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Aprile 2016

Incontri Gruppo Gesù di Nazareth

Lunedì 11 Aprile 2016 06:45

Le opere di misericordia spirituali


logo_giubileoNell’incontro di domenica 28 febbraio il gruppo Gesù di Nazaret ha intrapreso lo studio delle opere di misericordia.

Si tratta di quelle azioni umane  caritatevoli con cui soccorriamo il nostro prossimo nelle necessità spirituali e corporali, che ci permettono di cancellare la pena compiendo la volontà di Dio. Esse ci consentono, inoltre, di avanzare nel nostro cammino verso il cielo rendendoci più simili a Gesù.

Delle opere di misericordia spirituali troviamo la fonte nella Bibbia e negli insegnamenti di Gesù.

La prima tra queste è consigliare i dubbiosi: far emergere la risposta che è nel cuore di chi ha il dubbio, suggerendo delle possibilità a cui non aveva pensato. Il consigliere deve immedesimarsi nella sofferenza dell’altro senza forzare la sua volontà o convincerlo in qualche modo; il consigliato, d’altro canto, pur fidandosi del suo fratello, deve scegliere autonomamente.

La seconda opera prevede di insegnare agli ignoranti: evangelizzare la parola di Dio con il presupposto di conoscere le scritture, avere la fiducia della grazia ed essere docili al suo servizio.

La terza opera di misericordia spirituale, ammonire i peccatori, si riferisce al difficile, seppur necessario, compito di correggere i fratelli nell’errore; la correzione fraterna deve essere effettuata con umiltà e dolcezza, e, alla fine, essa gioverà sia a chi la riceve che a chi la effettua.

Anche il consolare gli afflitti rappresenta per i cristiani un dovere morale. Sull’esempio di Dio Padre, che consola il suo popolo con la sollecitudine di un pastore e con la tenerezza di una madre, noi tutti siamo tenuti ad aiutare i fratelli  a superare situazioni di  profondo dolore e tristezza.

A maggior ragione, come popolo di Dio, abbiamo il dovere di perdonare le offese. Gesù stesso ha detto: “Amate i vostri nemici  e pregate per i vostri persecutori”. Solo perdonando chi ci ha offeso potremo godere del perdono celeste.

La nostra saggezza deve inoltre guidarci nel sopportare pazientemente le persone moleste, cercando di dominare le nostre emozioni di fronte a persone e situazioni poco piacevoli.

L’ultima, ma non meno importante, opera di misericordia spirituale è pregare Dio per i vivi e per i morti. Noi tutti, membri della chiesa peregrinante, dobbiamo pregare Dio oltre che per i fratelli in vita, anche per le anime dei defunti (chiesa purgante) affinchè  un giorno possiamo contemplare insieme, come chiesa trionfante, il volto del Padre Nostro.
Lucia Cino

Le opere di misericordia corporali
(
Incontro del 20 marzo 2016)

Nell’anno dedicato al Giubileo della Misericordia, in quanto cristiani e membra vive della Chiesa, dobbiamo fermarci a riflettere su quelle che sono le opere di misericordia corporali e su come attivarci quotidianamente affinché la nostra vita, ogni nostro piccolo gesto, ogni nostro piccolo pensiero,  ogni nostra piccola azione  siano  sempre testimonianza della presenza di Dio e del suo incommensurabile Amore verso tutti gli uomini, nostri fratelli.

Cominciamo con il ricordare quali sono le opere di misericordia corporali ricorrendo come punto di riferimento a quello che ha detto Gesù in MT 25, 31-46; queste sono sette e sono in ordine:

  1. Dare da mangiare agli affamati
  2. Dare da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i pellegrini
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7. Seppellire i morti.

Ciascuna di queste opere di misericordia corporali ha un’importanza fondamentale nella vita di ogni cristiano; non si limitano semplicemente nel fatto naturale di pietà e commiserazione che nasce naturalmente dal cuore dell’uomo nei confronti di un fratello più povero o differente ma diventano un atto di accoglienza, condivisione, solidarietà, compartecipazione, divisione delle cose, comunione con l’Altro.

La Misericordia deve diventare costume di vita e non gesto occasionale per tenere silenziose le nostre coscienze; non deve portarci semplicemente ad offrire del cibo, dell’acqua o dei vestiti che abbiamo in più ma deve portarci a condividere quello stato di cose che vive il fratello più sfortunato: dobbiamo, insomma, fare riferimento a quella misericordia che Cristo ha verso gli uomini e che è stata e continua ad essere la condivisione.

Avere Misericordia non significa solo condivisione ma anche accoglienza e solidarietà; ecco perché il cristiano è chiamato in primis a diffondere la cultura dell’accoglienza con quelli che sono i nuovi “pellegrini” della storia: immigrati, profughi, disperati, emigrati, uomini e donne che non sono solo “portatori di bisogni” , bisognosi di un alloggio ad esempio, ma “portatori di valori”, usi, tradizioni che diventano fonte di ricchezza per la comunità che li accoglie, che da loro un alloggio e che così diventa solidale.

Visitare gli infermi, i carcerati, seppellire i morti spesso diventano delle azioni quasi passate nel dimenticatoio della vita frenetica quotidiana. Ma è proprio in questi posti di solitudine, morte, rabbia, sofferenza, abbandono che Gesù dà appuntamento ai cristiani. Nei cimiteri, nel  seppellire i morti Gesù si fa presente e ci ricorda che anche la morte deve essere accolta alla luce della fede cristiana quella Fede che ci dice che la nostra opera di misericordia verso i fratelli che hanno lasciato la vita terrena altro non è che un atto di passaggio, un accompagnarli al loro incontro definitivo con Dio.

In qualsiasi cosa che facciamo o viviamo in quanto cristiani possiamo trovare opere di misericordia corporali e/o spirituali. Nella visita ad un ammalato o ad un carcerato c’è un’enorme atto di accoglienza e solidarietà;  quell’accoglienza e solidarietà che porta alla comunione con i fratelli che è il passaggio necessario verso la comunione definitiva e gloriosa con Dio. E in questo incontro con Dio saremo giudicati sull’amore e sui modi che abbiamo avuto per esercitare la carità fraterna che sta alla base del messaggio di Gesù:”Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Patrizia Melone


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