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Maggio 2011

Reti di Relazione

Lunedì 30 Maggio 2011 18:00

Locandina-Giornata-mondiale

Rosario meditato

Lunedì 30 Maggio 2011 10:51

OGGI ORE 21:00 SANTUARIO MARIA SS. DEL MONTE

RECITA COMUNITARIA DEL ROSARIO MEDITATO

madonnamonte2

Animatori Grest 2011

Domenica 29 Maggio 2011 13:14

Affidamento dell'Italia a Maria

Sabato 28 Maggio 2011 16:50

affidamentoItalia

Nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, Benedetto XVI e i vescovi italiani affidano l’Italia a Maria. Accogliendo l’invito del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, Benedetto XVI si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, per presiedere la recita del Rosario, insieme con i vescovi italiani, riuniti in Assemblea generale.

Il pontefice ha affermato: «La fede non è alienazione: sono altre le esperienze che inquinano la dignità dell’uomo e la qualità della convivenza sociale! In ogni stagione storica l’incontro con la parola sempre  nuova del Vangelo è stato sorgente di civiltà, ha costruito ponti fra i popoli e ha arricchito il tessuto delle nostre città, esprimendosi nella cultura , nelle arti e, non da ultimo, nelle mille forme della carità».

Di seguito pubblichiamo la preghiera del Santo Padre:

Vergine Maria,
Mater Unitatis,
questa sera intendiamo specchiarci in te
e porre sotto il manto della tua protezione
l’amato popolo italiano.
Vergine del Fiat,
la tua vita celebra il primato di Dio:
alimenta in noi lo stupore della fede,
insegnaci a custodire nella preghiera
quest’opera che restituisce unità alla vita.
Vergine del servizio,
donaci di comprendere a quale libertà
tende un’esistenza donata,
quale segreto di bellezza
è racchiuso nella verità di un incontro.
Vergine della Croce,
concedici di contemplare
la vittoria di Cristo sul mistero del male,
capaci di esprimere ragioni di speranza
e presenza d’amore nelle contraddizioni del tempo.
Vergine del Cenacolo,
sollecita le nostre Chiese a cooperare tra loro,
nella comunione con il Vescovo di Roma.
Rendi tutti noi partecipi del destino di questo Paese,
bisognoso di concordia e di sviluppo.
Vergine del Magnificat,
liberaci dalla rassegnazione,
donaci un cuore riconciliato,
suscita in noi la lode e la riconoscenza.
E saremo perseveranti nella fedeltà sino alla fine.
Amen
papa

VI Domenica di Pasqua

Sabato 28 Maggio 2011 16:45

VI_domenica_pasquaTante volte mi sono chiesto, esattamente come i discepoli poco più avanti nel vangelo di Gv, ma Gesù, perché sei così misterioso? Ma non sarebbe tutto più facile un bel colpo di scena? Magari una cosa facile: un’apparizione (quelle funzionano sempre); oppure facciamo contenta tanta gente e fulmina qualcuno che veramente se lo merita!!!

Subito aumenterebbero le conversioni e il numero delle persone in chiesa … L’unico problema è che se ci sono arrivato anch’io vuol dire che da qualche milione d’anni hai già affrontato la questione e hai dato una risposta diversa (vedi l’incarnazione); poco male, magari vista la durezza della risposta si poteva anche cambiare idea, e invece no, ostinatamente hai cancellato questa possibilità. Potrebbe anche esserci una ragione seria…

Penso che la liturgia di oggi di risposte ce ne dà in quantità. Proviamo a passare al microscopio il brano del vangelo e poi le altre letture:
“se mi amate, osserverete”: è strana la costruzione, forse più logico sarebbe: se mi amate, osservate. Perché un presente e poi un futuro? Forse perché Gesù vuole dire che la logica del “problema Dio” si risolve in un modo diverso: se non parti dalla logica dell’amore, sei come la mosca che sbatte contro il vetro della finestra. Ci possiamo imbattere in Dio in cento modi diversi, prova a pensare a quando Gesù racconta il giudizio finale, e tutte e due le ali dell’umanità dichiareranno che non lo hanno riconosciuto; l’incontro vero è quando io accetto di mettermi in cammino (si chiama conversione della mente e del cuore), accettando di mettere da parte le mie domande per ascoltare Lui stesso che mi parla e mi guida. Allora la frase ha un senso: se mi ami allora accetti di metterti in cammino osservando proprio quei comandamenti che non sono leggi a cui bisogna obtorto collo obbedire: sono vincolanti semplicemente perché sono vere, sono la verità di Dio e della mia vita, la verità si impone assolutamente non con la forza ma con l’evidenza, con la vita e la gioia che riesce ad infondere in noi.

Se mi ami, osservi, vuol dire che cammini, che accetti la provvisorietà, la non chiarezza, la progressività, a volte anche il brancolare; ma tutto questo non perché Dio ce la voglia rendere difficile, tutt’altro! La strada da percorrere serve a rendere adatto il mio cuore, serve per imparare ad amare, esattamente come in un matrimonio: si ama di più all’inizio o dopo 30 anni? Sorridendo diremmo all’inizio, scambiando però l’entusiasmo con l’amore; la strada serve ad insegnare al mio cuore ad amare, perché è vivendo che si impara a guardarsi dentro e ad educare cuore e mente alla grazia di Dio. Però la strada è lunga: “io pregherò il Padre che vi doni un altro consolatore che rimanga sempre con voi”. Se è vero, come è vero, che mantenersi integri in questo cammino è difficile, oggi Gesù dice che la strada non si percorre mai da soli: ognuno deve camminare per la propria strada, ma nessuno cammina mai da solo.

Un altro consolatore: Gesù è il primo consolatore, meglio sarebbe avvocato difensore, e la sua difesa arriva fino a dare la vita per noi e a riconciliarci con Dio Padre, lo Spirito Santo, invece, è quello che rimane sempre con noi. La pentecoste che si avvicina, a cui ci stiamo preparando, è rivivere il mistero di quando questa promessa di Gesù si è compiuta, quando Colui che è la forza amorevole di Dio ci è stato donato per avere la forza di intraprendere questo viaggio.

Adolescenti e sesso: una sfida educativa da raccogliere

Venerdì 27 Maggio 2011 21:49

Che ne dicono i ragazzi d’oggi di amore, sentimenti e dintorni?

I Parroci e i catechisti dei cresimandi, accompagnati da psicologi volontari si trovano in questi giorni impegnati ad affrontare il tema della sessualità con i giovani che a giorni riceveranno il Sacramento della Cresima. Oggi parlare di sessualità nei luoghi preposti (famiglia, chiesa, scuola) diventa sempre più difficile e raro. Questa vacanza viene supplita da  altre erogatori di informazioni, che purtroppo dirottano i giovani verso sentieri che non hanno via d’uscita.

Fra internet e tv spazzatura, allora, la parola a tre esperte.

adolescenti1Parlare di sesso con gli adolescenti: da più parti affiora la domanda – che nasconde timori e forse qualche imbarazzo –, è proprio necessario? E come, quando? Per cercare una risposta sensata e non banale ne abbiamo parlato con le tre autrici del volume, edito dalla Cooperativa In Dialogo, “Amore, sesso & co.”, Rosangela Carù, Monica Pinciroli, Luisa Santoro. Da anni trascorrono gran parte del loro tempo con i ragazzi, nelle scuole e negli oratori, riflettendo sui temi dell’affettività e della sessualità con loro e con i loro genitori. Osservano gli adolescenti, parlano con loro, ne ascoltano le opinioni, le domande e i bisogni.
Dialogano anche con i genitori, constatando che il loro sguardo non sempre coglie il reale pensiero dei figli su questi temi: li ritengono abbastanza informati ma troppo piccoli e ancora lontani da certi bisogni, oppure già abbastanza maturi per saper scegliere da soli.
Ma come sono questi ragazzi e cosa pensano del sesso?
«I ragazzi che incontriamo si mostrano disorientati e curiosi su tutto ciò che riguarda la sessualità… così come lo eravamo noi alla loro età. Il corpo che cambia, i primi innamoramenti, la voglia di crescere e di provare emozioni nuove li scombussola e li porta a porsi delle domande, come da sempre capita ai ragazzi che si affacciano all’età adulta. Oggi come un tempo, fanno fatica a rivolgersi ai genitori, perché sentono di invadere la propria e l’altrui intimità.»

Come fanno, allora, ad avere delle risposte?
«È molto facile: televisione, riviste, internet sono un comodo supermercato dove recuperare tutto ciò che serve; non solo, riescono persino ad anticipare e indurre la domanda prima ancora che sorga spontaneamente nella mente del bambino.»

adolescenti2Ma se sanno già tutto, è necessario educarli all’affettività e alla sessualità?
«Crediamo di sì, per vari motivi. Innanzitutto, perché le informazioni dei media non sono calibrate sulle diverse età e non tengono conto dei valori che ogni famiglia vorrebbe trasmettere ai propri figli… senza contare che a volte sfociano nella pornografia. L’informazione infatti non è neutra, ma propone una certa visione della sessualità, largamente condivisa oggi, per cui il valore di riferimento è il proprio piacere che deve essere raggiunto “tutto e subito”. Il nostro intervento educativo è quindi necessario per offrire una visione alternativa che dia maggiore dignità alla sessualità umana. Le informazioni sono assolutamente necessarie, ma devono essere inserite in un’educazione alla relazione e ai sentimenti.»

Qualche consiglio utile?
«Per i ragazzi, sembra esserci una netta separazione tra la gestualità e i sentimenti, tanto che considerano espressione d’amore i baci, gli abbracci, le carezze, persino gli sms, mentre ritengono il rapporto sessuale un gesto utile a soddisfare il proprio piacere, magari un po’ trasgressivo, ma non così strettamente legato alla sfera affettiva. Noi crediamo che in ciascun essere umano ci sia una relazione molto stretta tra corpo, emozioni e sentimenti, solo che i nostri giovani vivono in un contesto che non li aiuta a far emergere questa unitarietà. È compito degli educatori farla affiorare. Negli ultimi anni, molti più ragazzi pongono interrogativi su omosessualità e transessualismo, e a volte queste domande sembrano celare dei timori. Riteniamo che in un contesto culturale nel quale si tendono a confondere i sessi e ad annullare le differenze, possa essere più difficile raggiungere la definizione della propria identità sessuale. Inoltre la spettacolarizzazione di queste situazioni riduce la questione a banali stereotipi, mentre nasconde la difficoltà e la sofferenza ad esse connesse. Siamo convinte che sia bene parlarne e diffondere la cultura del rispetto e dell’accoglienza. È altrettanto importante però aiutare i ragazzi a guardare con senso critico ciò che i media propongono e offrire loro opportunità di confronto.»

Cresima o confermazione?

Mercoledì 25 Maggio 2011 21:59

L’8 e il 9 del prossimo mese di Giugno, circa un centinaio di giovani riceveranno il Sacramento della Cresima. Ma tutti sono consapevoli dell’importanza di questo straordinario Sacramento?

Cresimarsi, perché?

Il ponte dell’asino: così un Vescovo aveva definito l’esperienza della cresima per molti dei nostri ragazzi. Stimavo quell’uomo e la sua curiosa definizione mi colpì al punto che la ricordo ancora dopo molti anni. Ora che sono vescovo anch’io e ho celebrato tante cresime, capisco forse di più che cosa quelle parole volessero dire. Nell’uso comune “ponte dell’asino” indica un passaggio particolarmente difficile.

La confermazione e la bellezza di Dio

cresimaVorrei provare a capire con te che cos’è la cresima, che significa riceverla, come prepararsi ad essa e come farne tesoro per tutta la vita: ho scelto di parlartene perché mi sembra che questo dono di amore sia spesso poco compreso, vissuto da molti più come un obbligo da assolvere che come un incontro decisivo, in cui - se lo vuoi - lo Spirito Santo può riempire il tuo cuore e imprimervi il sigillo dell’amore di Dio per renderti capace di credere, sperare ed amare oltre ogni misura di stanchezza e ogni prova e sfida della vita.

Il ponte dell’asino: così un Vescovo aveva definito l’esperienza della cresima per molti dei nostri ragazzi. Stimavo quell’uomo e la sua curiosa definizione mi colpì al punto che la ricordo ancora dopo molti anni. Ora che sono vescovo anch’io e ho celebrato tante cresime, capisco forse di più che cosa quelle parole volessero dire. Nell’uso comune “ponte dell’asino” indica un passaggio particolarmente difficile. All’origine pare ci sia un’antica leggenda, che narra di un Santo, di un asino e del Diavolo. Il Santo doveva spesso attraversare un torrente impetuoso. Il Diavolo gli propose, allora, di costruirgli un ponte, a patto di potersi impadronire dell’anima del primo che lo avesse attraversato. Il Santo accettò e il Maligno sembrò assaporare il gusto di impadronirsi dell’anima dell’uomo di Dio. Questi, però, dimostrò di saperne una più del Diavolo, perché ad attraversare il ponte mandò per primo… l’asino, che - come il Santo aveva previsto - fu risparmiato, in quanto non gradito al grande Avversario! La storiella fa capire perché “ponte dell’asino” designi una prova, dove c’è il rischio di perdersi. Essa contiene, tuttavia, anche un altro messaggio: e cioè che ci sono momenti in cui - se ti fidi di Dio e usi intelligenza e buona volontà - puoi guadare anche il torrente più impervio e avanzare libero e sereno nel cammino della vita. Dire che la cresima è “il ponte dell’asino” significa allora riconoscere che per molti essa risulta una tappa difficile, alla quale ci si prepara spesso con un senso di costrizione, mescolando noia e curiosità, attesa e fretta di finire. Giunto al ponte dell’asino, il protagonista rischia di cascare nelle mani del Nemico, lieto di poterlo separare da Dio. Avviene così che - messi da parte i buoni propositi - il ragazzo appena cresimato si allontani dalla pratica religiosa e cominci a navigare da solo nel turbinoso mare della vita. Il momento della confermazione diventa allora per molti l’ora del congedo! È possibile fare qualcosa perché non sia così? Si può vivere la cresima con la saggezza e la fede del Santo del racconto? Si può estendere a tanti - a cominciare da te, che ti prepari alla cresima - l’esperienza di gioia e di nuovo slancio, che alcuni riconoscono di aver vissuto grazie ad essa? Se sì, come? Prima di cercare una risposta, ti confido che anche per me non fu così semplice e immediato superare il “ponte dell’asino” della mia cresima. Posso però anche assicurarti che la gioia di averlo superato, cercando di camminare fedelmente con Dio, è stata ed è veramente grande. Mi sembra perciò un dovere d’amore cercare insieme a te una risposta a queste domande…

(Teologo Borèl) - autore: mons. Bruno Forte

Il Rosario nei quartieri - Un'esperienza coinvolgente

Martedì 24 Maggio 2011 10:10

Continua la recita del Rosario nei quartieri, dove centinaia di fedeli si riuniscono in piccoli gruppi e con devozione lodano con questa antica preghiera la Beatissima Vergine Maria. E allora, perché recitare il  Rosario?

rosario3

Le promesse del Rosario

Il Beato Alano de la Roche racconta che in una visione la Madonna  ha fatto quindici promesse a vantaggio dei devoti del Rosario:

  1. rosario4 Coloro che mi avranno servita costantemente recitando il Rosario, riceveranno una grazia particolare.
  2. A tutti coloro che devotamente recitano il mio Salterio, prometto la mia speciale protezione e grandi grazie.
  3. Il Rosario sarà un'arma potentissima contro l'inferno, cancellerà i vizi, distruggerà il peccato, estirperà le eresie.
  4. Farà rifiorire le virtù e le opere sante, impetrerà alle anime copiosissime misericordie di Dio; distoglierà i cuori dal vano amore del mondo, rivolgendoli all'amore di Dio, e desterà in essi il desiderio dei beni eterni.
  5. L'anima che a me si raccomanderà con il Rosario, non si perderà.
  6. Chiunque avrà devotamente recitato il Rosario con la considerazione dei Misteri, non sarà oppresso da calamità, non proverà l'ira di Dio, non morrà di morte improvvisa; ma sarà convertito, se peccatore, e , se giusto, avrà perseveranza nella grazia, e sarà degnato dell'eterna vita.
  7. I veri devoti del mio Rosario non morranno senza i sacramenti.
  8. Voglio che coloro che recitano fedelmente il mio Rosario abbiano in vita e in morte luce e pienezza di grazie e che, in vita e in morte, prendano parte ai meriti dei Beati.
  9. Libero ogni giorno dal Purgatorio le anime che furono devote del mio Rosario.
  10. I veri miei figli del Rosario godranno di una grande gloria in Paradiso.
  11. Qualunque grazia implorerai con il Rosario, tu l'otterrai.
  12. Correrò in aiuto, in ogni loro necessità, a quelli che propagano il mio Rosario.
  13. Ho impetrato da Gesù, mio Figlio, che gli iscritti alla Confraternita del mio Rosario possano avere, come loro confratelli in vita e in morte, gli Angeli e i Santi.
  14. Quelli che recitano il mio Rosario sono miei figli e fratelli in Gesù Cristo mio Unigenito.
  15. La devozione al mio Rosario è un gran segno di predestinazione.

Fotogallery dei gruppi in preghiera

Calendario del Rosario nei quartieri

  • 24 Maggio ore 16,00 Via D’Asaro Abitazione Fam Spalanca
  • 24 Maggio ore 18,00 Villetta Via Filippo Villa
  • 25 Maggio ore 10,30 C/da Stazione Abitazione Famiglia Faldetta Maria
  • 25 Maggio ore 17,00 Via Mamiani
  • 25 Maggio ore 19,30 Via Calatafimi
  • 26 Maggio ore 16,30 Centro Padre Cipolla
  • 27 Maggio ore 19,00 Viale della Vittoria Cooperativa Castelluccio.

Mese di Maggio - Tempo di prima comunione

Domenica 22 Maggio 2011 08:32

primacomunione1 È tempo di prima Comunione. Mentre i fanciulli sono in attesa dei doni che riceveranno, i genitori e gli adulti in genere sembrano avere quale scopo prioritario quello della preparazione della festa esteriore con tutti gli annessi e connessi, ristorante compreso. Sembra essere assolutamente relegato in secondo piano il “dono” più importante, il dono d’amore che vale più di ogni altra cosa che il fanciullo riceverà nella sua Messa di prima comunione: Gesù Figlio di Dio unico Salvatore dell’uomo.

Che dono grande! In un incontro di fanciulli che si preparavano alla loro prima Comunione papa Benedetto XVI disse loro: “Ricordo bene il giorno della mia prima comunione: era una bella domenica del marzo del 1936 . Era un giorno di sole la chiesa era molto bella, c’era la musica. Ma al centro dei miei ricordi è che da quel momento ho capito che Gesù è entrato nel mio cuore, mi ha visitato.

È un dono di amore che vale più di tutta la vita. Ho capito che da allora è cominciata una nuova tappa della mia vita, ora è importante rimanere fedele a questa comunione. Il Signore mi ha guidato sempre, anche in situazioni difficili. Spero che anche per voi, la prima comunione sia l’inizio di una amicizia per tutta la vita con Gesù, perché andando con Gesù la vita diventa buona”.

primacomunione2 Oh se i fanciulli comprendessero, se i genitori e gli educatori riuscissero a far loro comprendere ed esserne loro stessi compresi che nella eucarestia Dio viene incontro all’uomo per dirgli il Suo amore, per insegnargli a essere felice, generoso, buono con  tutti, grato e riconoscente, operatore di bene!

È solo per amore che Gesù ha dato la vita per noi. Prima di morire sulla croce e risorgere nel giorno di Pasqua, Gesù disse ai suoi discepoli: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo. Prendete e bevete: questo è il mio sangue”.

I fanciulli della prima comunione dovrebbero ricordare per sempre queste parole.

Il sacerdote/celebrante le ripeterà anche nella Messa di prima comunione; le ripeterà in nome di Gesù: anzi come se lui fosse in quel momento Gesù. Allora Gesù entrerà in quel pane e quello non sarà più pane ma veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo di Cristo. Gesù scenderà davvero in quelle poche gocce di vino e quel vino diventerà veramente, realmente, sostanzialmente il Sangue del Signore sparso per molti in remissione dei peccati.

Anche per molti adulti queste parole hanno perso di senso e di significato. Per questo molti si chiedono: Come può Gesù essere nella piccola particola o nelle poche gocce di sangue?  Io non lo vedo! dicono. E se non lo vediamo, come possiamo crederlo?

La fede non è fatta di momenti transeunti!

La fede è uno stile di vita: è una fiducia assoluta in Dio, il Dio che ha voluto parlare all'uomo mediante le Sacre Scritture, e rivelarsi in Gesù Cristo; un Dio che ama, che ha dimostrato il suo amore col dono di ciò che aveva di più prezioso: il suo Figlio diletto. Egli ci ha amati mentre ancora noi non Lo amavamo, e ha offerto la propria vita per chiunque mette tutta la propria fiducia in Lui.

V Domenica di Pasqua

Sabato 21 Maggio 2011 12:55

V_domenica_pasquaNelle ultime domeniche del tempo pasquale ascoltiamo alcune parole tratte dai «discorsi di addio» del quarto vangelo, quelli pronunciati da Gesù al termine della sua ultima cena con i discepoli. Attraverso questi discorsi ci parla il Signore glorioso risorto e vivente, con parole che condensano tutto il messaggio del vangelo e gettano un ponte tra la vita terrena di Gesù e la sua venuta nella gloria.

La separazione tra Gesù e i suoi «amici» (cf. Gv 15,13-15) è vicina, ed egli ha appena preannunciato il tradimento di Giuda (cf. Gv 13,21) e il rinnegamento di Pietro (cf. Gv 13,38). Affinché i discepoli non si rattristino di fronte alla separazione, Gesù si rivolge loro con grande tenerezza – «Non sia turbato il vostro cuore» – e li invita alla fede: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». Gesù aveva già detto che la vera opera gradita a Dio è la fede (cf. Gv 6,29); qui, in un contesto di crisi per la sua comunità, smarrita per il futuro che l’attende, rinsalda la sua fiducia con una promessa: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore, io vado a prepararvi un posto». Gesù sta per entrare nella casa del Padre, il Regno, ma prima promette ai suoi discepoli che la separazione da loro sarà solo temporanea: «quando vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io». Ecco la grande consolazione riservata a quanti aderiscono a Gesù e vivono con lui un rapporto di intimità: niente e nessuno può rapirli dalla sua mano (cf. Gv 10,28-29), già ora e poi alla fine del tempo, quando egli verrà nella gloria e li prenderà con sé.

Gesù però sa bene che non basta indicare la meta, occorre mostrare anche la strada per raggiungerla. Per questo aggiunge: «Del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Ma Tommaso non comprende e gli chiede: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Eppure proprio lui poco prima aveva esortato gli altri discepoli a fare strada con Gesù, ad andare a morire con lui (cf. Gv 11,16)… Gesù allora gli risponde: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Queste parole così solenni esprimono la singolarità del cristianesimo: da quando Dio si è fatto uomo in Gesù, quest’uomo ha aperto un sentiero unico per andare a Dio; ormai per conoscere Dio si deve conoscere Gesù, per credere in Dio si deve credere in Gesù. La verità è una persona, Gesù Cristo: è lui che con la sua vita ci ha mostrato la via per andare al Padre, dunque la via è il modo di vivere di Gesù, e vivendo come lui noi possiamo partecipare alla sua vita, che è vita vera in pienezza, “vita eterna”!

Un vero record. Raggiunti i 100.000 visitatori

Venerdì 20 Maggio 2011 18:00

Caro visitatore,

EcclesiaRacalmuto Il sito cattolico più visitato della Diocesi

In  17 mesi 100.000 VISITATORI UNICI

Ci sei stato vicino, perché hai sentito la necessità di conoscere quanto via via è avvenuto nella nostra comunità: messaggi, incontri, comunicazioni, lettere sono stati altrettanti tentativi di creare legami, virtuali certo, che però conducono nei luoghi dove la vita ecclesiale si realizza.

Vogliamo ricordarti che il protagonista del nostro sito sei tu con la tua famiglia, i tuoi amici, la tua realtà di vita. Sì, perché ognuno di noi per le strade di questo paese costruisce la storia dei discepoli di Cristo, fatta certo di luce e di ombre, ma anche di tanta voglia di essere migliori.

Sei stato un fedele compagno di viaggio e ci hai dato la spinta a continuare.

Centomila visitaotri. Siete giunti anche dal Venezuela, dal Canada, dagli Stati Uniti, dalla Nuova Papua, dalla Germania,….

Un traguardo lusinghiero che ripaga di tante fatiche di chi si è impegnato a tener vivo questo “luogo” d’incontro.

Ecco i volti di chi pazientemente, come le formiche, lavorano la notte per mettere in rete la storia delle nostre comunità.

don_diego_2
don_Michele
Il Direttore Don Diego Martorana Il Condirettore Don Michele Termine
leonardopicone salvatore_tommaselli
Il Caporedattore Leonardo Picone Il Webmaster Salvatore Tommaselli

Per questo un grazie speciale va a Leonardo Picone e a Salvatore Tommaselli, che hanno avuto la costanza e, più ancora,  il coraggio di resistere alla tentazione di mollare tutto perché l’impegno diventa sempre più gravoso anche se fatto con passione.

Un grazie a tutti i corrispondenti dei vari gruppi, che puntualmente fanno pervenire al sito materiale utile per aggiornare le varie sezioni.

Le prospettive?

Costituire una rete di corrispondenti delle varie realtà che operano nella Comunità, persone che facciano giungere le notizie con tempestività e professionalità maggiore.

Sappiamo che le vie telematiche sono gli strumenti dell’oggi. Per giovani e meno giovani possono essere occasioni preziosi d’incontri, scambi, informazioni.

Mettersi in relazione con il mondo, uscire dall’isolamento, creare una rete di rapporti, è bello!.

Navigare… chattare… può essere davvero positivo ma non sempre, purtroppo. Sta a tutti decidere di seguire le vie del bene!

Grazie e continua a visitarci!

Un sacerdote risponde

Venerdì 20 Maggio 2011 13:11

padrefiglio Ho un figlio di 17 anni; le chiedo alcuni consigli

Quesito

Caro Padre,

sono la madre un po' impaurita di un figlio adolescente, F., di 17 anni, che, come molti suoi coetanei, da qualche anno ha cominciato a sfuggirmi. Ci sono spesso liti (anche io alzo la voce) su questioni di orari serali, fumo (sigarette, anche se alcuni suoi amici fanno uso di spinelli, per togliermi il dubbio faccio periodicamente analisi), soldi. Vuole essere più autonomo, vuole fare scelte indipendenti e non si lascia convincere facilmente sulle amicizie, a volte pericolose, e sui valori. Da bambino è stato buonissimo, studioso, religioso; ora pensa che molte  cose siano non vere, mette in crisi la sua fede, si lega di più al gruppo che ai genitori. Faccio fatica a capirlo e seguirlo. Mi da qualche bel consiglio, suggerimento, strada da percorrere?

 

Dio la benedica.


Risposta del sacerdote

Carissima,
  1. Penso che una mamma da sola debba faticare molto per conservare sulla giusta strada il figlio in piena adolescenza. Certamente ci vorrebbe il supporto della parrocchia o di una comunità all’interno della parrocchia dove tuo figlio possa sentirsi impegnato, responsabilizzato e abbia la possibilità di condividere con amici cristiani la sua fede.
    Senza questo supporto il figlio si sentirà sempre attratto dallo stile di vita dei compagni che frequenta.
  2. In assenza del ruolo determinante della comunità cristiana c’è la famiglia. Penso che i criteri educativi di don Bosco siano sempre validi: ragionevolezza, amore e religione.
  3. Anzitutto la ragionevolezza: discutere, portare le ragioni, persuadere, mostrare gli effetti positivi o negativi di determinate scelte. 
    Alzare solo la voce o dire: mi causi dispiacere, non è sufficiente.
    Questo impegna i genitori ad essere costantemente preparati, ad attuare una formazione permanente, perché nessuno può dare quello che non ha.
    Soprattutto in riferimento alla fede è necessario portare le ragioni della nostra speranza. È inevitabile che il ragazzo, soprattutto a confronto con altri, metta in discussione quanto ha appreso da bambino. Adesso gli deve essere proposta la medesima fede, ma con motivazioni più profonde.
  4. Sul secondo punto non dico nulla perché sono certo che lui da voi si sente amato. Dico invece qualcosa sulla religione, che poi concretamente per don Bosco passava attraverso le letture, l’istruzione e la pratica fedele dei sacramenti della confessione e della Comunione.
    Le letture sono importantissime. Non soltanto formano sotto il profilo dottrinale, ma danno una particolare sensibilità. Nello stesso tempo sono capaci di far entrare direttamente in comunione con Dio. E questa senza dubbio è la cosa più importante.
  5. C’è poi il discorso della confessione, fatta possibilmente col medesimo sacerdote e a ritmo frequente. La confessione fa ricuperare lo stato di grazia e lo ravviva.
    Lo stato di grazia è insostituibile per sentire il gusto delle cose di Dio e per provare fervore. A poco serve tutto il resto se non c’è questo passaggio della Confessione.
    Poi c’è la Santa Comunione, che senza dubbio già di suo allontana tante tentazioni. Ma poi mette in rapporto intimo con Dio nel silenzio, nel raccoglimento e nella preghiera.
  6. Da parte tua sii la prima testimone davanti a tuo figlio di tutte queste cose. Non è necessario che ti dica di pregare molto per lui perché certamente già lo fai. Ti esorto però a fare la S. Comunione per lui, di recitare ogni giorno il S. Rosario per lui e possibilmente con lui, almeno in occasione delle feste mariane.

Ti assicuro il mio accompagnamento nella preghiera e il mio ricordo nella S. Messa. 

Tutte e due vi benedico.    
Padre Angelo

Volontari con un sorriso

Giovedì 19 Maggio 2011 14:32

A Racalmuto il 9 ed il 10 aprile si è tenuto il terzo raduno regionale delle associazioni di volontariato. La manifestazione organizzata dalla P.A. Volontari Riuniti, fondata nel 1997 da un gruppo di soci volontari, ha ottenuto un notevole successo di pubblico.

L’evento che ha previsto differenti tipi di simulazioni di salvataggio ha visto, il gruppo Giubbe Verdi che ha realizzato una seduta di ippoterapia, il gruppo cinofilo acese di Acireale con una simulazione di salvataggio di disperso. Evento centrale della manifestazione è stata il 9 aprile una prova di evacuazione contemporanea delle scuole di Racalmuto cha ha visto impegnati i vari gruppi intervenuti con ambulanze, volontari e cinofili. Tutte le scuole sono state evacuate in ordine e con la massima disciplina da parte degli alunni delle scuole che hanno vissuto l’evento come una festa. Tutti i volontari sono stati ospitati presso le scuole pubbliche ed il servizio mensa è stato brillantemente assolto dal gruppo Alfa di Chiaramonte Gulfi che ha dato la possibilità di nutrire più di 600 pasti in due giorni.

volontari1 volontari2

Nel corso dell’ultima giornata è stata benedetta dall’Arciprete di Racalmuto don Diego Martorana una nuova ambulanza del gruppo P.A. di Racalmuto che implementa il numero dei mezzi a disposizione della comunità racalmutese. Durante la Santa Messa celebrata presso la Chiesa Madre, l’Arciprete ha incoraggiato i volontari a continuare a svolgere questo lodevole servizio guardando con amore il “fratello sofferente” così che la solidarietà diventi per tutti uno stile di vita. Grande risalto ha avuto, inoltre,  il meeting – “Noi volontari, l’associazionismo e le istituzioni: un rapporto in crescita” con la partecipazione delle autorità civili e delle rappresentanze dei volontari.

Fotogallery

Mattia ha bisogno di te!

Mercoledì 18 Maggio 2011 10:12

Venerdì 13 Maggio al teatro Regina Margherita, durante lo spettacolo Fiesta di Primavera, è stata lanciata la MARATONA DI RACCOLTA FONDI PER IL PICCOLO MATTIA SALAMONE. Mattia è un bambino di 6 anni, di San Giovanni La Punta(CT), affetto sin dalla nascita da Tetraparesi Spastica con Sindrome di West, una malattia che gli impedisce di camminare, parlare, tenere il capo e la schiena in maniera dritta, ecc...

Oggi, però, Mattia presenta dei miglioramenti, grazie ad alcuni cicli di cure sperimentali che ha già affrontato; purtroppo, queste cure vengono effettuate solo all'estero (Israele,Slovacchia e Florida) e sono a pagamento, quindi, per poterle continuare(cosa assolutamente necessaria per diventare un bambino più autonomo), ha bisogno di fondi.

COME AIUTARLO? Innanzitutto, pregando per lui e per i suoi genitori, affinchè trovino in Dio la forza per affrontare con amore tutto quello che incontreranno nell'intraprendente viaggio della vita.

E poi, in base a quelle che sono le proprie possibilità, facendo una donazione, attraverso i salvadanai, che saranno esposti per alcune settimane in diversi esercizi commerciali di Racalmuto, oppure attraverso bonifico bancario o donazioni online.

Per maggiori informazioni sulla storia di Mattia ed essere aggiornati sulle sue condizioni di salute, vi consigliamo di visitare il sito: www.ilportaledimattia.com .

ManifestoMattia

Il Rosario meditato nei quartieri

Martedì 17 Maggio 2011 11:00

rosario1 Il Santo Rosario è compendio di tutto il vangelo (Pio XII)

Il Santo Rosario è pratica perfetta (Paolo VI)

La parola Rosario significa “Corona di Rose“: è infatti paragonabile ad una corona di rose profumate posta ai piedi della Madonna.

La Madonna ha più volte rivelato a santi e beati che ogni volta che si dice un’Ave Maria è come se si donasse a Lei una bella rosa. Così come la rosa è la regina dei fiori, il Rosario è la rosa di tutte le devozioni ed è perciò la preghiera più importante e completa.

Il Santo Rosario infatti riporta in sintesi tutta la storia della nostra salvezza: ci permette di meditare i “misteri” della gioia, del dolore e della gloria di Gesù e Maria. E’ una preghiera semplice, umile, ma molto potente, rispecchiando così la natura di Maria, la Madre di Dio, che ci sostiene e ci conforta quando con l’Ave Maria La invitiamo a pregare per noi. Ella esaudisce sempre la nostra domanda, unendo la sua preghiera alla nostra. Questa preghiera diventa perciò più efficace, in quanto l'intercessione di Maria permette alla preghiera di essere sempre esaudita: Gesù non potrebbe mai dire di no a quanto gli chiede sua Madre.

In tutte le apparizioni la Santa Vergine ha lasciato un messaggio ai fedeli, quello di recitare il Rosario come arma potente contro il male, per portarci alla vera pace.

rosario2Calendario del Rosario nei quartieri

  • 20 Maggio ore 10,00 Casa di Riposo
  • 20 Maggio ore 17,00 C/da Piedi Zichi Cooperative Gialle
  • 20 Maggio ore 19,30 C/da Bovo Abitazione Sig.ra Rizzo Emerenziana
  • 23 Maggio ore 16,00 Collegio di Maria
  • 24 Maggio ore 16,00 Via D’Asaro Abitazione Fam Spalanca
  • 24 Maggio ore 18,00 Villetta Via Filippo Villa
  • 25 Maggio ore 10,30 C/da Stazione Abitazione Famiglia Faldetta Maria
  • 25 Maggio ore 17,00 Via Mamiani
  • 25 Maggio ore 19,30 Via Calatafimi
  • 26 Maggio ore 16,30 Centro Padre Cipolla
  • 27 Maggio ore 19,00 Viale della Vittoria Cooperativa Castelluccio.

Tutti siamo invitati in segno di condivisione a partecipare alla recita del Santo Rosario nei quartieri.

57° Convegno Diocesano dei Ministranti

Lunedì 16 Maggio 2011 21:00

Circa 700 Ministranti di tutta la Diocesi di Agrigento Domenica 15 Maggio hanno partecipato al 57° Convegno Diocesano dei Ministranti, tenutosi ad Agrigento e precisamente presso la Chiesa di S. Alfonso nei pressi della Cattedrale di Agrigento (chiusa per motivi di sicurezza).

Racalmuto presente con oltre 50 ministranti, accompagnati dagli animatori e dai genitori. I Ministranti prima della S. Messa hanno ricevuto un saluto e una parola dal nostro Arcivescovo Don Franco Montenegro che per motivi di salute non ha presieduto la S. Messa. La Manifestazione è stata egregiamente organizzata da Don Giuseppe Cumbo vice Rettore del Seminario di Agrigento collaborato dai seminaristi e dai vari gruppi parrocchiali della Diocesi. Alla fine della Messa i Ministranti hanno partecipato ai giochi e balli di gruppo familiarizzando con i vari Ministranti delle parrocchie della provincia di Agrigento.

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Giornata dei Ministranti l’emozione dopo 25 anni

A distanza di circa 25 anni mi sono ritrovato in mezzo a ragazzi e bambini di tutta la diocesi di Agrigento (circa 700) a celebrare la giornata dei ministranti.

La bellissima domenica trascorsa giorno 15 Maggio 2011, mi ha fatto ritornare indietro ai tempi della mia infanzia, quando con gli allora ministranti ed anche io lo ero, si andava in pulmann ad Agrigento per celebrare la giornata dei ministranti.

Il ministrante…..figura bellissima e affascinante vista dagli occhi di un bambino che si ritrova accanto al sacerdote in tutte le celebrazioni della chiesa cattolica.

Il fascino di stare con addosso tunichetta e camice accanto al secondo papà, come io ho sempre definito il mio parroco, era allora, e credo lo sia ancora oggi per i ragazzi, una  esperienza indimenticabile per ogni domenica di festa.

Domenica 15 maggio, grazie al desiderio che ha avuto mio figlio nel percorrere il cammino di ministrante, mi sono ritrovato assieme a tanti altri bambini e ragazzi nella chiesa di S. Alfonso in Agrigento e con l’emozione di un bambino mi sono rivisto il ministrante che io sono stato.

Nel volto di ognuno si leggeva la gioia del Cristo risorto che nel servirLo ti lascia un cuore pieno di Amore che nella vita non si dimentica mai.

Tornare al termine della celebrazione eucaristica, all’interno del cortile del seminario di Agrigento, mi ha fatto tremare le gambe e mi è risalito il nodo alla gola per l’emozione che ho provato nel ricordare i giochi che da ministrante facevamo in quell’atrio.

Mi è tornata in mente la voce dell’allora Vescovo Bommarito, dell’allora rettore del seminario don Veneziano e dell’ancora mio Parroco Don Diego Martorana, dei miei amici allora ministranti e di coloro che spesso scappavano dal controllo di chi ci seguiva l’indimenticabile Ins. Carmelina Falletta che qualche volta era stata accompagnata dalla “Za Maricchiè” figura unica per la Parrocchia Madonna del Carmelo.

Ho avuto il piacere di ripercorrere le tappe di un tempo, l’indimenticabile scesa al mare di San Leone per il pranzo a sacco ed il gelato finale per tutti, ancora oggi offerto dallo stesso parroco di allora.

Ho notato solo due piccole differenze oggi ad accompagnare i ragazzi c’eravamo i genitori che ai miei tempi ci lasciavano in custodia al Sacerdote e agli educatori, e la seconda quella di una massiccia partecipazione al ministero dei ministranti (non so se corretto chiamarlo ministero) di tante bambine e ragazze, che sia di buon auspicio per la nascita di nuove vocazioni? Io me lo auguro, come mi auguro anche che in ognuno di noi nasca lo spirito giusto per l’accoglienza di ogni persona per avvicinarli alla dottrina di Gesù Cristo Nostro Signore.

Grazie di cuore.

Paolo Agrò 15/05/20011

L’Amore secondo i bambini

Lunedì 16 Maggio 2011 12:49

Spesso dedichiamo, poco tempo ai bambini, non li ascoltiamo, non li prendiamo in considerazione, abbiamo sempre qualcosa da pensare. Oggi la redazione del sito vuole dedicare una pagina proprio a loro.

Pensano, amano scrivono. Lo sapevamo già ma non ci badavamo. Possono essere dei filosofi, e anche profondi. Guardiamo le definizioni di amore date da bambini sotto gli otto anni. Tutte belle e profonde; ciascuna va all'essenziale; ciascuna pone in risalto un aspetto diverso di questa realtà così importante e misteriosa come l’amore. Leggiamo e meditiamo.

amorebambini

  • “L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria” (Carlo, 5 anni).

  • “Quando nonna aveva «l’artrite» e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva «l’artrite» pure lui. Questo è l’amore” (Rebecca, 8 anni).

  • “Quando qualcuno ci ama, il modo che ha di dire il nostro nome è diverso. Sappiamo che il nostro nome è al sicuro in quella bocca” (Luca, 4 anni).

  • “L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te” (Gianluca, 6 anni).

  • “L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere” (Susanna, 5 anni).

  • “L’amore è quella cosa che ci fa sorridere anche quando siamo stanchi” (Tommaso, 4 anni).

  • “L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono” (Daniele, 7 anni).

  • “Se vuoi amare devi cominciare da un amico che detesti” (Michele, 6 anni).

  • “L’amore è quando una donna vecchia e un uomo vecchio sono ancora amici anche se si conoscono bene” (Tommaso, 6 anni).

  • “L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo” (Elena, 5 anni).

  • “L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata” (Anna, 4 anni).

  • “Non bisogna mai dire ti amo se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano” (Jessica, 8 anni).

Domenica 15 Maggio - IV Domenica di Pasqua

Sabato 14 Maggio 2011 15:00

IV_domenica_pasquaDopo averci presentato per tre domeniche la resurrezione del Signore Gesù Cristo attraverso i racconti delle sue manifestazioni ai discepoli, oggi la liturgia ci invita a contemplarlo vivente quale Pastore della sua chiesa, «Pastore dei pastori delle pecore» (cf. Eb 13,20), che indica al gregge e ai pastori la via da percorrere.

Siamo a Gerusalemme, e Gesù ha appena guarito in giorno di sabato un uomo cieco dalla nascita, suscitando la reazione sdegnata dei farisei (cf. Gv 9). Per rivelare a chi lo contesta quale sia l’autorevolezza che lo abilita ad agire in questo modo, Gesù pronuncia il suo discorso sul «buon pastore» (cf. Gv 10,1-21). Il popolo di Israele conosceva per esperienza diretta la vita dei pastori e il loro legame con le pecore: per questo era giunto a rivolgersi a Dio quale «pastore di Israele» (Sal 80,1), invocandolo quale pastore capace di condurre chi confida in lui «sul giusto sentiero, in pascoli di erbe verdeggianti e ad acque quiete» (cf. Sal 23,1-3). Per svolgere questa sua opera Dio si serve anche di pastori umani, che dovrebbero essere nient’altro che mediatori del suo amore, ma che a volte finiscono per «far perire e disperdere il gregge del suo pascolo» (cf. Ger 23,1)…

«In verità, in verità vi dico»: questa formula particolarmente solenne con cui Gesù apre la sua rivelazione è un monito alle nostri menti e ai nostri cuori, affinché si dispongano a un ascolto attento delle sue parole. La prima parte del suo discorso è tutta incentrata su una netta contrapposizione tra il vero pastore e chi, pur dicendosi pastore, si comporta come un ladro e un brigante. Il pastore entra nel recinto delle pecore attraverso la sola entrata legittima, la porta, mentre il ladro vi penetra furtivamente, per un’altra via. Tutto ciò che segue è una conseguenza di tale diversa via d’accesso: il guardiano – cioè il Padre – apre l’ovile al pastore, il quale chiama una per una le pecore, le conduce fuori e cammina davanti a loro: esse, in risposta, lo seguono perché ascoltano e conoscono la sua voce. Ecco descritta la nostra relazione con il Signore Gesù, l’unico vero pastore delle nostre vite (cf. 1Pt 2,25): una relazione fatta di ascolto, conoscenza e sequela fiduciosa, una relazione impossibile da instaurare con chi ci è estraneo

San Giorgio 2011 alla Valle dei Templi

Sabato 14 Maggio 2011 10:00

Sabato 7 e domenica 8 maggio 2011 si è svolto ad Agrigento, presso il piano San Gregorio, l’evento chiamato “San Giorgio”, che ha visto riuniti tutti gli Esploratori e le Guide della zona Concordia. Un San Giorgio particolare perché non si è svolto in un bosco, ma  proprio in quel posto dove il beato Giovanni Paolo II  diciotto anni fa incontrava il popolo siciliano. Il tema conduttore di questi due giorni è stata proprio la frase “Non Abbiate Paura”. 213 ragazzi, accompagnati dai capi e dagli R/S in servizio, hanno vissuto la splendida emozione di partecipare alla Messa serale celebrata dal nostro assistente ecclesiastico di zona, don Giorgio Casula, al tempio della Concordia.

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Questo “San Giorgio”, tra giochi, attività e momenti di riflessione, è stato un modo per rendere omaggio al “papa dei giovani” e per far capire ai ragazzi che non bisogna aver “paura di andare contro corrente”.

Vedi tutte le foto

Il Gruppo Missionario incontra Don Saverio Taffari

Sabato 14 Maggio 2011 08:56

Il  09 Maggio u.s. in contrada Serrone presso la casa di G. Morgante, si è riunito il gruppo missionario,  per  un'esperienza di fede alla presenza del missionario don Saverio Taffari, che ha fatto sosta per un giorno a Racalmuto di rientro  dalla lontana Papua. All’incontro hanno preso parte oltre a tutti i componenti del gruppo missionario, L’Arc. Don Diego Martorana e Don Michele Termine.

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Don Saverio ha celebrato la S. Messa, durante l’omelia  ha fatto capire l'impegno che ogni cristiano deve assumere come mandato ad evangelizzare i vicini e i lontani.

Anche durante il pranzo, e dopo, si è parlato liberamente e abbiamo ascoltato con interesse le esperienze vissute del missionario che ci ha dato la possibilità di vivere questo momento di fraternità.

Ci ha invitato a collaborare per la realizzazione di un giornale locale  cristiano per diffondere la parola di Dio e quindi l'insegnamento della Chiesa per i cristiani e per la formazione dei catechisti e seminaristi del posto. Questa iniziativa la porterà avanti al suo rientro in Papua.

Anche don Saverio  ha voluto scrivere un saluto da comunicare ai racalmutesi.

“Ringrazio il Signore di avermi dato l'opportunità di fermarmi a Racalmuto prima di raggiungere Menfi. Così ho voluto salutare alcuni soci del gruppo missionario assieme all'Arc. don Diego Martorana e a Don Michele Termine. Abbiamo vissuto una mezza giornata di fraternità culminata con la celebrazione della S. Messa e il pranzo. Ho potuto comunicare brevemente sulla mia situazione della Missione a Vanimo, del mio apostolato e delle necessità cui bisogna far fronte. Sono stato felice per aver conosciuto le nuove leve "reclute" giovanissime: Alfonsina Cipolla, Ivana Tatano, Maria Anna Alaimo e Giusj Capitano accompagnate da una loro professoressa Angela Milioto;  per aver incontrato le  ormai esperienti: Mariella Alaimo col marito Pericle che mi hanno accompagnato, nella penultima tappa, prima di raggiungere Menfi. Antonella Burgio, Rosalia Alaimo, Maria Lucia manta, Dina Taibi, Elvira Bufalino e infine Giuseppina Morgante che ci ha accolti presso la sua campagna.

Ringrazio tutti e tutte soci e socie del gruppo missionario e quanti nelle varie iniziative lo collaborano e lo sostengono. Dio vi benedica e la Madonna del Monte vi sostenga nel testimoniare con fede e verità di fatti il vostro nome di cristiani”.

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13 Maggio Beata Vergine Maria di Fatima

Venerdì 13 Maggio 2011 07:53

madonna_fatimaOggi si celebrano le apparizioni della Vergine Maria a Fatima, in Portogallo nel 1917. A tre pastorelli, Lucia di Gesù, Francesco e Giacinta, apparve per sei volte la Madonna che lasciò loro un messaggio per tutta l’umanità. Il vescovo di Leiria, nella sua lettera pastorale a chiusura del cinquantenario, ha affermato che il messaggio di Fatima "racchiude un contenuto dottrinale tanto vasto da poter certamente affermare che non gli sfugge alcuno dei temi fondamentali della nostra fede cristiana...".

La prima apparizione, 13 maggio 1917

Era la domenica 13 maggio 1917; i tre cuginetti dopo aver assistito alla Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Fatima, tornarono ad Aljustrel per prepararsi a condurre al pascolo le loro pecore.

Il tempo primaverile era splendido e quindi decisero di andare questa volta fino alla Cova da Iria, una grande radura a forma di anfiteatro, delimitata verso nord da una piccola altura.

Mentre allegri giocavano, nel cielo apparve un bagliore come lampi di fulmini, per cui preoccupati per un possibile temporale in arrivo, decisero di ridiscendere la collina per portare il gregge al riparo.

fatimaA metà strada dal pendio, vicino ad un leccio, la luce sfolgorò ancora e pochi passi più avanti videro una bella Signora vestita di bianco ritta sopra il leccio, era tutta luminosa, emanante una luce sfolgorante; si trovavano a poco più di un metro e i tre ragazzi rimasero stupiti a contemplarla; mentre per la prima volta la dolce Signora parlò rassicurandoli: “Non abbiate paura, non vi farò del male”.

Il suo vestito fatto di luce e bianco come la neve, aveva per cintura un cordone d’oro; un velo merlettato d’oro le copriva il capo e le spalle, scendendo fino ai piedi come un vestito; dalle sue dita portate sul petto in un atteggiamento di preghiera, penzolava il Rosario luccicante con una croce d’argento, sui piedi erano poggiate due rose.

A questo punto la più grande di loro, Lucia, chiese alla Signora “Da dove venite?” “Vengo dal Cielo” e Lucia “Dal cielo! E perché è venuta Lei fin qui?”, “Per chiedervi che veniate qui durante i prossimi sei mesi ogni giorno 13 a questa stessa ora; in seguito vi dirò chi sono e cosa desidero, ritornerò poi ancora qui una settima volta”.

E Lucia, “E anch’io andrò in cielo?”, “Si”, e “Giacinta?”, “anche lei”, “e Francesco?”, “anche lui, ma dovrà dire il suo rosario”.

La Vergine poi chiese: “Volete offrire a Dio tutte le sofferenze che Egli desidera mandarvi, in riparazione dei peccati dai quali Egli è offeso, e per domandare la conversione dei peccatori?”. “Si lo vogliamo” rispose Lucia, “Allora dovrete soffrire molto, ma la Grazia di Dio sarà il vostro conforto”.

E dopo avere raccomandato ai bambini di recitare il rosario tutti i giorni, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra, la Signora cominciò ad elevarsi e sparì nel cielo.

Lucia durante tutte le apparizioni, sarà quella che converserà con la Signora, Giacinta la vedrà e udirà le sue parole ma senza parlarle, Francesco non l’udirà, ma la vedrà solamente, accettando di sapere dalle due bambine, quello che la Signora diceva.

Convegno diocesano dei Ministranti AGRIGENTO

Giovedì 12 Maggio 2011 07:58

Tutti i ministranti della nostra comunità ecclesiale, accompagnati dagli animatori, parteciperanno Domenica 15 Maggio ad Agrigento al Convegno Diocesano.

IN BREVE CHI È IL MINISTRANTE?

ministranti Il ministrante è quel ragazzo o ragazza che serve all'altare durante le celebrazioni liturgiche. Il ministrante è anche chiamato "chierichetto". Il termine ministrante ha sostituito col tempo il termine "chierichetto" poichè riesce a far capire meglio il suo significato. Esso, infatti, deriva dal latino "ministrans", cioè colui che serve, secondo l'esempio di Gesù che non ha esitato Egli stesso a servire per primo e che invita a fare anche noi la medesima cosa amando i nostri fratelli.

: : NON SOLO SERVIZIO ALL'ALTARE

Ma essere ministrante non si riduce soltanto al servizio all'altare, che presta con diligenza, generosità, impegno, precisione, puntualità. Perchè:

  • Il ministrante è un ragazzo/a che attraverso il Battesimo è diventato amico di Gesù che ci ha mostrato che Dio è Amore.
  • Il ministrante è un ragazzo che nella vita di ogni giorno e con tutti cerca di vivere quello stile di amore che Gesù ci ha insegnato.

: : CHI PUO' ESSERE MINISTRANTE?

ministranti Il ministrante svolge un vero e proprio ministero liturgico (=un servizio d'amore!) così come i lettori, gli accoliti, i cantori... ma è un compito tutto speciale e originale perchè ciascuno nella Chiesa e nella vita è chiamato a qualcosa di bello. E' ministrante, allora, ogni ragazzo o ragazza, adolescente o giovane che abbia compreso che la Chiesa è espressione di quella sinfonia d'amore che è Dio stesso. Un ragazzo o una ragazza che sanno che Gesù è quell'amico che sa dare un colore speciale alla vita di ogni giorno vissuta nell'amore.

AVIS di Racalmuto - Donazioni in continua crescita

Martedì 10 Maggio 2011 10:46

Soddisfatta la Direzione di Racalmuto per la raccolta di sangue. Atmosfera di festa e cordialità tra i convenuti all’assemblea annuale.

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Perchè donare

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  • Donare il sangue è un gesto di solidarietà... Significa dire con i fatti che la vita di chi sta soffrendo mi preoccupa

  • Il sangue non è riproducibile in laboratorio ma è indispensabile alla vita Indispensabile nei servizi di primo soccorso, in chirurgia nella cura di alcune malattie tra le quali quelle oncologiche e nei trapianti

  • Tutti domani potremmo avere bisogno di sangue per qualche motivo. Anche tu. La disponibilità di sangue è un patrimonio collettivo di solidarietà da cui ognuno può attingere nei momenti di necessità

  • Le donazioni di donatori periodici, volontari, anonimi, non retribuiti e consapevoli... rappresentano una garanzia per la salute di chi riceve e di chi dona

Come donare

avis3Chi intende diventare donatore di sangue può recarsi presso una sede o un centro di raccolta Avis o un Servizio trasfusionale dell'ospedale della propria città.

 

Colloquio con il medico
Il colloquio aiuterà a stabilire l'idoneità e ad individuare quale tipo di donazione è più indicata: sangue intero o aferesi.
Dopo la visita medica verrà effettuato il prelievo del sangue necessario per eseguire gli esami di laboratorio prescritti per accertare l'idoneità al dono.
Accertata l'idoneità il nuovo donatore verrà invitato ad effettuare la prima donazione

Valutazione clinica e firma del modulo di accettazione e consenso alla donazione

Ad ogni donazione il medico per prima cosa effettuerà una valutazione clinica del donatore (battito cardiaco, pressione arteriosa, emoglobina), quindi l'intervista per l'accertamento di eventuali situazioni che rendano la donazione controindicata tanto per la sicurezza del donatore che per quella del ricevente (tra cui i comportamenti a rischio intercorsi dall'ultima donazione) e richiederà al donatore la firma del consenso alla donazione.

Il mattino del prelievo è preferibile essere a digiuno o aver fatto una colazione leggera a base di frutta fresca o spremute, thè o caffè poco zuccherati, pane non condito o altri carboidrati semplici. Le donne che hanno in corso la terapia anticoncezionale non devono sospenderne l'assunzione quotidiana.

Il prelievo

avis4Il prelievo di sangue intero è assolutamente innocuo per il donatore e ha una durata di circa 5-8 minuti. Il volume massimo di sangue prelevato, stabilito per legge, è uguale a 450 centimetri cubici +/- 10%.

Dopo il prelievo

Dopo il prelievo viene offerto un ristoro per reintegrare i liquidi e migliorare il comfort post donazione.
Ai lavoratori dipendenti viene riconosciuta per legge una giornata di riposo retribuita.

Esami obbligatori ad ogni donazione e controlli periodici

Ad ogni donazione il donatore e il sangue prelevato vengono sottoposti ai seguenti esami:

  • esame emocromocitometrico completo
  • transaminasi ALT con metodo ottimizzato
  • sierodiagnosi per la Lue
  • HIVAb 1-2 (per l'AIDS)
  • HBsAg (per l'epatite B )
  • HCVAb e costituenti virali (per l'epatite C)
  • Conferma del gruppo sanguigno (AB0) e del fattore Rh
  • Alla prima donazione vengono determinati:
    ABO, Fenotipo RH completo, Kell
    Ricerca anticorpi irregolari Anti-eritrociti

L'intervallo di tempo tra una donazione e l'altra

  • L'intervallo minimo tra una donazione di sangue intero e l'altra è di 90 giorni.
  • Di norma, quindi, gli uomini possono donare sangue intero 4 volte l'anno, mentre le donne 2 volte l'anno.
  • Le donne non possono donare sangue durante le mestruazioni o la gravidanza, e per un anno dopo il parto.

Di seguito vi proponiamo alcuni momenti di condivisione dell’assemblea (vedi le foto)

Natura e funzione del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Lunedì 09 Maggio 2011 06:34

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è un organismo di comunione che, come immagine della Chiesa, esprime e realizza la corresponsabilità dei fedeli (presbiteri, diaconi, consacrati e laici) alla missione della Chiesa, a livello di comunità cristiana parrocchiale.

È il luogo dove i fedeli, soprattutto i laici, possono esercitare il diritto-dovere loro proprio, di esprimere il proprio pensiero ai pastori e comunicarlo anche agli altri fedeli, circa il bene della comunità cristiana parrocchiale: in tal modo esercitano nella Chiesa la missione regale di Cristo di cui sono stati fatti partecipi con i sacramenti del Battesimo e della Confermazione.

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La funzione principale del Consiglio Pastorale Parrocchiale sta pertanto nel ricercare, studiare e proporre conclusioni pratiche in ordine alle iniziative pastorali che riguardano la parrocchia. In particolare è chiamato a:

  1. analizzare approfonditamente la situazione pastorale della parrocchia;
  2. elaborare alcune linee per il cammino pastorale della parrocchia, in sintonia con il cammino pastorale della Diocesi;
  3. offrire il proprio contributo in ordine alle attività del Consiglio Pastorale Zonale e del Consiglio Pastorale Diocesano;
  4. avere attenzione a tutte le questioni pastorali, non esclusi i problemi pubblici e sociali della comunità, la cui trattazione e soluzione appaiono necessarie per la vita della parrocchia;
  5. le questioni economiche della parrocchia di per sé sono di competenza del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici (can. 537), tuttavia il Consiglio Pastorale sarà interessato a occuparsi anche degli aspetti economici, soprattutto dal punto di vista pastorale.  In caso di decisioni relative a strutture della parrocchia, il Consiglio Pastorale è l'organismo che deve indicare soprattutto le linee orientatrici da adottare, lasciando al Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici l'impegno di occuparsi degli aspetti tecnici:
    Il Consiglio Pastorale Parrocchiale "ha solamente voto consultivo" (can. 536 § 2), nel senso che la deliberazione consiliare deve necessariamente comprendere il voto favorevole del parroco. Per parte sua il parroco terrà nel massimo rispetto le indicazioni espresse dal Consiglio, specie se votate all'unanimità.

Consigli Pastorali nelle Parrocchie dell’Unità Chiesa Madre – Madonna del Carmelo

PRESIDENTE
Arc. Don Diego Martorana
VICE PRESIDENTE
Don Michele Termini

Diacono Don VIncenzo Alaimo

Chiesa Madre Madonna del Carmelo
Giuseppina Morgante Coordinatore Laico del Consiglio Pastorale Leonardo Picone
Assuntina Morgante Animatore dei Catechisti Patrizia Lauricella
Valentina Zucchetto Animatore della liturgia Giuseppe Cacciato
Enza Morgante Animatore Caritas Patrizia Gueli
Rosa Maria e Carmelo Borsellino Coppia Animatrice della Pastorale familiare Graziella e Gino Mantione
Francesco Marchese Coordinatore del Consiglio Affari Economici Gino Sciascia - Giuseppe Picone
Pasqua Rita Chiarelli Animatori Ministranti Edy Taibi
Giuseppe Geraci Resp. Neocatecumeni - RNS Ezia Rizzo
Rosetta Piccitto Animatori Gruppi Cefas Maria Faldetta - Antonella Rizzo
Lina Zucchetto Animatore della pastorale dei ministri Straordinari Lina Santalucia
Gaetana Palumbo Presidente Azione Cattolica Marianna Mendolia
Angela Milioto - Mariella Alaimo Animatori Servizio Missionario
Animatore Terz'Ordine Carmelitano Lucia Campanella
Animatore Gruppo Scout Mara Adile
Coord. Festa Madonna del Carmelo Salvatore Matteliano

CONVOCAZIONE DEI CONSIGLI PASTORALI

LUNEDÌ 09 MAGGIO ORE 19,30 - SALONE CASA DI RIPOSO

III Domenica di Pasqua - 8 Maggio

Domenica 08 Maggio 2011 07:52

III_domenica_pasquaAscoltiamo oggi la pagina in cui Luca narra l’incontro del Risorto con i discepoli in cammino verso Emmaus, due discepoli sconosciuti, che rappresentano ciascuno di noi.

Siamo «in quello stesso giorno», il giorno della resurrezione: è un giorno denso di avvenimenti, iniziato con la scoperta della tomba vuota da parte delle donne (cf. Lc 24,1-8) e concluso con l’ascensione di Gesù (cf. Lc 24,50-51). È il «giorno unico» della nuova creazione (cf. Gen 1,5), il giorno senza fine in cui noi siamo ancora oggi, quello che va dalla resurrezione di Gesù alla sua venuta nella gloria. E, nel contempo, è «il primo giorno della settimana» (Lc 24,1), che diverrà il giorno del Signore, la domenica, in cui la comunità cristiana è radunata per fare memoria della resurrezione.

In quel giorno due discepoli, uno chiamato Cleopa e l’altro senza nome, fanno il cammino inverso rispetto a quello di Gesù: lasciano Gerusalemme, la città santa verso la quale egli si era diretto con decisione (cf. Lc 9,51) ben sapendo che «un profeta non può morire fuori di Gerusalemme» (Lc 13,33). In tal modo mettono fine alla loro sequela e abbandonano la comunità degli Undici. In questo cammino di de-vocazione i due «chiacchierano delle cose accadute», si limitano a fare la cronaca degli ultimi giorni di Gesù, senza comprendere il mistero di salvezza compiutosi in quegli eventi…

Ed ecco che Gesù stesso, con grande condiscendenza, fa strada insieme a loro; essi però sono incapaci di riconoscerlo con gli occhi della fede, di discernerlo vivente «in altra forma» (Mc 16,12). In risposta alla domanda di questo forestiero – «cosa sono queste parole che vi scagliate addosso?» – fanno una presentazione di Gesù formalmente ineccepibile ma limitata al suo ministero terreno, una sorta di necrologio: egli «fu profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e al popolo». Ma con la sua morte in croce è morta anche la speranza che essi avevano riposto in lui, e come sigillo della loro disillusione adducono il fatto che sono ormai trascorsi tre giorni da questi avvenimenti. È proprio qui che si manifesta la loro durezza di cuore: hanno dimenticato l’annuncio di Gesù secondo cui «il Figlio dell’uomo doveva soffrire, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno» (Lc 9,22)…

Domenica 8 Maggio - Festa della Mamma

Sabato 07 Maggio 2011 08:50

Le origini

festa-della-mammaQuesta festa ha origini molto lontane, infatti secoli addietro venivano fatti antichissimi riti pagani che duravano diversi giorni, per festeggiare la rinascita della primavera ed il rifiorire della natura ed erano chiamati i giorni della "Grande Madre", simbolo di fertilità. Anche nell'antica Grecia gli elleni dedicavano alle loro genitrici un giorno dell'anno, con la festa in onore della dea Rea, madre di tutti gli Dei, mentre gli antichi romani usavano festeggiare per una settimana intera la divinità Cibele che simboleggiava madre natura e tutte le genitrici.

La nascita dell'attuale festa della mamma risale invece al XVII secolo e proviene dall'Inghilterra, dove cominciò a diffondersi la tradizione del "Mothering Sunday" che coincideva con la quarta domenica di Quaresima. In occasione di tali festeggiamenti venivano regalate le rose rosse alle mamme e preparato il tipico dolce il "Mothering cake", a base di frutta.

Solamente verso i primi anni del 1900 questa usanza arrivò anche in America ed in alcuni paesi europei e venne stabilito che la data per il festeggiamento doveva essere la seconda domenica di Maggio.

Racalmuto l’8 maggio Festeggia la Patrona Maria SS. Del Monte. La mamma per eccellenza.

madonnamonte

Maggio è il mese della Madonna per la tradizione cristiana. La madre di Gesù è considerata la madre per eccellenza, l’incarnazione dell’ideale di maternità, modello di ispirazione e venerazione.

Maggio è anche il mese della rosa, giacché in questo periodo si hanno le prime fioriture. La rosa è il fiore con cui viene onorata la Madonna, madre di tutti.

Simbolicamente le madri di tutto il mondo vengono celebrate con l’omaggio di fiori. Quando la festività fu istituzionalizzata per la prima volta negli Stati Uniti, grazie alla sensibilizzazione promossa da Ana Jarvis, venne individuato il garofano come fiore simbolo della celebrazione della mamma. Si trattava del fiore preferito della madre di Ana. Successivamente tornò in auge la rosa, già utilizzata dagli antichi romani come simbolo delle feste in onore dell’arrivo della primavera.

Auguri a tutte le Mamme

La veglia di preghiera del Giovedì Santo

Giovedì 05 Maggio 2011 22:30

giovedisanto Il Giovedì Santo è il giorno in cui si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale. In mattinata, ciascuna comunità diocesana, radunata nella Chiesa Cattedrale attorno al Vescovo, celebra la Messa crismale, nella quale vengono benedetti il sacro Crisma, l’Olio dei catecumeni e l’Olio degli infermi.

Nel pomeriggio del Giovedì Santo inizia effettivamente il Triduo pasquale. Durante l’Ultima Cena, gli Apostoli vengono costituiti ministri di questo Sacramento di salvezza; ad essi Gesù lava i piedi (cfr Gv 13,1-25), invitandoli ad amarsi gli uni gli altri come Lui li ha amati, dando la vita per loro.

Il Giovedì Santo, infine, si chiude con l’Adorazione eucaristica, nel ricordo dell’agonia del Signore nell’orto del Getsemani. Lasciato il cenacolo, Egli si ritirò a pregare, da solo, al cospetto del Padre. In quel momento di comunione profonda, i Vangeli raccontano che Gesù sperimentò una grande angoscia, una sofferenza tale da fargli sudare sangue (cfr. Mt 26, 38). Nella consapevolezza della sua imminente morte in croce, Egli sente una grande angoscia e la vicinanza della morte.

L’adorazione notturna del Giovedì Santo, l’essere vigili col Signore, dovrebbe essere proprio il momento per farci riflettere sulla sonnolenza dei discepoli, dei difensori di Gesù, degli apostoli, di noi, che non vediamo, non vogliamo vedere tutta la forza del male, e che non vogliamo entrare nella sua passione per il bene, per la presenza di Dio nel mondo, per l’amore del prossimo e di Dio.

Vi proponiamo qui di seguito alcuni momenti significativi delle celebrazioni del Giovedì Santo.

  • La S. Messa in Cœna Domini;
  • La lavanda dei piedi;
  • La consegna dei comandamenti ai cresimandi;
  • La veglia di preghiera

Vedi le foto

11 Maggio 43° Apparizione Madonna dello Scoglio

Giovedì 05 Maggio 2011 10:59

Le apparizioni della Madonna dello Scoglio a Fratel Cosimo a Placanica in Calabria nel 1968

madonnascoglio Era il maggio 1968, l'epoca in cui le grandi cristianità d'Europa e d'A­merica venivano sconvolte da una rivoluzione di nuovo tipo. Era un vento libertario di sogni, di eros e di barricate sulla tomba dei divieti che fece tremare de Gaulle, la Francia e la Chiesa. Quella rivoluzione disin­tegrò, in qualche mese, tanti semi­nari e tante opere fiorenti.

Cosimo Fragomeni era molto lon­tano da tutto questo, ma la Vergi­ne gli apparirà, triste, sebbene senza lacrime, diversamente da La Salette. Ecco dunque il suo racconto fino ad oggi inedito. Il giorno 11 Maggio dell'anno 1968, poco prima dell'imbruni­re, stavo rientrando a casa dal lavoro dei campi e portavo sulla spalla un fascio d'erba per gli animali. Mentre passavo, pro­prio dirimpetto allo Scoglio, mi sono visto improvvisamente abbagliato da una grande luce. Mi sono fermato, ho alzato la testa per vedere cosa era suc­cesso, ma non ho visto nulla. Appena mi sono rimesso a camminare, come se qualcuno mi dicesse di guardare verso lo Scoglio, guardai e mi sono visto davanti agli occhi, proprio sulla sommità dello Scoglio, una dolce figura di una giovane donna, di carnagione scura, sui 18 anni di età, con i capelli lun­ghi di colore castano scuro. Era scalza, con le mani giun­te, tutt'attorno circonfusa da un alone di fulgidíssima luce e dietro le spalle si vedeva come un sole luminoso, dai lunghi raggi dorati. Indossava un vestito bianco come la neve, una cintura e un manto azzurro, un velo bianco trasparente in testa, cosparso di stelle e al polso un luccican­te rosario di perle. In quel momento ho sentito come un brivido attraversare il mio corpo, fui preso da un forte senso di paura e stavo per scappare. Ho pensato infatti si trattasse di qualche spirito, anche se dall'aspetto sembrava la Madonna. Il racconto è limpido come quello di Bernadette e ha le stesse caratteristi­che: la luce precede l'apparizione e la circonda. Un timore reverenziale invade il contadino di 18 anni che non ha frequentato molto la scuola, ma, con l'intelligenza intuitiva e la cultura umana della gente della terra, si esprime con termini appro­priati. Descrive l'apparizione con delle parole scelte: carnagione, lucci­canti, fulgidissima che non sono nel mio piccolo Vocabolario. Continua: La giovane donna, dall'alto dello Scoglio, fece un inchino con la testa, distolse le mani e mi fece cenno di non scappare, dicendo­mi con voce amabile e scanden­do le parole piano piano: "Non avere paura, vengo dal Paradi­so, io sono la Vergine Imma­colata, la madre del Figlio di Dio. Sono venuta a chiederti di costruire qui una cappella in mio onore. Io ho scelto que­sto luogo, qui voglio stabilire la mia dimora e desidero che da ogni paese si venga qui a pregare". Appena terminò di parlare, congiunse di nuovo le mani, fece un inchino con la testa, alzò gli occhi al cielo, si staccò dallo Scoglio e subito scom­parve nell'aria. Subito dopo mi sono sentito come sconvolto, profonda­mente turbato, assalito dal dubbio se era veramente la Madonna oppure no. Sono rimasto ancora un attimo ai piedi della grande siepe presso lo Scoglio e poi rientrai subito a casa. Arrivato a casa, ho preso immediatamente carta e penna e ho messo per iscritto, per non dimenticare, le parole che avevo appena udito dalla gio­vane donna.

Anche quest’anno, una nutrita delegazione di Racalmutesi sarà presente alla ricorrenza. Un lungo viaggio in pulman, momenti di meditazione, preghiera e riflessioni. Per essere presenti alla suggestiva funzione della celebrazione dell’anniversario dell’apparizione.

Speciale mese Mariano al Santuario Maria SS. del Monte

Mercoledì 04 Maggio 2011 06:44

Il primo Maggio ha avuto inizio a Racalmuto, il tradizionale mese mariano, dedicato alla Padrona della città Maria SS. del Monte.

santuario

Dunque in maggio si rende particolarmente onore e culto a Maria, la tutta santa. Ma per quale motivo Maggio é dedicato alla Madonna? Si pensa che i riferimenti siano due. Uno di natura liturgica, ossia il fatto che in questo mese, si celebra la Madonna di Pompei, quella del Rosario alla quale guardiamo con filiale devozione. Poi esiste un secondo elemento, quello climatico, da non sottovalutare. In Maggio, la natura dà segni di risveglio, sbocciano i fiori, la natura  ci dà tante cose belle. Maria é un fiore profumato, rigoglioso e  dolce, da custodire con amore. Ecco, Maria onora con la sua immagine, la nostra fede. Non a caso, nella devozione popolare, maggio é dedicato a Maria ...

Lei é la tutta santa: " tutta santa ed anche beata, in quanto ha davvero vissuto la grazia di Dio e la beatitudine come predicata dal Figlio, vivendo concretamente la fede nella mitezza". Maria meditava la parola: "la meditava, perché credeva. Lei é la donna del sì e del servizio, colei che ha dedicato sé stessa agli altri, ma non nel protagonismo  o nel chiasso. Bene ha fatto Papa Giovanni Paolo II a porre,come del resto fa Benedetto XVI, il suo pontificato nella mani di Maria. Oggi si medita poco la Scrittura, tante parole, poca ruminazione".

donluigi Qual é il modo miglior per onorarla?: " vivere da cristiani, rispettare con la preghiera e le opere, il Figlio e recitare il Rosario".

Il Rettore del Santuario Don Luigi Mattina, ha presentato alla Comunità, il predicatore Padre Vincenzo Romito Redentorista, che nella celebrazione eucaristica giornaliera delle ore 19,30 curerà la riflessione e la meditazione. Il Tema guida sarà “la fede come dono e come risposta”.

predicatore Durante tutto il mese di maggio, le S. Messe seguiranno il seguente orario:

  • FERIALE  ore 9:00; ore 18:00; ore 19:30
  • FESTIVO ore 9:00; ore 12:00; ore 19:30
  • Santo Rosario ogni sera alle ore 21,30 guidato  dal Predicatore Don Vincenzo.

Di seguito vi anticipiamo, alcuni appuntamenti, che sono già in programmazione:

  • Giorno 22 Giornata Dedicata ai bambini.
  • Giorno 27 Giornata dell’anziano.
  • Giorno 31 ore 17:00 Conclusione con la processione per le vie della Città della Madonna Pellegrina “La Vuglidda”
    ore 19:30 Piccola processione Eucaristica e Concelebrazione.

 

VIVIAMO MAGGIO CON MARIA
Racco­mandiamoci ogni giorno a Maria, nostra madre;
ralle­griamoci, lavoriamo con Maria, soffriamo con Maria.
De­sideriamo di vivere e di morire tra le braccia di Gesù e di Maria.

Settimana della Integrazione

Martedì 03 Maggio 2011 20:24

Gli auguri dei giovani commuovono Don Diego

Martedì 03 Maggio 2011 09:11

Durante la Solenne celebrazione della S. Messa di Pasqua, i giovani hanno fatto gli auguri a Don Diego per il suo 49° Anniversario di ordinazione Sacerdotale, la corale sulle note del Canto “So che sei qui” ha fatto gli auguri e consegnato in segno di affetto le rose.

auguridondiego1
SO CHE SEI QUI IN QUESTO ISTANTE
SO CHE SEI QUI DENTRO DI ME
ABITI QUI IN QUESTO NIENTE
ED IO LO SO CHE VIVI IN ME.
CHE MAI DIRÒ AL MIO SIGNORE?
CHE MAI DIRÒ? TUTTO TU SAI!
TI ASCOLTERÒ NEL MIO SILENZIO
E ASPETTERÒ CHE PARLI TU.
E MI DIRAI COSE MAI UDITE
MI PARLERAI DEL PADRE.
MI COLMERAI D'AMORE
E SCOPRIRÒ CHI SEI.
IO SENTO IN ME LA TUA PACE
LA GIOIA CHE TU SOLO DAI.
ATTORNO A ME IO SENTO IL CIELO,
UN MONDO DI FELICITÀ.
MIO DIO SEI QUI! QUALE MISTERO.
VERBO DI DIO E UMANITÀ.
NON CONTA PIÙ LO SPAZIO E IL TEMPO
È SCESA QUI L'ETERNITÀ.
COSA SARÀ IL PARADISO?
COSA SARÀ LA VITA?
SARAI CON NOI PER SEMPRE, SEMPRE
TU TUTTO IN NOI, NOI IN TE.

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Festa della Divina Misericordia

Lunedì 02 Maggio 2011 07:26

Prima Domenica dopo Pasqua

Ore 19,30 Domenica 1 Maggio, per volontà della Sig.ra Pina Castelli è stata festeggiata la Divina Misericordia. Dopo la Santa Messa domenicale delle ore 18,30 l’assemblea liturgica, ha accompagnato in processione, il quadro che raffigura l’immagine di Gesù Misericordioso. La processione è stata preceduta da centinaia di fedeli, che impugnavano palloncini di colore rosso e bianco per simboleggiare il sangue e l’acqua che esce dal costato di Gesù, così come rappresentato nell’immagine.

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In cosa consiste il culto dell'immagine della Divina Misericordia?

L'immagine occupa una posizione chiave in tutta la devozione alla Divina Misericordia, poiché‚ costituisce una visibile sintesi degli elementi essenziali di questa devozione: esso ricorda l'essenza del culto, l'infinita fiducia nel buon Dio e il dovere della carità misericordiosa verso il prossimo. Della fiducia parla chiaramente l'atto che si trova nella parte bassa del quadro: "Gesù, confido in Te". L'immagine che rappresenta la misericordia di Dio deve essere per chiara volontà di Gesù un segno che ricordi l'essenziale dovere cristiano, cioè l'attiva carità verso il prossimo. "Essa deve ricordare le esigenze della Mia misericordia, poiché‚ anche la fede più forte non serve a nulla senza le opere" (Q. II, p. 278). La venerazione del quadro dunque consiste nell'unione di una orazione fiduciosa con la pratica di atti di misericordia.

Le promesse legate alla venerazione dell'immagine.

Gesù ha definito con molta chiarezza tre promesse:

  • "L'anima che venererà questa immagine, non perirà" (Q. I, p. 18): cioè ha promesso la salvezza eterna.
  • "Prometto pure già su questa terra (...) la vittoria sui nemici" (Q. I, p. 18): si tratta dei nemici della salvezza e del raggiungimento di grandi progressi sulla via della perfezione cristiana.
  • "Io stesso la difenderò come Mia propria gloria" nell'ora della morte (Q. I, p. 26): ha cioè promesso la grazia di una morte felice.

La generosità di Gesù non si limita a queste tre grazie particolari. Poiché‚ ha detto: "Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della misericordia" (Q. I, p. 141), non ha posto alcun limite n‚ al campo n‚ alla grandezza di queste grazie e dei benefici terreni, che ci si può aspettare, venerando con incrollabile fiducia l'immagine della Divina Misericordia.

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GIOVANNI PAOLO II È BEATO

Domenica 01 Maggio 2011 21:31

ROMA - 01 Maggio 2011 «Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Agostino Cardinale Vallini, Nostro Vicario Generale per la Diocesi di Roma, di molti altri Fratelli nell'Episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la Nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, papa, d'ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 22 ottobre. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

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Giovanni Paolo II è stato proclamato beato, dinanzi un milione e mezzo di fedeli arrivati a Roma per assistere allo straordinario evento.  La Messa è celebrata stamattina da Papa Benedetto XVI, che ha condotto la cerimonia di beatificazione di Karol Wojtyla. In Piazza San Pietro presenti le autorità politiche ed istituzionali e religiose. Il papa verrà festeggiato il 22 ottobre di ogni anno.

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La gente di tutto il mondo di diversi strati sociali si è messa in cammino per stare vicino al suo Papa e, attraverso di lui, alla Cristo e alla Chiesa. Oggi è avvenuto qualcosa di emozionante e sconvolgente. Stamattina durante i momenti di silenzio. C’era una folla festante che applaudiva ma quando è cominciata la messa, è stato detto di abbassare le bandiere e di seguire in silenzio la messa un milione di persone in silenzio assoluto è stato impressionante. Si percepiva che non era una massa presente ma tante singole persone che avevano bisogno di metterci in ascolto del Signore e di Giovanni Paolo II che dall’alto ci benediva. Un’esperienza straordinaria e di fede veramente grande”.

OMELIA DI PAPA BENEDETTO XVI

papabenedettoCari fratelli e sorelle! Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II.

Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell’intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato! Desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi che, per questa felice circostanza, siete convenuti così numerosi a Roma da ogni parte del mondo, Signori Cardinali, Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Delegazioni Ufficiali, Ambasciatori e Autorità, persone consacrate e fedeli laici, e lo estendo a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione. Questa Domenica è la Seconda di Pasqua, che il beato Giovanni Paolo II ha intitolato alla Divina Misericordia. Perciò è stata scelta questa data per l’odierna Celebrazione, perché, per un disegno provvidenziale, il mio Predecessore rese lo spirito a Dio proprio la sera della vigilia di questa ricorrenza. Oggi, inoltre, è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore. Questi elementi concorrono ad arricchire la nostra preghiera, aiutano noi che siamo ancora pellegrini nel tempo e nello spazio; mentre in Cielo, ben diversa è la festa tra gli Angeli e i Santi! Eppure, uno solo è Dio, e uno è Cristo Signore, che come un ponte congiunge la terra e il Cielo, e noi in questo momento ci sentiamo più che mai vicini, quasi partecipi della Liturgia celeste.

«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Gv 20,29). Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine: la beatitudine della fede. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica. E subito ricordiamo quell’altra beatitudine: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli» (Mt 16,17). Che cosa ha rivelato il Padre celeste a Simone? Che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Per questa fede Simone diventa “Pietro”, la roccia su cui Gesù può edificare la sua Chiesa. La beatitudine eterna di Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ha la gioia di proclamare, sta tutta dentro queste parole di Cristo: «Beato sei tu, Simone» e «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». La beatitudine della fede, che anche Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono da Dio Padre, per l’edificazione della Chiesa di Cristo.

Ma il nostro pensiero va ad un’altra beatitudine, che nel Vangelo precede tutte le altre. E’ quella della Vergine Maria, la Madre del Redentore. A Lei, che ha appena concepito Gesù nel suo grembo, santa Elisabetta dice: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45). La beatitudine della fede ha il suo modello in Maria, e tutti siamo lieti che la beatificazione di Giovanni Paolo II avvenga nel primo giorno del mese mariano, sotto lo sguardo materno di Colei che, con la sua fede, sostenne la fede degli Apostoli, e continuamente sostiene la fede dei loro successori, specialmente di quelli che sono chiamati a sedere sulla cattedra di Pietro. Maria non compare nei racconti della risurrezione di Cristo, ma la sua presenza è come nascosta ovunque: lei è la Madre, a cui Gesù ha affidato ciascuno dei discepoli e l’intera comunità. In particolare, notiamo che la presenza effettiva e materna di Maria viene registrata da san Giovanni e da san Luca nei contesti che precedono quelli del Vangelo odierno e della prima Lettura: nel racconto della morte di Gesù, dove Maria compare ai piedi della croce (cfr Gv 19,25); e all’inizio degli Atti degli Apostoli, che la presentano in mezzo ai discepoli riuniti in preghiera nel cenacolo (cfr At 1,14). Anche la seconda Lettura odierna ci parla della fede, ed è proprio san Pietro che scrive, pieno di entusiasmo spirituale, indicando ai neo-battezzati le ragioni della loro speranza e della loro gioia. Mi piace osservare che in questo passo, all’inizio della sua Prima Lettera, Pietro non si esprime in modo esortativo, ma indicativo; scrive, infatti: «Siete ricolmi di gioia» – e aggiunge: «Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede: la salvezza delle anime» (1Pt 1,6.8-9). Tutto è all’indicativo, perché c’è una nuova realtà, generata dalla risurrezione di Cristo, una realtà accessibile alla fede. «Questo è stato fatto dal Signore - dice il Salmo (118,23) - una meraviglia ai nostri occhi», gli occhi della fede.

Cari fratelli e sorelle, oggi risplende ai nostri occhi, nella piena luce spirituale del Cristo risorto, la figura amata e venerata di Giovanni Paolo II. Oggi il suo nome si aggiunge alla schiera di Santi e Beati che egli ha proclamato durante i quasi 27 anni di pontificato, ricordando con forza la vocazione universale alla misura alta della vita cristiana, alla santità, come afferma la Costituzione conciliare Lumen gentium sulla Chiesa. Tutti i membri del Popolo di Dio – Vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli laici, religiosi, religiose – siamo in cammino verso la patria celeste, dove ci ha preceduto la Vergine Maria, associata in modo singolare e perfetto al mistero di Cristo e della Chiesa. Karol Wojtyła, prima come Vescovo Ausiliare e poi come Arcivescovo di Cracovia, ha partecipato al Concilio Vaticano II e sapeva bene che dedicare a Maria l’ultimo capitolo del Documento sulla Chiesa significava porre la Madre del Redentore quale immagine e modello di santità per ogni cristiano e per la Chiesa intera. Questa visione teologica è quella che il beato Giovanni Paolo II ha scoperto da giovane e ha poi conservato e approfondito per tutta la vita. Una visione che si riassume nell’icona biblica di Cristo sulla croce con accanto Maria, sua madre.

Un’icona che si trova nel Vangelo di Giovanni (19,25-27) ed è riassunta nello stemma episcopale e poi papale di Karol Wojtyła: una croce d’oro, una “emme” in basso a destra, e il motto “Totus tuus”, che corrisponde alla celebre espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort, nella quale Karol Wojtyła ha trovato un principio fondamentale per la sua vita: “Totus tutus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria – Sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo. Ti prendo per ogni mio bene. Dammi il tuo cuore, o Maria” (Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n. 266). Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: "Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia card. Stefan Wyszyński mi disse: «Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio»”. E aggiungeva: “Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito.

Come vescovo che ha partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato”. E qual è questa “causa”? E’ la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile. Swoim świadectwem wiary, miłości i odwagi apostolskiej, pełnym ludzkiej wrażliwości, ten znakomity syn Narodu polskiego pomógł chrześcijanom na całym świecie, by nie lękali się być chrześcijanami, należeć do Kościoła, głosić Ewangelię. Jednym słowem: pomógł nam nie lękać się prawdy, gdyż prawda jest gwarancją wolności. [Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà.] Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre. Karol Wojtyła salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull’uomo. Il suo messaggio è stato questo: l’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo “timoniere” il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare “soglia della speranza”.

Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di “avvento”, in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace. Vorrei infine rendere grazie a Dio anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona. Il mio servizio è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni.

L’esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell’incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una “roccia”, come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell’intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt’uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nell’Eucaristia. Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Amen.

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