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Settembre 2011

Accoglienza nuovo parroco

Martedì 27 Settembre 2011 19:59

Presentazione Piano Pastorale Diocesano

Giovedì 22 Settembre 2011 07:01

«CHIESA: COMUNITÀ IN MISSIONE»

don_baldo Carissimi Confratelli,

dopo le attività estive ci prepariamo ad iniziare il nuovo anno pastorale con la prima domenica di Avvento. Durante le occasioni di verifica dell’anno in corso, da più parti è emersa la necessità di ricevere il Piano Pastorale a Settembre per poter realizzare la programmazione parrocchiale in armonia con quella diocesana. Volendo rispondere a questa esigenza, con tutti gli Uffici del Dipartimento Pastorale, abbiamo preparato le linee operative che ci vedranno impegnati già a partire dalla fine di questo mese. Di seguito trovate le date durante le quali ci recheremo in tutte le Foranie per incontrare Voi e gli operatori pastorali delle Vostre parrocchie. Durante l’incontro daremo il materiale necessario per l’inizio dell’anno e cioè:

  1. Le linee programmatiche del Piano Pastorale (la versione ufficiale la consegneremo durante l’Assemblea diocesana del prossimo 5 Novembre);
  2. Le schede per la lettura del territorio;
  3. L’agenda pastorale con tutti gli appuntamenti diocesani (almeno 5 copie per parrocchia);
  4. Il programma per le Scuole di formazione Cristiana (a livello foraniale);
  5. Materiale e sussidi per l’Ottobre Missionario.

Vi chiedo la carità di non far mancare la Vostra presenza e la Vostra attiva partecipazione affinchè possiamo iniziare un nuovo anno sentendoci in profonda comunione tra di noi e lavorando come unica Chiesa ed unico presbiterio.

Mentre mi affido alle Vostre preghiere Vi saluto cordialmente.

Il Vicario per la Pastorale

don Baldo Reina

PRESENTAZIONE A RACALMUTO

PER LA FORANIA Racalmuto – Grotte - Castrofilippo

VENERDì 23 SETTEMBRE 2011

SALONE CASA DI RIPOSO ORE 19,30

Tutti gli operatori di Pastorale Animatori, Responsabili Associazioni e Movimenti, Coordinatore CPP e CPAE della Forania sono invitati a partecipare

SCARICA OBIETTIVI PIANO PASTORALE

Don Puglisi: martire "da morte di Mafia"

Lunedì 19 Settembre 2011 08:04

Scritto da Michelangelo Nasca   www.korazym.org

don_puglisiSono trascorsi diciotto anni dall’uccisione di Padre Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio eliminato dalla mafia a Palermo la sera del 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56° compleanno. Sono anche trascorsi tredici anni  dal giorno in cui (1998) la Chiesa palermitana diede inizio al processo canonico per il riconoscimento del martirio di don Puglisi, e già dal 2006 gli atti che contengono i documenti e le testimonianze sul parroco di Brancaccio è all'esame della Congregazione per le cause dei santi in Vaticano. Pare, però, ci sia un particolare nodo da sciogliere relativo all’inedita tipologia di martirio proposta. Il martirio "da morte di mafia", infatti, sembra non abbia precedenti in tutta la storia della fede cristiana.

Padre Puglisi era stato nominato parroco della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio (borgata palermitana tristemente nota per la forte presenza mafiosa), il 29 settembre 1990. Nel gennaio del 1993 aveva inaugurato il centro “Padre Nostro” nel tentativo di offrire ai giovani e alle famiglie del quartiere un luogo di condivisione ecclesiale e sociale. Chi ha conosciuto 3P (Padre Pino Puglisi) in ambito scolastico, come insegnante di Religione, lo ricorda sempre sereno e contento di essere un sacerdote o meglio, come amava ripetere, un “presbitero”. “Entrava in classe – racconta uno dei suoi alunni – con un grosso scatolo di cartone, sapendo di essere osservato con inevitabile curiosità da tutti gli alunni. Poi, sorridente, raggiungeva la cattedra, posava per terra il curioso plico e, constatata l’attenzione di tutti, vi saltava sopra presentandosi: «Buon giorno ragazzi, sono il vostro insegnante di Religione… e sono un rompiscatole!»”. Il movente dell’omicidio di don Puglisi è da rintracciare (come si evince dai documenti delle inchieste giudiziarie) nella sua attività pastorale, testimoniata nel territorio palermitano e in modo particolare nel quartiere di Brancaccio. Gli esecutori e i mandanti responsabili dell’omicidio erano legati alla cosca mafiosa di Filippo e Giuseppe Graviano. Puglisi era consapevole dei rischi che correva, e per questo motivo aveva deciso (negli ultimi tempi) di non rientrare a casa in compagnia dei suoi giovani collaboratori per non esporli ad ulteriori pericoli.

I killer, la sera del 15 settembre, attendevano don Pino proprio sotto casa sua. Davanti alla pistola puntata da Giuseppe Grigoli ebbe solo il tempo di dire, con la mansuetudine che lo aveva sempre contraddistinto, "Me l'aspettavo"! Ormai da tempo la Chiesa palermitana attende un ulteriore passo in avanti nel processo di canonizzazione del "servo di Dio" Pino Puglisi. Un gruppo di associazioni cattoliche della città di Palermo, lo scorso anno, ha deciso di scrivere una lettera al Papa per sollecitare il riconoscimento del martirio del presbitero palermitano. Nella lettera, inviata al segretario di Stato Tarcisio Bertone, le associazioni scrivono: ‘In questa nostra terra di Sicilia il riconoscimento ecclesiale di questo martirio ha valore di segno e costituisce una svolta verso una pietà popolare orientata alla esemplarità evangelica’. ‘Raccontare della morte di un uomo che non ha piegato la testa al potere mafioso – continuano – per fedeltà a Cristo e ai fratelli annunzia con linguaggio ecclesiale che l'unica signoria nella storia è quella del Signore Gesù Crocifisso, da cui hanno inizio la libertà del cristiano e la liberazione da ogni sistema di potere che opprime l'uomo e, nel nostro caso, dal potere mafioso, pericolosamente intriso di ambiguo ateismo devoto’.

Domenica 18 Settembre

Sabato 17 Settembre 2011 11:59

XXV domenica del tempo Ordinario

xxv_domenica«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna»: così si apre la parabola di Gesù che oggi ascoltiamo. È una parabola che, mentre rivela la distanza tra il pensiero di Dio e quello di noi uomini (cf. Is 55,8-9), ci invita a colmarla assumendo i sentimenti di Dio narrati da Gesù.

Il padrone della vigna si accorda con gli operai chiamati all’alba per il salario di un denaro al giorno; poi esce ancora a più riprese sulla piazza del paese e assolda altre persone che scorge disoccupate, rispettivamente alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque del pomeriggio. Con tutti quelli ingaggiati più tardi egli non pattuisce una paga precisa, ma si limita a dire loro: «Andate anche voi nella mia vigna, quello che è giusto ve lo darò». Parole strane in bocca a un proprietario terriero, parole che contrastano con la logica di mercato e attirano la nostra attenzione: quale sarà questo salario giusto?

Venuta la sera il padrone della vigna incarica il suo fattore di pagare gli operai «incominciando dagli ultimi fino ai primi». Quelli delle cinque del pomeriggio ricevono un denaro ciascuno, mentre a proposito degli altri lavoratori presi a partire dalle nove non si specifica nulla. «Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più»: è un calcolo umanissimo, che probabilmente molti di noi sottoscriverebbero, ma è un atto di presunzione che dimentica quanto il padrone aveva pattuito con loro. La realtà invece è un’altra: «Anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno», come da accordo…

Ma nel ritirare il loro salario gli operai della prima ora non riescono a celare il loro disappunto. Essi però non hanno il coraggio di esprimere il loro dissenso mediante una parola franca e leale, ma mormorano contro il padrone. Già questa forma di «comunicazione» è sintomo di una doppiezza interiore, di un cuore diviso che porta ad avere labbra doppie (cf. Sal 12,3; 119,10.13), perché – come rivelato da Gesù – «la bocca parla dalla pienezza del cuore» (Mt 12,34). Quanto al contenuto della loro lamentela, è ispirato alla logica perversa del paragone, del confronto con gli altri: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». Ciò che non riescono a sopportare non è tanto la mancata corrispondenza tra lavoro compiuto e ricompensa, quanto l’uguaglianza del trattamento ricevuto, il pensiero che altri venuti dopo siano stati oggetto della benevolenza del padrone: «tu li hai fatti uguali a noi», essi dicono letteralmente…

Notizie dell’Arcidiocesi di Agrigento

Giovedì 15 Settembre 2011 09:30

Agrigento 12.09.2011

ecclesie Al fine di provvedere alle necessità pastorali dell’Arcidiocesi di Agrigento, mons. Francesco Montenegro ha disposto i seguenti incarichi pastorali:

  • don Raimondo Sorintano, parrocco della parrocchia S.G.Giordano Ansalone di Raffadali;
  • don Giuseppe Carbone, parroco della parrocchia San Biagio di San Biagio Platani;
  • don Paolo Morreale parroco delle parrocchie, San Paolo, B.M.V. del Cotturo e S.Maria La Vetere di Licata;
  • don Giuseppe Veneziano, parroco della parrocchia Madonna del Rosario di Aragona;
  • don Giuseppe Scozzari, parrocco della parrocchia Madonna della Catena di Agrigento;
  • don Saverio Taffari, parroco della parrocchia Santa Maria Assunta di Caltabellotta;
  • don Daniele Nicosia, parroco della parrocchia San Francesco di Paola di Agrigento.

Colletta nazionale Carestia Corno d'Africa

Lunedì 12 Settembre 2011 14:47

Pace, perdono, riconciliazione: la Chiesa Usa per l'11 settembre

Domenica 11 Settembre 2011 07:29

torri_gemelle “La Chiesa cattolica ricorda”, si intitola così la sezione web della Chiesa Usa per ricordare i 10 anni dell’11 settembre. E si apre con una riflessione spicciola: “911. Per anni, questi numeri hanno significato semplicemente una chiamata al Pronto Intervento. Ora, essi ci ricordano anche l’11 settembre 2001, la data del peggior attacco terroristico agli Stati Uniti d’America ed uno dei giorni più tristi per la nazione americana”. Perdono, pace, riconciliazione, sono le tre parole-chiave che la Chiesa cattolica degli Stati Uniti lancia come slogan. Il tema principale proposto per omelie e riflessioni e: “la sfida del perdono”.

“Bisogna consegnare al Signore la nostra rabbia ed il nostro desiderio di vendetta – scrivono i presuli i – perché è compito di Dio, non nostro, punire coloro che hanno commesso del male. Non dobbiamo essere vendicativi, ma dobbiamo perdonare”. E “perdonare un altro non significa assolverlo dalle sue responsabilità”, perché “la misericordia non esclude la giustizia o la necessità di conversione, ma apre un cammino di carità che le incoraggia e le promuove entrambe”. “Finché noi crediamo nel potere e nella misericordia di Dio – si legge nel sito Internet – avremo sempre la speranza”. E ancora: i vescovi ricordano che “siamo tutti peccatori, tutti abbiamo commesso del male. Eppure, Dio ci perdona e quindi anche noi dobbiamo perdonare gli altri”, poiché “Dio non ci perdona in quanto ce lo meritiamo, ma perché “è misericordioso”. Certo, ammettono i presuli, è più facile perdonare uno sgarbo o una piccola dimenticanza accaduta nella vita quotidiana, piuttosto che coloro che hanno perpetrato gli attacchi dell’11 settembre, considerati “avvenimenti troppo terribili da perdonare”.

Eppure, è proprio qui che si rivela “la grande saggezza di Gesù”, perché “il perdono libera colui che lo mette in pratica dal fardello corrosivo della rabbia e dell’odio”. Perdonando, “diventiamo capaci di vivere con la pace e con l’amore invece che con l’odio, che tutto distrugge”. Ma attenzione, sottolinea ancora la Chiesa statunitense: “Gesù non ci spinge semplicemente ad essere passivi di fronte al male. Dobbiamo ancora lavorare per proteggere gli innocenti e per fermare i responsabili dei crimini contro l’umanità. Ma allo stesso tempo, siamo chiamati a perdonare, perché il perdono richiede di affrontare le situazioni in modo positivo e amorevole, non con la paura o con l’odio”. “Perdonare non significa non agire”, sottolinea nuovamente la Chiesa statunitense, indicando, poi, i numerosi i passi che gli americani possono compiere con il sostegno della fede: pregare per porre fine alle violenze, digiunare per la pace e la giustizia, imparare meglio la dottrina cattolica sulla guerra e sulla pace, praticare il dialogo interreligioso, dare testimonianza di valori cristiani come il rispetto della vita e la tutela della dignità umana, porsi al servizio dei più bisognosi, essere solidale con chi soffre e sperare sempre nella grazia di Dio.”

Suggeriti, per la celebrazione della messa domenicale, la pace e la giustizia, con paramenti bianchi, o una messa del tempo di guerra, con paramenti viola, o una messa in suffragio dei defunti. Tra le intenzioni di preghiera quelle per tutte le vittime della violenza nel mondo, per la sicurezza dei militari e dei dipendenti pubblici, e per i leader di tutte le nazioni, “affinché lavorino insieme per la pace e per eliminare l’ingiustizia”.

FONTE http://www.korazym.org/

Domenica 11 Settembre

Domenica 11 Settembre 2011 07:24

XXIV domenica del tempo Ordinario

xxiv_domenicaSiamo sempre all’interno del capitolo 18 del vangelo secondo Matteo, nel quale Gesù rivolge ai suoi discepoli il cosiddetto «discorso ecclesiale», comunitario.

Non appena egli ha finito di esporre l’esigenza della correzione fraterna (cfr. Mt 18,15-20), Pietro gli chiede: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me?». Ovvero: c’è un limite al perdono? E, credendo di esagerare, avanza già una prima risposta: «Fino a sette volte?». No, ribatte Gesù, neanche questa misura abbondante è sufficiente, il perdono verso gli altri deve essere illimitato, sconfinato: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette», parole che ribaltano la logica vendicativa propria del risentimento umano: «Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settanta volte sette» (Gen 4,24).

Affinché tale comando si imprima nei cuori e nelle menti dei discepoli, Gesù narra loro una parabola che rivela come il perdono accordato a ciascuno di noi dal Padre celeste è il motivo e la misura del perdono reciproco: «Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi…». In questa storia tutto è inverosimile, ma proprio per questo essa è chiara nel suo significato, che urta contro ogni logica umana. C’è un servo, un funzionario di corte, che deve al suo re diecimila talenti: una somma spropositata, impossibile da rendere, in quanto equivale allo stipendio di cento milioni di giornate di lavoro! Minacciato dal suo signore di essere venduto insieme alla famiglia e a ciò che possiede, per saldare in minima parte questo enorme debito, egli si getta ai suoi piedi e lo supplica: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Allora il re prova compassione, cioè freme nelle sue viscere di misericordia, verbo che esprime il sentire profondo di Dio (cfr. Lc 15,20) – e, di riflesso, di Gesù (cfr. Mt 9,36; 14,4, ecc.) – per le situazioni di sofferenza e di peccato in cui l’uomo viene a trovarsi. È da questo sentire di Dio, il re della parabola, che discende il perdono incondizionato (ed economicamente folle) concesso al servo.

Viva Santa Rosalia

Martedì 06 Settembre 2011 08:24

Popolare partecipazione alla Santa Messa

È stata festeggiata a Racalmuto la Patrona Santa Rosalia. La storia di Santa Rosalia, come quelle di tutti i santi vissuti in epoche così lontane dalla nostra, è un misto di prove e leggende, di ricostruzioni e fede. La sua vita si muove tra Palermo e Santo Stefano Quisquina, tra palazzi principeschi e piccole grotte protette da monti, ed è la vita di una giovane che si dedica alla fede rinunciando a principi e lussi. Della sua breve esistenza si hanno poche cose certe: la grotta dove trascorre dodici anni, e quella in cui muore pochi anni dopo. Racalmuto Domenica 4 Settembre durante la Santa Messa pomeridiana nella Chiesa Madre ha ricordato, la Santa Patrona, con una solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arc. Don Diego Martorana.

Numerosa la presenza di fedeli di tutte le parrocchie.

Durante l’omelia Don Diego ha fatto un forte richiamo al bisogno di unità tra la comunità civile ecclesiale e familiare. Bisogno di relazioni improntate sulla comunione. “Oggi festa di Santa Rosalia celebrata di Domenica e con tutti i fedeli di Racalmuto. Essere fedeli è diverso di essere credenti. Il fedele segue le indicazioni per uno stato di vita. La fedeltà è una caratteristica costante del cristiano. Chi è fedele a Dio e fedele nei rapporti con gli altri. Stiamo  per iniziare un altro anno pastorale, Il Vescovo dopo il primo biennio dedicato alla comunione, a breve ci darà delle indicazioni per il secondo biennio che avrà come tema la missione. Siamo al terzo anno di esperienza dell’Unità Pastorale, credo che la COMUNIONE si va facendo strada. Molti operatori di pastorale, ormai vivono in questa logica. Si respira aria di unità, collaborazione ed unione. Il nostro paese ha bisogno di serenità, di relazioni improntate sul rispetto e sulla fiducia. Non si può vivere con la logica del sospetto e dei sospetti. Dice San Polo “”chi ama tutto scusa””, Non è facile avere tutti gli stessi sentimenti, facciamo in modo che in questo nostro pellegrinaggio terreno, la brocca dell’unità non abbia a rompersi. Possiamo avere dei momenti in cui emergono i difetti, ma cerchiamo di comprenderci a vicenda. Santa Rosalia oggi ci dice che nei fedeli di Racalmuto ci sono i germi della santità che devono attecchire. Che possiamo custodire questi sentimenti del cammino comunionale. La nostra deve essere una comunità che fa comunione e si mette in missione, per annunciare che Dio ci ama e dobbiamo amarci gli uni e gli altri. Così possiamo anticipare quel che saremo domani, uniti nel Signore nella Gloria eterna”

Dopo la S. Messa il simulacro della Santa è stato portato in processione per le vie del paese. Davanti all’immagine della Santa in Piazza L’Arciprete ha fatto l’atto di affidamento del paese alla Santa.

Vedi le foto

festa_santa_rosalia

Atto d’affidamento a Santa Rosalia

O Santa Rosalia
Patrona di Racalmuto e di tante altre Città della nostra amata terra di Sicilia;
Tu
Che scegliesti Gesù come unico tesoro della tua vita.
Allontana
Le nuove generazioni dall’idolatria del corpo, che li spinge a soddisfare gli istinti
senza tener conto della ragione illuminata dalla fede;
Difendi
Le nostre famiglie dalla tendenza a rompere il legame, perché al centro non c’è Dio,
ma il proprio io, che è il peggior nemico dell’uomo;
Suscita
Suscita nei giovani il desiderio di una vita casta;
Ricomponi
I legami spezzati a causa dell’odio e del rancore, dell’indifferenza,
nei quartieri – nelle famiglie – nei posti di lavoro – nelle comunità civili ed ecclesiali;
Dona
Al nostro paese prosperità e pace
Sostieni
I tanti cercatori di Dio, nell’arduo cammino della santità, perché il nostro paese possa arricchirsi dei valori morali e spirituali, che sono il vero patrimonio da difendere a d’affidare alle generazioni future. Amen

Santa Rosalia

Venerdì 02 Settembre 2011 12:13
santa_rosalia
Nella Parrocchia Madonna del Carmelo
per la Festività ricorrente
NON CI SARA' LA S. MESSA ALLE ORE 19,00
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