Alla fine risponde: quando nel volto di chi mi viene incontro riconosco il volto di un fratello o di una sorella, allora è cominciata la luce del giorno. Che Lampedusa insieme a Linosa possano essere l’oriente di un mondo che vuole la luce del nuovo giorno. Prego per questo.

E anche stavolta finisco riconsegnandovi il sogno di Dio. Lo faccio perché anche noi ci uniamo al Suo sogno, con la convinzione che un sogno condiviso da molti può diventare realtà: “In quel giorno ci sarà una strada dall’Egitto verso l’Assiria; l’Assiro andrà in Egitto e l’Egiziano in Assiria; gli Egiziani serviranno il Si­gnore insieme con gli Assiri. In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e l’Assiria, una benedizione in mezzo alla terra. Li benedirà il Signore degli eserciti: “Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità” (Is. 19,23-25).

don Franco, Vescovo

Appuntamenti Centro Missionario Diocesano

Mercoledì 09 Marzo 2011 14:31

Carissimi amici, di seguito trovate gli appuntamenti per il mese di marzo del Centro Missionario Diocesano. Vi invito a partecipare al terzo incontro di formazione missionaria che si terrà ad Agrigento, Domenica 13 marzo,  in Seminario. I primi due incontri tenuti da Padre Adriano Sella sono stati interessantissimi.

Domenica 13 marzo

Agrigento, presso Seminario Vescovile, ore 16:30, 3^ Incontro del Corso di Formazione “Cambiare vita? Questione di stili”. L’incontro sarà animato da Padre Adriano Sella, co-fondatore della rete interdiocesana sui “nuovi stili di vita” della Diocesi di Padova. Tema: “un nuovo rapporto con le persone”.

Giovedì 24 marzo

In tutte le Parrocchie, Giornata di digiuno e preghiera per i Missionari Martiri.

Venerdì 25 marzo

Agrigento, presso le Suore Comboniane - vicolo Scarpinati n.2 – trav. via Garibaldi - ore 19:00 – “Shalom: Lectio humana, Lectio Divina”

Sabato 26 e Domenica 27 marzo

Pergusa – Oasi Francescana – Week end regionale di formazione missionaria. Tema: “I nuovi stili di vita” – Testimone: Dott. Michele Dotti (Educatore e formatore, da oltre 18 anni, dell'Associazione Mani Tese. Ha maturato una lunga esperienza di cooperazione internazionale come volontario in vari stati dell'Africa occidentale: Burkina Faso, Benin, Mali, Togo. Ha promosso campagne di sensibilizzazione sul commercio equo e solidale e organizzo da anni esperienze di turismo responsabile in Burkina Faso. Ha scritto diversi libri sulle tematiche della mondialità, dell'intercultura, dell'impegno civile).

Il Week end inizia Sabato alle ore 10,00 e si conclude Domenica dopo pranzo. Quota di partecipazione in doppia € 55,00 Per info e prenotazioni: 328 6378663 (Giovanni Russo) entro il 13 marzo.

In attesa di incontrarvi, vi saluto fraternamente                                Don Luigi Mazzocchio

Le Ceneri Mercoledì 09 Marzo 2011

Martedì 08 Marzo 2011 17:00

Il Digiuno che salva

ceneri3«Lasciatevi riconciliare con Dio! ... Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (seconda lettura). «Convertitevi e credete al Vangelo!»  (Mc 1,15).
Con questi due imperativi la comunità cristiana è convocata per accogliere l’azione misericordiosa di Dio e ritornare a Lui. Il rito di imposizione delle ceneri può essere considerato una specie di iscrizione al catecumenato quaresimale, un gesto di ingresso nello stato di penitenti. Nei testi della liturgia la penitenza si esplicita nella pratica del digiuno.
Se non cambia il cuore non cambia nulla
Sobrietà, austerità, astinenza dai cibi sembrano anacronistici in questa società che fa del benessere e della sazietà il proprio vanto. Ma è proprio questa sazietà che rischia di renderci insensibili agli appelli di Dio e alle necessità dei fratelli.
Per il cristiano il digiuno non è prodezza ascetica, né farisaica ostentazione di «giustizia», ma è segno della disponibilità al Signore e alla sua Parola. Astenersi dai cibi è dichiarare qual è l’unica cosa necessaria, è compiere un gesto profetico nei confronti di una civiltà che in modo subdolo e martellante insinua sempre nuovi bisogni e crea nuove insoddisfazioni. Prendere le distanze dalle cose futili e vane significa ricercare l’essenziale: affidarsi umilmente al Signore, creare spazi di risonanza alla voce dello Spirito. Il digiuno perciò riguarda tutto l’uomo ed esprime la conversione del cuore. Rinnegare se stessi (cf Mt 16,24) non è moralismo o mortificazione delle energie vitali, ma è cessare di considerare se stessi come centro e valore supremo. In questo decentramento da sé, Cristo attua ancora la sua vittoria sul male e l’uomo viene rinnovato a somiglianza di Lui.

ceneri1 ceneri2

Gli orari delle Funzioni

Le Sacre Ceneri

9 marzo - S. Messa ed imposizione delle Ceneri

  • San Giuseppe ore 10 e ore 17
  • Madonna del Carmelo ore 8:30 Casa di Riposo - ore 19
  • Madonna della Rocca ore 9
  • San Giuliano ore 10
  • Maria SS. del Monte ore 17:30

Il ruolo del padrino e della madrina nella CRESIMA

Martedì 08 Marzo 2011 08:00

Arcidiocesi di Agrigento

Comunità ecclesiali Racalmuto

08 - 09 GIUGNO 2011

CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE

colomba

PREPARIAMOCI BENE A QUESTO EVENTO

DETERMINANTE Il ruolo del padrino e della madrina nella CRESIMA

«Non vergognarti della testimonianza da rendere al Signore nostro» (Dalla seconda lettera di san Paolo a Timoteo 1, 8)

cresimaEssere padrino è un compito «ecclesiale»

Viene dato  perché si fa parte della Chiesa.
Il padrino, in origine, era scelto dalla comunità cristiana e dato come fratello maggiore al nuovo cresimato, perché questi non fosse abbandonato a se stesso.
Egli aveva il compito di aiutarlo a discernere la Volontà di Dio nelle sue scelte e decisioni, di incoraggiarlo nelle difficoltà che la fede ancora giovane avrebbe potuto incontrare.

Dio ci vuole arricchire, ci vuole rendere strumenti visibili del suo amore invisibile.

Accettare questo servizio significa prima di tutto accettare di convertirsi, e la prima cosa necessaria è accogliere lo Spirito Santo in ciascuno di noi.
Il Signore, con la richiesta di essere padrino-madrina, vuole prima riordinare la vostra vita di fede.
Accettare questo compito è esprimere la volontà di iniziare una avventura, un percorso di riscoperta di noi stessi, della nostra fede e del nostro rapporto con Dio.
Alla Cresima, il padrino o la madrina appoggia la sua mano sulla spalla destra del cresimando: è il partecipare all'imposizione delle mani del Vescovo, il tipico gesto con cui viene trasmesso lo Spirito Santo.
I padrini sono, come i catechisti, degli accompagnatori e modelli di riferimento dei propri ragazzi e non comparse cerimoniali per un momento.

Il compito dei padrini si concretizza nel presentare con la loro vita un po' di fede, di speranza, di carità, che sono il frutto dello Spirito Santo in noi.

uomini di fede
Spero, guardo il presente, la storia con occhio diverso. Ho la certezza che questa storia è orientata verso il Regno di Dio e agisco perché questo sia sempre più evidente. Per questo opero per la pace, la giustizia, per la comunione e l’unità.

uomini di speranza
Spero, guardo il presente, la storia con occhio diverso. Ho la certezza che questa storia è orientata verso il Regno di Dio e agisco perché questo sia sempre più evidente. Per questo opero per la pace, la giustizia, per la comunione e l’unità.

uomini di carità
Amo! Gli altri sono più importanti di me stesso, per loro vale la pena spendere le mie energie, impegnare le mie qualità, senza aver bisogno di un ritorno, di una reciprocità. L’amore è gratuito dono di se stessi.

Le disposizioni e gli orientamenti della Chiesa per la scelta dei padrini sono indicati dal Codice di Diritto Canonico.

  • La scelta del padrino spetta al catecumeno stesso, ai genitori o al parroco.
  • É auspicabile che il padrino della cresima sia lo stesso del battesimo per sottolineare la continuità tra i sacramenti.
  • Il padrino sia cattolico, abbia già ricevuto la confermazione e l’eucaristia, dovrà avere compiuto i sedici anni di età e condurre una vita conforme alla fede e al compito che si assume.
  • I genitori dovranno preoccuparsi di scegliere una persona la cui vita sia coerente con la pienezza di testimonianza che deve dare al ragazzo.
  • Dovrà essere un cristiano che partecipa con regolarità all’eucaristia domenicale e alla vita della parrocchia, in modo da essere di esempio al ragazzo e di poterlo incoraggiare e sostenere a diventare lui stesso membro attivo della comunità cristiana.

Alla luce di questo criterio non possono svolgere il compito di padrini coloro che si trovano in situazioni matrimoniali irregolari, al di là delle disposizioni soggettive dei singoli, queste impediscono oggettivamente quella pienezza di testimonianza cristiana che il compito di padrino esige.

Auguri Don Michele

Lunedì 07 Marzo 2011 10:30
8 Marzo 2011 terzo anniversario di ordinazione sacerdotale

Nella ricorrenza del terzo anniversario di ordinazione sacerdotale di Don Michele Termine la comunità ecclesiale e la redazione del sito ecclesiaracalmuto.it esprimono gratitudine per l'opera da Lui svolta a favore della comunità di Racalmuto.

donmichele

Don  Michele, possa la Vergine Maria sorreggerti nel tuo cammino pastorale e darti la forza per continuare a lungo il tuo apostolato fra la gente che incontrerai.

Ci piace riportare fedelmente quanto ci è capitato di leggere in questi giorni a proposito del Sacerdozio.

"Quella al sacerdozio è la più grande vocazione, quella di essere "amministratore dei misteri di Dio" (1Cor 4,1).

Il sacerdozio è la più grande dignità, secondo le parole di Gesù: "Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo…, come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20,27-28). Non per nulla il sacerdozio gerarchico si chiama ministeriale e ha il suo centro nel sacrificio eucaristico, nel quale si rinnova sull'altare quello di Gesù sulla croce.

Quello sacerdotale è il più grande potere, perché proprio di Cristo (Mt 28,18), che diede tale potere agli uomini (Mt 9,7), quello di consacrare (Lc 22,19) e quello di perdonare i peccati (Gv 20,23) ossia di avere il potere sul Corpo eucaristico e sul Corpo mistico di Cristo.

Il sacerdote è il più benedetto da Dio secondo le parole di Gesù: "Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna" (Mc 10,29-30).

Il sacerdozio è la professione, o meglio missione, la più appassionante ed avventurosa, quella di essere pescatore di uomini (Mt 4,19; Mc 1,17), impossibile senza la grazia di Dio (Lc 5,5) che solo produce la pesca miracolosa (cfr. Gv 21,6), come abbiamo sentito anche nel brano evangelico odierno.

Il sacerdote è il più grande benefattore dell'umanità, secondo quanto scrive s. Paolo: "poveri, ma facciamo ricchi molti" (2Cor 6,10).

Il sacerdozio è anche la missione più tremenda, secondo le parole di Gesù: "Se qualcuno non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città. … Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato" (Mt 10,14-15.40).

Il sacerdozio è paternità spirituale e il più bell'appellativo per me è quello di Padre, secondo le parole di san Paolo: "Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo" (1Cor 4,15).

 

L'EVENTO SARA' RICORDATO CON UNA S. MESSA ALLE ORE 17.30 CHIESA MADRE
Le comunità sono invitate a parteciapre.

 

La popolazione è stanca …

Domenica 06 Marzo 2011 23:27

Ai Sigg.

Presidente del Consiglio Comunale, Dott. Salvatore Milioto

Sindaco di Racalmuto Prof. Salvatore Petrotto

Comandante della Stazione dei Carabinieri Maresciallo Alessandro Costa

Arciprete di Racalmuto Don Diego Martorana

Messaggio personale alla Comunità di Racalmuto

Padre Curto Come Sacerdote anziano, e non potendo essere presente al Consiglio Comunale Straordinario, sento il bisogno di esprimere il mio pensiero per quanto riguarda la situazione attuale della Nostra Comunità. Don Diego, prendendo la parola, parla di coscienza, e noi come coscienza comune ci dovremmo impegnare ed attuare affinchè la nostra Comunità riprenda il verso giusto, lasciandosi alle spalle tutte le male azioni di quest’ultimo periodo. Il dialogo è fondamentale per costruire un mondo migliore, e pertanto le diverse istituzioni quali quella civile, ecclesiastica e di ordine pubblico hanno il dovere di comunicare e collaborare fianco a fianco per il bene comune e per far crescere in meglio ed in armonia, serenità e pace la nostra bella Comunità. Voglio portare un esempio che mi narrò Mons. Fasola a Favara nel 1960, e cioè uniti si porta avanti questa bella barca come il carro di S. Rosalia a Palermo tirato dai buoi, ma se ognuno va per conto proprio il carro rimane fermo e non ha alcuna possibilità futura.

Un altro punto è ascoltare, imparare a rispettare le proprie opinioni e quelle degli altri senza sopraffarsi. Ma usare il buon senso sempre nell’ottica del bene comune perché altrimenti si gira sempre in tondo e non si riesce mai a concludere nulla. Inoltre la popolazione è stanca … stanca delle difficoltà che deve affrontare … stanca di essere alla continua ricerca di lavoro in questo triste momento in cui la disoccupazione è crescente. Questo disagio porta all’aumento della criminalità. Diamo ai giovani la possibilità di scegliere tra il bene e il male. Ma quando a loro manca la buona scelta quale altra possibilità rimane????? Pensiamo a loro!!!!!!!


Racalmuto, 07/03/2011 Canonico  Sac. Don Calogero Curto

Domenica 06 Marzo 2011

Sabato 05 Marzo 2011 09:22

IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IX_domenicaIn questo brano del Vangelo riconosciamo due parti. Nella prima Gesù ci dice che non farà nessuna distinzione fra gli  uomini: non è perché avremo detto: “Signore, Signore”, profetato e compiuto miracoli nel suo nome che saremo riconosciuti da lui in quel giorno, ma solo perché avremo fatto la volontà del Padre, proprio come lui. La volontà del Padre è che noi ascoltiamo e crediamo colui che egli ha inviato, perché soltanto con la fede in Gesù Cristo riceveremo la giustizia di Dio, come ci suggerisce la seconda lettura. Se non avremo fede, invece, ascolteremo questa risposta: “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”.

Nella seconda parte Gesù dice che noi possiamo reagire in due modi diversi alle sue parole. Dobbiamo capire che questo discorso, insieme a quello della montagna, è una sintesi del suo insegnamento; infatti la giustizia, l’elemosina, la preghiera, l’abbandonarsi fra le braccia della Provvidenza costituiscono la regola d’oro del suo insegnamento: “Fate agli altri quello che vorreste facessero a voi”, regola che Giovanni ci trasmetterà in questo modo: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”. Noi possiamo mettere in pratica le parole di Gesù e, in questo caso, costruiamo sulla roccia, appoggiandoci non sulle nostre forze o sulle nostre opere, ma su Cristo. “Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (1Cor 3,11). Ma possiamo anche non mettere in pratica le sue parole e allora costruiamo sulla sabbia, votandoci a soccombere alle prime difficoltà.

Possa Gesù Cristo essere sempre per noi una roccia e un baluardo dove essere al riparo.

L’eroismo della Purezza

Giovedì 03 Marzo 2011 11:14

Un articolo di Socci che offre un giudizio originale ed autentico sull'uccisione di Yara Gambirasio.


Yara non è la protagonista di una storia di orrore. E’ il suo assassino che sprofonda nell’orrore. Lei invece è la protagonista eroica di una luminosa storia di dignità.

yara La sua è – perché non dirlo – una testimonianza di santità scritta col sangue del martirio.
Forse non la capiremo perché adesso il circo dei media darà il via alle solite polemiche sulle indagini, sugli inquirenti e alimenterà mediocri scontri mediatici.
Il fango ci impedirà di vedere la cosa più importante e preziosa: la purezza di questa fanciulla e il suo eroismo.
La cultura dominante non sa fare i conti con la purezza. Né con la santità. Non le conosce. Una parola enorme, la santità, da maneggiare con cura, ma anche giusta. E abbagliante, gloriosa.
In queste ore di strazio infatti con Yara viene in mente un altro nome, un altro volto. Del resto avevano la stessa età, 12-13 anni. Ed è la stessa vicenda.
La storia di Yara Gambirasio è accaduta cento anni dopo quella di Maria Goretti, ma non ci sono grandi differenze.
Anche Yara – se saranno confermate le ipotesi degli inquirenti – è stata selvaggiamente uccisa con un coltello per essersi opposta a un tentativo di stupro.
maria_gorettiMaria Goretti è stata canonizzata nel 1950 da Pio XII, ma anche lei era una ragazzina normale come Yara e si è trovata in un’analoga trappola infernale. Certo, i tempi sono cambiati e anche i luoghi sono diversi. Mentre Maria viveva nella miseria delle paludi pontine dei primi anni del Novecento, Yara è nata e cresciuta nella moderna e civile Lombardia di oggi.
Ma la Lombardia è la regione più progredita e prospera d’Europa senza per questo aver perso la sua anima cattolica, le radici della sua fede, soprattutto nella bergamasca. La stessa terra e la stessa fede raccontate nell’ “Albero degli zoccoli”: Yara non solo è stata battezzata ed educata nella fede cattolica, non solo frequentava la parrocchia e una scuola cattolica, ma aveva ricevuto proprio l’anno scorso la cresima, il sacramento che ci fa soldati di Cristo, pronti a tutto per difendere la dignità di figli di Dio che il Salvatore ci ha donato.
Molti pensano che sia tutto “per modo di dire”, forse anche tanti cattolici vivono con scontata ovvietà quei misteri grandi che sono i sacramenti, che invece non sono scontati e ovvi per nulla, perché ci danno davvero una forza divina. Ci divinizzano.
Yara, nella sua semplicità di tredicenne, pulita, semplice, pura, ha difeso la sua dignità con lo stesso eroismo dei martiri.
Come Maria Goretti. Come le prime martiri, agli albori del cristianesimo, così amate e venerate dalla Chiesa: spesso erano proprio coetanee di Yara.
I santi non sono degli ufo, delle entità particolari, degli esseri superiori.
Sono semplicemente i cristiani che vivono da cristiani, sono i nostri figli, i nostri amici.

Il Vescovo Consegna il Credo ai ragazzi di III media

Martedì 01 Marzo 2011 18:00

Zona Padre G.La Lomia:

credo_cellulare Sabato 26 febbraio, ore 16:00, Chiesa S. Chiara Canicattì.

La Comunità di Racalmuto presente con più di 100 ragazzi, accompagnati da Don Michele Termine.

Carissimi, con la celebrazione di quest'oggi vi viene consegnato dalla Chiesa il CREDO O SIMBOLO CHE È SOMMA DELLA FEDE CHE NOI PROFESSIAMO. Con questa consegna la Chiesa vi dà uno strumento umano e divino per potervi impegnare nella vita ed essere veri cristiani. Vi state preparando a ricevere il Sacramento della Cresima, e state, attraverso la fede e l'azione dello Spirito Santo, per divenire cristiani nel senso pieno della Grazia da parte di Dio.

Accostatevi per ricevere il Simbolo, ispirato da Dio e istituito dagli apostoli. È composto di poche parole ma racchiude grandi misteri. Infatti lo Spirito santo, che dettò queste cose ai maestri della Chiesa, con tali parole e tale brevità istituì la fede che salva, affinché queste cose siano sempre credute e curate da parte vostra, perché non possano nascondersi all'intelligenza né affievolirsi alla memoria. Con animo attento imparate il simbolo della fede. Scrivetelo non su qualche materia che può essere corrotta, ma nelle pagine del vostro cuore.

consegna_credo

arcivescovo

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Continua la Vestizione dei ministranti

Martedì 01 Marzo 2011 09:58

Dopo la Vestizione dei Ministranti dello scorso mese di dicembre nella parrocchia del Carmelo e quella della scorsa Domenica alla Chiesa Madre, Domenica 27 febbraio, durante la messa delle 9:15, hanno ricevuto l’Abito del Ministrante Salvatore, Carmelo, Calogero e Gaetano.

ministranti

A tutti questi “Angeli dell’Altare” (così li definì Giovanni Paolo II), che indossando l’abito del Ministrante hanno risposto all’invito del Signore, il plauso di tutta la Comunità e l’invito a meditare sul messaggio di Benedetto XVI pronunciato lo scorso mese di Agosto in Piazza S.Pietro in occasione del raduno internazione del ministranti:

“Svolgete con amore, con devozione e con fedeltà il vostro compito di ministranti. Preparatevi bene alla santa messa. Aiutando i vostri sacerdoti nel servizio all’altare contribuite a rendere Gesù più vicino, ad essere sempre più presenti nel mondo, nella vita di ogni giorno, nella Chiesa e in ogni luogo. E’ un compito importante, che vi permette di essere particolarmente vicini al Signore e di crescere come suoi veri amici. Custodite gelosamente questa amicizia nel vostro cuore, come san Tarcisio, pronto a dare la vita perché Gesù fosse portato a tutti. Anche voi comunicate ai vostri coetanei il dono di questa amicizia, con gioia, con entusiasmo, senza paura».

Benedetto XVI

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