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Novembre 2013

Il Vescovo incontra il gruppo Gesù di Nazaret

Martedì 26 Novembre 2013 12:35

Don Franco ha esortato a vedere Cristo nel fratello che ha bisogno.

incontro_vescovo Sabato 9 novembre 2013 il gruppo “Gesù di Nazaret” ha vissuto un momento di grande emozione grazie all’incontro con il vescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, tenutosi al centro Padre Arrigo di Racalmuto.

Invitato dal gruppo già nel 2010, in occasione di una visita al Seminario di Agrigento, il Vescovo è riuscito, tra i numerosi impegni che gravano su di lui, ad essere presente nel giorno in cui il gruppo ha festeggiato il suo sesto anno di vita, per parlare di missione, sacerdozio e valori di cui deve essere portatore il vero cristiano.

Con parole veramente toccanti e con un tono ora autorevole ora amichevole, ha invitato i membri del gruppo a vivere la propria esistenza nel mondo del lavoro, nella famiglia, nella società da veri cristiani, cioè con una maggiore apertura verso gli altri che sia da esempio per tutti. Spesso, dopo il segno della pace in Chiesa, non salutiamo neanche chi era seduto accanto a noi durante la celebrazione liturgica. Perché non rivolgere un saluto da cristiano a chi prima non si conosceva? Un semplice “ciao” potrebbe cambiare la vita o quantomeno i rapporti sociali tra persone di diverse origini ed etnie. La messa, poi, è un momento focale nella vita di un buon cristiano: la domenica un amico di nome Gesù ci invita a pranzo, prepara la tavola, il pane e il vino e poi noi non ci presentiamo. Al momento della Consacrazione, poi, il Vescovo ha notato che molti non alzano lo sguardo, invece ci invita ad alzare gli occhi per essere testimoni dell’avvenuto spezzare del pane. L’invito è di vedere Cristo nel fratello che ha bisogno, essere caritatevoli e aprire il nostro cuore.

Abbiamo vissuto un momento di alta commozione quando don Franco, come gradisce essere chiamato, ci ha raccontato l’esperienza di Lampedusa: uomini, donne e bambini riemersi grazie ai sommozzatori, chiusi dentro sacchi di plastica senza un nome né un affetto vicino. Sono momenti in cui vien da pensare: “ma Dio, dov’è?  E’ possibile che si sia distratto?” Poi, guardando bene, lo troviamo nelle lacrime dei poliziotti e dei vigili del fuoco, negli abitanti di quella piccola isola del Mediterraneo che hanno aperto le porte delle loro case per offrire cibo, coperte, riparo ai sopravvissuti, dando un grandissimo esempio di umanità, nobiltà d’animo e cristianità.

L’incontro, che, per lo spessore e l’autorevolezza delle parole e per la capacità del nostro ospite di sentirsi uno di noi, è sembrato durare solo un attimo, si è concluso con un momento di convivialità che don Franco ha condiviso con il gruppo con il suo modo di essere ora serio ora gioviale.

Grazie Vescovo! Questa esperienza resterà sempre viva nei nostri cuori.

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Abbiamo creduto all’Amore

Mercoledì 13 Novembre 2013 08:40

Gruppo Gesù di Nazaret: Continua la lettura della Lumen Fidei

“Abbiamo creduto all’Amore

- Fede non è solo guardare a Gesù ma guardare dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi -

SGUARDO_DI_gESuL’incontro del Gruppo Gesù di Nazaret del 3 novembre 2013, a prosecuzione e sviluppo di quello precedente, ha avuto come tema di approfondimento il primo capitolo dell’Enciclica Lumen Fidei dal titolo Abbiamo creduto all’Amore”. In esso viene ripercorsa la storia della Fede, dalla chiamata di Abramo e del popolo di Israele fino ad arrivare alla Risurrezione di Cristo e al mandato della Chiesa.

Se l’intera Lumen Fidei dà importanza a quel legame tra Fede e Amore inteso come il grande Amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi con cui vedere e vivere la realtà, nondimeno anche il capitolo in oggetto sottolinea e rimarca l’asserzione fondamentale dell’Enciclica secondo cui <<non c’è fede senza amore e  non c’è amore senza fede>>.

La figura biblica che campeggia in questo primo capitolo è quella di Abramo, che diviene testimonianza luminosa e spiegazione vivente che la Fede è ascolto della Parola di Dio ed è al contempo chiamata ad uscire dal proprio “io isolato” per aprirsi ad una vita nuova e promessa del futuro, che rende possibile la continuità del nostro cammino nel tempo.

La fede è legata all’ascolto; Abramo non vede Dio, ma sente la sua voce. La fede è la risposta di Abramo a una Parola che interpella personalmente, la risposta ad un Dio che lo chiama per nome. La fede è affidamento all’Amore misericordioso di Dio, che sempre accoglie e perdona; è disponibilità a lasciarsi trasformare dalla chiamata di Dio, è <<un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi a Lui per vedere il luminoso cammino dell’incontro fra Dio e gli uomini, la storia della salvezza>>.

La fede è connotata anche dalla paternità, perché il Dio che ci chiama non è un Dio estraneo, ma è Dio Padre, la sorgente di bontà che è all’origine di tutto e che sostiene tutto. Ed è a questo punto che il discorso sulla Fede di Abramo si sposta naturalmente al popolo di Israele: la Fede, come prende la singola persona, così coinvolge l’intero popolo di Israele, è una grande sfida per tutti e per ciascuno che pone nella condizione di scelta tra l’affidarsi a Dio o l’affidarsi  agli idoli.

Il capitolo si sofferma, poi, sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre ad una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede: “nella contemplazione della morte di Gesù, infatti, la fede si rafforza”, perché Egli vi rivela il suo amore incrollabile per l’uomo. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile e degno di Fede”, attraverso il quale Dio opera veramente nella storia e ne determina il destino finale. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in Gesù: “la partecipazione al suo modo di vedere”. La fede, infatti, non solo guarda a Gesù, ma guarda anche dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi. Usando una similitudine, il Papa spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi”, così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto nelle cose di Dio e Gesù è colui che ci spiega Dio. Per questo, crediamo a Gesù quando accettiamo la sua Parola, e crediamo in Gesù quando Lo accogliamo nella nostra vita e ci affidiamo a Lui. La sua incarnazione, infatti, fa sì che la fede non ci separi dalla realtà, ma ci aiuti a coglierne il significato più profondo.

Grazie alla Fede, l’uomo si salva, perché si apre a un Amore che lo precede e lo trasforma dall’interno. lo costituisce  “una creatura nuova”, gli dona “un nuovo essere filiale” che lo rende “figlio nel Figlio”. È questo il dono meraviglioso e umanamente impensabile che la fede regala al credente; è questa l’azione propria dello Spirito Santo! “Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito”. Fuori dalla presenza dello Spirito, è impossibile riconoscere il Signore per questo motivo l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale e la fede si confessa all’interno del corpo della Chiesa, come comunione concreta dei credenti. I cristiani sono “uno” senza perdere la loro individualità e nel servizio agli altri ognuno guadagna il proprio essere. Perciò la fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva, ma nasce dall’ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio, un annuncio di salvezza.

Festa Madonna delle Grazie 2013

Martedì 12 Novembre 2013 14:41

Festa Madonna della Rocca 2013

Domenica 03 Novembre 2013 22:24
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