mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi68
mod_vvisit_counterSettimana2192
mod_vvisit_counterMese corrente8657

Today: Giu 24, 2017
I più letti del mese
Area Riservata



Dicembre 2013

Vi Trasmetto quello che ho ricevuto

Venerdì 20 Dicembre 2013 19:13

Gruppo Gesù di Nazaret: lettura della Lumen Fidei

“Chi si è aperto all’amore di Dio non può tenerlo per sé”; “Chi crede non è mai solo, sperimenta l’amore, partecipa dei sacramenti, forma una comunità viva e feconda”.

gesu Il terzo capitolo dal titolo Vi trasmetto quello che ho ricevuto è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il Papa. La luce di Gesù brilla sul volto dei cristiani e così si diffonde, si trasmette nella forma del contatto, come una fiamma che si accende dall’altra, e passa di generazione in generazione, attraverso la catena ininterrotta dei testimoni della fede. Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù.  Inoltre, diventa impossibile credere da soli, perché la fede non è un’opzione individuale, ma apre l’io al noi ed avviene sempre all’interno della comunione della Chiesa. C’è, però, un mezzo speciale con cui la fede può trasmettersi: sono i Sacramenti, in cui si comunica “una memoria incarnata”.

Il Papa cita innanzitutto il Battesimo – sia dei bambini sia degli adulti, - che ci ricorda che la fede non è opera dell’individuo isolato, un atto che si può compiere da soli, bensì deve essere ricevuta, in comunione ecclesiale. Nessuno battezza se stesso, spiega la Lumen Fidei. Inoltre, poiché il bambino battezzando non può confessare la fede da solo, ma deve essere sostenuto dai genitori e dai padrini, ne deriva l’importanza della sinergia tra la Chiesa e la famiglia nella trasmissione della fede.

In secondo luogo, l’Enciclica cita l’Eucaristia, nutrimento prezioso della fede, atto di memoria, attualizzazione del mistero e che conduce dal mondo visibile verso l’invisibile, insegnandoci a vedere la profondità del reale.

Il Papa ricorda poi la confessione della fede, il Credo, in cui il credente non solo confessa la fede, ma si vede coinvolto nella verità che confessa; la preghiera, il Padre Nostro, con cui il cristiano incomincia a vedere con gli occhi di Cristo; il Decalogo, inteso non come un insieme di precetti negativi, ma come insieme di indicazioni concrete per entrare in dialogo con Dio, lasciandosi abbracciare dalla sua misericordia  verso la pienezza della comunione con Dio.

Infine, il Papa sottolinea che la fede è una perché uno è il Dio conosciuto e confessato, perché si rivolge all’unico Signore, ci dona l’unità di visione, ed è condivisa da tutta la Chiesa, che è un solo corpo e un solo Spirito. Dato, dunque, che la fede è una sola, allora deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrità: l’unità della fede è l’unità della Chiesa. Inoltre, poiché l’unità della fede è quella di un organismo vivente, essa può assimilare in sé tutto ciò che trova, dimostrando di essere universale, cattolica, capace di illuminare e portare alla sua migliore espressione tutto il cosmo e tutta la storia. Tale unità è garantita dalla successione apostolica.

Gruppo Gesù di NAZARET: lettura della Lumen Fidei

Lunedì 02 Dicembre 2013 15:36

Se non crederete, non comprenderete

Dio è luminoso e può essere trovato da coloro che lo cercano con cuore sincero

papa_bergoglioNel secondo capitolo della Lumen Fidei,  dal titolo “Se non crederete, non comprenderete” il Papa dimostra lo stretto legame tra fede e verità, la verità affidabile di Dio, la sua presenza fedele nella storia.

Inizia con le parole di Isaia al re Acaz dove egli esorta a comprendere le vie del Signore, trovando nella fedeltà di Dio il piano di saggezza che governa i secoli. Il testo di Isaia porta a una conclusione l’uomo ha bisogno di conoscenza, di verità. La fede senza verità non salva , scrive il Papa,  non rende sicuri i nostri passi. Ed oggi, data la crisi di verità in cui viviamo è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è vero perché funziona. Oggi si guarda con sospetto alla verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale, perché la si associa erroneamente alle verità pretese dai totalitarismi del XX secolo. Ciò comporta però il grande oblio del mondo contemporaneo che,  a vantaggio del relativismo, dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, la domanda su Dio.

La Lumen Fidei  sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso non come “un sentimento che va e viene”, ma come il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà. Se, quindi, la fede è legata alla verità e all’amore, allora amore e verità non si possono separare, perché solo l’amore vero supera la prova del tempo e diventa fonte di conoscenza. E poiché la conoscenza della fede nasce dall’amore fedele di Dio, verità e fedeltà vanno insieme. La verità che ci dischiude la fede è una verità incentrata sull’incontro con Cristo incarnato, il quale, venendo tra noi, ci ha toccato e donato la sua grazia, trasformando il nostro cuore.

fedeA questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione sul dialogo tra fede e ragione, sulla verità nel mondo di oggi, in cui essa viene spesso ridotta ad “autenticità soggettiva”. Invece, se la verità è quella dell’amore di Dio, allora non si impone con la violenza, non schiaccia il singolo. Per questo, la fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta alla convivenza ed al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi: in quello della scienza, perché risveglia il senso critico e allarga gli orizzonti della ragione, invitando a guardare con meraviglia il Creato; nel confronto interreligioso, in cui il cristianesimo offre il proprio contributo; nel dialogo con i non credenti che non cessano di cercare,  perché Dio è luminoso e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero. Chi si mette in cammino per praticare il bene, sottolinea il Papa, si avvicina già a Dio.

Infine, la Lumen Fidei  parla della teologia ed afferma che essa è impossibile senza la fede, poiché Dio non  è un semplice “oggetto”, ma è Soggetto che si fa conoscere. La teologia è partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso; ne consegue che essa deve porsi al servizio della fede dei cristiani e che il Magistero ecclesiale non è un limite alla libertà teologica, bensì un suo elemento costitutivo perché esso assicura il contatto con la fonte originaria, con la Parola di Cristo.

Il gruppo “Gesù di Nazaret” anima la veglia in onore di San Giovanni Bosco

Lunedì 02 Dicembre 2013 15:29

“Essere cristiani aperti, autentici e fedeli allo spirito della Chiesa.”

Il gruppo Gesù di Nazaret l’8 novembre scorso, in occasione dell’arrivo delle reliquie di San Giovanni Bosco ha sperimentato la gioia di accogliere nella Chiesa  Maria Ausiliatrice di Canicattì il “Santo dei giovani” animando la Veglia, andata avanti tutta la notte con la staffetta  di gruppi e movimenti che si sono alternati a custodire l’Urna, con canti e preghiere.

donbosco4 Non sono mancate le riflessioni sulla Parola alla luce del vissuto di San Giovanni Bosco, quel Santo che :

“…decise di scendere per le strade della sua città e osservare in quale stato di degrado fossero i giovani del tempo. Incontrò così i ragazzi che, sulla piazza di Porta Palazzo, cercavano in tutte le maniere di procurarsi un lavoro. Di questi giovani molti erano scartati perché poco robusti e in poco tempo costretti a finire presto sottoterra. Le statistiche confermano che in quel tempo ben 7184 fanciulli sotto i dieci anni erano impiegati nelle fabbriche. In piazza San Carlo, Don Bosco poteva conversare con i piccoli spazzacamini, di circa sette o otto anni, che gli raccontavano il loro mestiere e i problemi da esso generati. Erano molto rispettosi nei confronti del sacerdote che li difendeva molto spesso contro i soprusi dei lavoratori più grandi che tentavano di derubarli del misero stipendio. Insieme a Don Cafasso cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, rosicchiati dagli insetti e desiderosi di mangiare anche un misero tozzo di pane. Dopo diversi giorni di antagonismo, i carcerati decisero di avvicinarsi al sacerdote, raccontandogli le loro vite e i loro tormenti. Don Bosco sapeva che quei ragazzi sarebbero andati alla rovina senza una guida e quindi si fece promettere che, non appena essi fossero usciti di galera, lo avrebbero raggiunto alla chiesa di San Francesco ...”.

donbosco1 L’esperienza di quella notte in preghiera, alla presenza di Gesù Sacramentato e nel ricordo del Santo, ha reso ancor più vivo in ciascuno dei componenti del gruppo “Gesù di Nazaret” il desiderio di poter vivere  ed operare in unità di intenti e di preghiera con San Giovanni Bosco, per essere ogni giorno, con l'aiuto dell'Ausiliatrice, cristiani aperti , autentici e fedeli allo spirito della Chiesa.

La tappa a Canicattì è stata una delle tappe previste dal tour mondiale in preparazione al bicentenario della nascita di Don Bosco, iniziato il 25 aprile 2009 e che si concluderà il 31 gennaio 2015.

 

Nonostante l'attenta revisione dei contributi pubblicati, ecclesiaracalmuto.it non è responsabile di ciò che è presente nei documenti e di cui si assume la responsabilità ciascun autore. Chiunque dovesse trovare eventuali inesattezze è pregato di segnalarlo allo Staff. Questo sito è stato realizzato nel rispetto delle leggi sul copyright per cui chiunque dovesse riscontrare la presenza di materiale proprio o si dovesse ritrovare fotografato, lo comunichi e, qualora lo desiderasse, provvederemo a rimuoverlo immediatamente. Grazie.